RECENSIONE – Io

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Sam, una giovane scienziata sopravvissuta in una Terra postapocalittica, cerca di scoprire come gli esseri umani possano adattarsi e sopravvivere sul pianeta anziché abbandonarlo. Quando l’ultimo shuttle è in procinto di partire alla volta di una colonia lontana, la determinazione di Sam viene messa in crisi dall’arrivo di un altro sopravvissuto, Micah. A questo punto deve decidere se lasciare la Terra insieme a lui per raggiungere gli altri superstiti e iniziare una nuova vita, oppure restare e lottare per la sopravvivenza sulla Terra.

Poche location, pochi attori, poche battute e poche spiegazioni, questo è IO, il nuovo drama a tinte leggermente sci-fi/post-apocalittico che incarna molto più un messaggio di tipo ambientalista che uno più classico della fantascienza.

Se vi aspettate un post-apocalittico pieno di tensione ed azione allora avete sbagliato film. Si gioca più sui personaggi, niente spiegazioni, solo qualche nozione ed la pellicola che ti spiega com’è ridotta la Terra solo con le immagini. Qualcuno potrebbe dire che senza spiegazioni la caratterizzazione è nulla, e quindi non comprendi cosa succede, ma in realtà quello che i protagonisti ci trasmettono basta e avanza.

In realtà piccoli frammenti di spiegazioni ci sono, ma servono solo inizialmente per introdurre l’ambientazione. La spiegazione iniziale fa capire quanto basta sull’ambientazione, e la nostra protagonista è lì, rimasta sulla Terra, convinta dal padre, perché la soluzione non è scappare dalla propria casa, ma rimanere e cercare di guarire la Terra, ma sopratutto evolvere.

Si capisce che il messaggio è un rimando ai guai che porta il cambiamento climatico, infatti le paesaggistiche che mostrano la città nel mare di nebbia tossica ricordano molto uno specchio di come sarà la società una volta che verrà inglobata dalle acque degli oceani per via dello scongelamento delle calotte polari

Il bello è che a tratti pare un cinema più puro, dove il preambolo ti introduce in quel mondo, che già con messa in scena e fotografia ha tutto quello che gli serve per caratterizzarsi. Non sai nemmeno in che parte del mondo sta la protagonista, ma non importa. Il personaggio ci viene presentato come già parte di quel mondo, una eroina della scienza innamorata di un uomo a milioni di chilometri di distanza, trasferitosi sulla stazione spaziale che orbita attorno a IO, una delle lune di Giove, e combattuta fra il raggiungerlo per partire alla volta delle stelle, e restare li dove è stata istruita dal padre e curare la Terra.

Quando ad un tratto il secondo attore di questo spaccato di un mondo tanto familiare quanto estraneo arriva, rappresenta l’elemento di sconvolgimento, che rompe la solitudine e permette ad una serie di nuove riflessioni di introdursi in lei, perfino il desiderio carnale. Forse non c’è più modo di salvare la Terra. Forse tutto quello che le rimane è scappare, come ha fatto chiunque altro.

Ma la sua teoria è forte in lei, la Terra non è morta, non ci ha cacciati ed il finale incarna a pieno questo significato. IO è un film che non ha bisogno di soffermarsi a spiegarti le cose, ti chiede solo di guardarlo e cercare di capire. E’ una pellicola che ti invita a riflettere, magari non molto, magari non eccessivamente, ma quel che basta, e per questo è un buon esempio di settima arte.