RECENSIONE – Iron Fist (stagione 2)

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A seguito di una visione ininterrotta parliamo della seconda stagione di Iron Fist.

Dopo che la prima stagione si è assestata come quella che ha ricevuto critiche meno omogenee fra tutte le serie che compongono il micro-universo Marvel portato avanti dalla piattaforma di streaming Netflix, la seconda stagione ha avuto l’ingrato compito di risollevare la reputazione di questa serie, a seguito anche di una buona apparizione in The Defenders ed una eccellente nella seconda stagione di Luke Cage.

Quindi alla fine della visione qual è il verdetto? La seconda stagione di Iron Fist riesce, anche se a piccoli passi, a distanziarsi dalle varie cose che non hanno convinto nella prima stagione, e mostrare quindi coreografie molto più elaborate, una narrazione su più livelli ben architettata, una serie di personaggi carismatici portati in scena da altrettanto carismatici attori, ed infine a dar maturità alle situazioni.

La serie non ha più l’onere di rappresentare l’ultimo capitolo prima di un crossover, quindi ha potuto concentrarsi molto di più sullo sviluppo interno della stessa. Non che La Mano, storico nemico dell’immortale Iron Fist non fosse stata una grande minaccia, ma qui si percepisce una chiave di lettura più personale, meno espansiva e quindi anche più semplice, ma non per questo meno incisiva. L’unica pecca che si potrebbe trovare, se non si conta il nome della serie, è che la storia alle volte pare concentrarsi di più su Coleen, interpretata da una sempre eccellente Jessica Henwick, e la sua evoluzione, cosa che però porta alla ricetta di questa serie un personaggio femminile che non solo è di spicco, ma che diventa molto di più che una semplice co-protagonista, assumendo per un attimo anche il ruolo di guida per il suo amato Danny.

Degni di nota anche gli archi narrativi di personaggi come Joy (Jessica Stroup) e Ward (Tom Pelphrey), che in questa stagione si scambiano i ruoli, per così dire, e catturano con una storia di oscurità e redenzione, di risentimento e desiderio di riscatto. La new entry Mary Walker, interpretata alla grande da Alice Eve, porta alla serie anche qualcosa di nuovo che esula dal contesto orientaleggiante fatto di katana, ciotole rituali e arti marziali, ma la persona che certamente ruba la scena, oltre naturalmente alla Henwick ed un eccellente Simone Missick di ritorno nei panni del Detective Knight, è l’antagonista.

Naturalmente, con la sconfitta de La Mano e la promessa fatta a Daredevil, il nemico appare essere lo squilibrio di potere lasciato dopo la morte della potente organizzazione, e le altre bande in lotta per contendersi il territorio, ma è solo una facciata.

Davos è il principale nemico di questa nuova stagione, e riesce bene nel personaggio che non solo è invidioso di Danny, in quanto a suo dire gli ha rubato ciò che era suo di diritto, ma porta in scena anche l’ambiguità del vigilante in modo eccellente, mostrandosi si come una versione oscura di Danny Rand, ma anche come un anti-eroe con cui è semplice immedesimarsi. Alcuni momenti di flashback ci mostrano come sia cresciuto il rapporto fra i due allievi di Kunlun, di come Davos cresca come amico ma anche come invidioso di Danny, e da un buonissimo punto di vista a noi spettatori per comprendere al meglio il rapporto fra i due.

Purtroppo non posso andare oltre senza fare spoiler, quindi terminerò semplicemente dicendo che la seconda stagione di Iron Fist è certamente un prodotto da non perdere. Divertente, d’intrattenimento, rappresentata in modo maturo ma con una buona parte di ispirazione fumettistica, senza però chinare il capo al puro fan-service. Una serie che certamente, se le permetti di coinvolgerti, la berrete in poco tempo come un bicchiere d’acqua fresca in una giornata torrida.