RECENSIONE – Jojo Rabbit (NO SPOILER)

Presentato al Torino Film Festival, dopo aver visto Jojo Rabbit, ed essermi asciugato le lacrime, e averci pensato un paio di giorni, mettiamoci comodi e vediamo di cos’è stato capace Taika Waititi, che dopo essersi presentato al grande pubblico con il film Marvel più autoriale degli ultimi anni, torna alla carica con una necessaria, sconvolgente e intelligentissima satira contro il nazismo, l’odio e l’oppressione.

Il film approderà nelle sale il 16 gennaio, e spero che tutti voi siate abbastanza curiosi da andare a vederlo in sala, ma se così non fosse allora spero che le mie parole possano catturare non solo la vostra curiosità, ma anche la vostra attenzione.

Jojo Rabbit parla di Jojo Betzler, un bambino tedesco di dieci anni, nato e cresciuto nella Germania nazista, fanatico del Reich e “fan” della figura del Führer, che non vede di dare la caccia agli ebrei. Tutto ciò senza sapere il perché voglia fare queste cose, e un’analisi interiore inizierà quanto incontrerà Elsa, una ragazza ebrea che sua madre nasconde in casa.

Sin da questa premessa Waititi mostra l’ipocrisia, la falsità, la follia del nazismo che appare inevitabilmente ridicolo, all’interno di una pellicola sopra le righe, completamente fuori di testa, con straordinari momenti comici (spesso anche no-sense) e anche struggenti momenti drammatici. Perché il regista neozelandese distrugge il nazismo in quanto folle, irrazionale e lunatico, ma è anche temibile: il nazismo sarà per folli, per lunatici, ma è sempre terrificante, in quanto ha portato alla morte più di sei milioni di persone. Tutto ciò Waititi ce lo racconta con la sua visione di Adolf Hitler, da lui stesso meravigliosamente interpretato; sopra le righe, stupido, ma incredibilmente temibile quando lo vediamo inveire contro il povero Jojo esattamente come era noto fare nei suoi folli discorsi alla folla.

Una folla senza la quale il nazismo non potrebbe esistere, in quanto la svastica, il logo delle SS, sono solo simboli, e questi senza un popolo alle spalle non hanno significato. Waititi ce lo racconta attraverso la il genere cinematografico più lontano da questa tematica: la commedia.

Registicamente parlando siamo a dei livelli altissimi. Abbiamo un Waititi che racconta questo tipo di storia, e di ambiente, con un linguaggio ed un’estetica molto alla Wes Anderson, soprattutto nella costruzione di determinate e fantastiche inquadrature, rese tali non solo dalle scenografie e dalle posizioni dei personaggi nel quadro, ma soprattutto grazie ad una fotografia coloratissima, pop, fumettosa, che però in qualche modo risulta essere perfetta per rappresentare l’orrore del nazismo.

Volendo anche più del banale, seppur di enorme impatto, bianco e nero di Schindler’s list.

Taika Waititi and Roman Griffin Davis in Jojo Rabbit (2019)
Jojo (Roman Griffin Davis) e Adolf Hitler (Taika Waititi) mentre mangia… un unicorno

Una regia che con dei sapienti movimenti di macchina, ed un montaggio lodevole, riesce a rendere il film una commedia esilarante, con dei tempi comici azzeccatissimi, grazie soprattutto ad un cast eccezionale, ma che subito dopo, in nemmeno un battuto di ciglio, ti becchi una botta emotiva talmente tosta che su tutta la sala è calato un silenzio tombale, e ammetto che come poche altre volte nella mia vita ho fatto fatica a trattenere le lacrime.

Perché, come abbiamo detto prima, si ride di ciò che viene rappresentato, ma lo si deve sempre temere. Perché l’uomo tende a dimenticare, e chi dimentica è condannato a rivivere il passato, e ciò fa tremendamente paura.

Tutte emozioni che Waititi non avrebbe potuto veicolare senza un cast in forma smagliante. Una Scarlett Johansson che col suo calore, col suo sorriso, e le sue scarpe colorate, fa fronte ad un regime soffocante e spietato; una Thomasin McKenzie bellissima e gracile nei panni di un bellissimo personaggio quale quello dell’ebrea rifugiata di nome Elsa; un Sam Rockwell nei panni del più folle e più umano dei nazisti, ma soprattutto un giovanissimo Roman Griffin Davis nei panni di un Jojo naif e simpaticissimo, anche se il suo fanatismo nazista, che con le sue espressioni facciali riesce perfettamente a raccontare il percorso del personaggio. Personaggio emblema del popolo tedesco senza il quale non sarebbe mai potuto esistere il nazismo.

Rosie Betzler (Scarlett Johansson) e Jojo Betzler (Roman Griffin Davis) osservano un orrore del nazismo

Un cast che risulta essere nient’altro che la ciliegina di una dolcissima torta che speri non finisca mai. Una torta che nelle risate lascia un qualcosa di triste, di malinconico, perché nelle sue gag Waititi non si dimentica di dipingere in modo grottescamente cartoonesco la guerra che ha tormentato milioni e milioni di persone. Una guerra che ha messo in ginocchio il mondo e chi lo abita, impedendogli di amare, di ridere, di ballare.

Ed è proprio questo che Waititi di dice di fare, senza quella retorica hollywoodiana: ridiamo, anche delle disgrazie, amiamo e balliamo. Perché finché solo una persona al mondo sarà in grado di farlo liberamente, i regimi non avranno mai vinto.