RECENSIONE: Kingsman – Il Cerchio D’Oro

Sono passati ben 3 anni da quando quel folle di Matthew Vaughn ci ha stupiti con Kingsman – Secret Service, regalandoci un action-movie sorprendentemente degno di nota. Ma ammetto che il film non mi ha colpito in modo particolare, o meglio, lo ha fatto ma non in maniera così potente da farmelo elevare a una delle più grandi sorprese degli ultimi anni come la maggior parte della gente che l’ha visto. Pertanto per questo sequel, Kingsman – Il Cerchio D’Oro, avevo sicuramente delle aspettative molto alte, ma fino a un certo punto. Ora che ho visto il film sono contento di poter dire che mi ha lasciato di sasso per quanto è folle e geniale.

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Il primo Kingsman ha sicuramente un soggetto molto forte e originale su cui basa la propria sceneggiatura, e il merito va soprattutto a Mark Millar e Dave Gibbons che hanno ideato il fumetto originale, eppure la storia e le gag non mi avevano convinto al 100%. Invece con questo Kingsman – Il Cerchio D’Oro Vaughn ha raggiunto livelli di follia che mai mi sarei aspettato. La regia è semplicemente fenomenale: le scene d’azione sono caratterizzate da brevissimi piani sequenza, tipici del regista, che sono una vera e propria gioia per gli occhi. La gestione degli oggetti e dei personaggi nell’inquadratura è curatissima, come lo sono anche le coreografie a dir poco spettacolari. Vaughn riesce a sfornare delle scene d’azione limpide nel loro essere incasinate. La macchina da presa si muove di continuo, ma grazie a dei geniali cambi di fuoco e zoomate varie (cosa difficilissima da fare), Vaughn mette in scena un’azione pervasa dal suo stile. Come per il primo film, anche questo sequel presenta una scena di combattimento girata con un unico piano sequenza e il risultato è qualcosa di semplicemente sensazionale. Ammetto che non siamo ai livelli della scena della chiesa vista nel primo film, ma poco ci manca. L’unica cosa che mi ha fatto storcere un pochino il naso è l’ausilio del grandangolo per i campi larghi, andando a creare un lieve effetto da fish eye, e la cosa non mi fa mai parecchio impazzire. E’ una cosa che ho notato in moltissimi film recentemente e mi chiedo perché i registi usino sempre questo tipo di lente invece di altre che non creino quel effetto. Ma alla fine si parla di una piccolezza che a momenti nemmeno la percepisci, dato che comunque non è un fish eye invadente. Peccato anche per la CGI che in molte scene risulta poco curata e abbastanza invasiva. Insomma, Vuaghn riesce ancora una volta a dare quel tocco personale che differenzia Kingsman dal resto dei blockbuster, e ovviamente non tralasciamo la fotografia di George Richmond, caratterizzata da colori molto accesi, vivi, caldi, ma che fanno molto contrasto con quelli scuri e ombrosi nelle scene al buoi o al chiuso. Una vera gioia per gli occhi. Alla fine si parla di film di puro intrattenimento, ma non per questo deve esser considerato come un filmetto da quattro soldi o essere realizzato come tale. Recentemente abbiamo assistito, per fortuna, a diversi blockbuster fatti come Dio comanda tra cui Baby Driver di Wright e The War – Il Pianeta delle Scimmie di Reeves. Se fossero tutti così i blockbuster sarebbe un mondo migliore, ma purtroppo sappiamo bene che non è così, soprattutto finché franchise come Fast & Furious Transformers continueranno ad essere la morte del cinema.

Per farvi capire al 100% quello che voglio dire si deve parlare della colonna sonora del film, scritta da Henry Jackman (compositore con diversi film alle spalle tra cui Captain America: Civil War) e Matthew Margeson. Le musiche di questo film sono molto simili a quelle che definisco “musiche standard”, ovvero quelle colonne sonore di blockbuster caratterizzate sempre dai soliti elementi: violini pompati, percussioni potenti e strumenti a fiato epici. L’archetipo dello stile zimmeriano. Nel film, però, abbiamo allo stesso tempo non pochi temi che si differenziano e che mi sono rimasti in mente, come il tema che accompagna il villain di questo film, Poppy, e non solo. Vengono utilizzati brani rock e pop già celebri e uno su tutti è Take Me Home, Country Roads di John Denver che viene usata per una delle scene più belle e emozionanti dell’intero film. In sinossi, quello che voglio dire è che Kingsman – Il Cerchio D’Oro è un film di puro intrattenimento, con molte cose che possiamo definire scontate e “esagerate”, ma che al tempo stesso è pervaso dell’autorialità cazzona e fuori di testa di Matthew Vaughn che rende il film diverso da tutto il resto, e ciò è importantissimo, altrimenti le major non dovrebbero nemmeno preoccuparsi di cercare un regista per i propri film.

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Vaughn oltre che a curare la regia del film si è occupato anche della sceneggiatura insieme alla collega Jane Goldman, con la quale collabora  sin dai tempi di Stardust, e anche in questo ambito il risultato è eccezionale nonostante i dubbi iniziali. Ovviamente il più grande dubbio riguardo il film era il ritorno di Colin Firth nei panni di Harry Hart, che come ben sappiamo è stato ucciso da Valentine, ma dopo aver visto il film posso affermare che il suo ritorno è stato gestito benissimo. Il modo in cui resuscita è un po’ eccessivo e fantascientifico, cosa molto tipica di questo genere di film, e mi aspettavo una cosa del genere, ma la sua resurrezione ha degli effetti collaterali che perdureranno per tutta la durata del film e che renderanno il tutto molto più difficile per i protagonisti e ci saranno ulteriori ed interessanti conseguenze riguardo questa faccenda. Quindi vediamo un Harry Hart molto più maturo, disturbato dall’esperienza e vedremo anche una sorta di vendetta da parte di Harry verso quello che gli ha fatto Valentine. Una vendetta che ha una motivazione per Harry, ma solamente per lui, e gli altri personaggi non riusciranno a capire il perché di quest’atto brutale. Solamente lo spettatore sarà in grado di poter intuire ciò. Firth sempre in splendida forma, ancora una volta dimostra di essere un grandissimo attore anche nei film d’azione. La cosa più divertente del film e del suo personaggio è il contrasto che c’è tra l’eleganza del personaggio di Harry e il fatto che meni le mani come un dannato, ma questa è anche la caratteristica principale dei Kingsman.

In questo film abbiamo anche un Eggsy decisamente più maturo e Taron Egerton  ha dimostrato ancora una volta di essere molto bravo come attore, riuscendo a rappresentare molto bene la maturità neonata del personaggio e il suo maggior senso di responsabilità. Ho apprezzato il fatto che abbia stretto un certo rapporto con un personaggio già visto nel precedente film e ammetto che è stato un piccolo colpo di scena. In questo film vediamo che Eggsy è una vera e propria creatura modellata da Harry nel primo film. Il modo in cui combatte ricorda molto quello del proprio mentore, il tipo di eleganza che adotta nel vestirsi (fatta eccezione per la giacca arancione un po’ più giovanile) e c’è una certa somiglianza anche per come decide di risolvere alcuni problemi, soprattutto per quanto riguarda la resurrezione di Harry.
Grande spazio ha avuto anche Merlino, ancora una volta interpretato da Mark Strong. Il personaggio è al centro di alcune scene senz’ombra di dubbio magnifiche e in particolare ce n’è una da pelle d’oca e che ti commuove un poco. Strong con quella scena, e non solo, è riuscito ad emozionarmi come mai aveva fatto. Non c’è una grande evoluzione del personaggio, è lo stesso Merlino che abbiamo visto nel primo film e rimarrà lo stesso anche alla fine di questo sequel, e meno male perché come sorta di rivisitazione inglese/comica del dei film di James Bond ci sta tantissimo.

In questo film facciamo la conoscenza anche dei cugini americani dei Kingsman, ovvero gli Statesman, che prendono il nome dalla celebre marca di Whisky (o Whiskey) esattamente come i Kingsman prendono il nome dalla celebre sartoria inglese. La cosa bella degli Statesman è che sono caratterizzati da un look molto western, più “volgare” e rozzo rispetto a quello elegante e raffinato dei Kingsman, e questa differenza tra le due agenzie viene maggiormente evidenziata da tantissime altre cose, come i gadget. Dove i Kingsman hanno un ombrello anti-proiettile, gli Statesman hanno una palla da baseball che funge da granata. Altra caratteristica divertentissima degli Statesman sono i nomi dei propri agenti che prendono spunto dai nomi di liquori, come il Tequila o lo Champagne, a differenza dei Kingsman che prendono il nome dai cavalieri della tavola rotonda. Quindi Vaughn ha creato un vero e proprio mondo. Potrebbe essere che esista un’agenzia di agenti segreti per ogni paese del mondo. Per esempio nel prossimo film potremmo vedere l’agenzia italiana, o indiana, o russa, insomma avete capito. Ciò potrebbe essere un po’ ridondante, ma sono sicuro che Vaugh saprà ben calibrare il tutto.
Peccato che molti degli Statesman appaiano poco sullo schermo, ma molto probabilmente perché sono stati solamente introdotti in questo film e avranno maggior spazio nel terzo già annunciato da Vaughn.

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In primo luogo abbiamo Tequila interpretato da Channing Tatum. Tatum è un attore che apprezzo molto e si sta facendo parecchio valere partecipando a film come The Hateful Eight di Quentin Tarantino, peccato però che in questo film appaia per pochissimo tempo a differenza di quello che si poteva intuire dai vari trailer che erano stati diffusi. Alla fine il personaggio è ben caratterizzato e te lo ricordi, però mi aspettavo molto di più sia dal personaggio stesso che dalla perfomance di Tatum, che purtroppo non ha potuto tirare fuori a causa del breve tempo, ma molto probabilmente sarà uno dei personaggi principali del prossimo film e non vedo l’ora di vederlo all’opera. Stesso discorso vale per Champagne, capo degli Statesman interpretato dal grandissimo Jeff Bridges. La scelta di Bridges come interprete di questo personaggio è perfetta. I Kingsman hanno come capo un uomo anziano e, ovviamente, molto inglese e infatti nel primo film ad interpretare questo ruolo era proprio niente popo di meno che Michael Caine, mentre in questo film è toccato al carissimo Michael Gambon. Quindi è ovvio che per gli Statesman servisse un uomo anziano e con uno spiccato accento americano, uno di quelli che non si capisce niente. E chi meglio di Jeff Bridges? Purtroppo non ho avuto l’occasione di vedere il film in lingua originale, ma se avete visto almeno una volta un film con Bridges in inglese saprete benissimo che il suo accento è incomprensibile. Anche Champagne appare per poco tempo, ma grazie a delle battute meravigliose e a delle scene divertentissime rimane nella memoria dello spettatore e spero che ci sia anche lui nel prossimo film, anche se non ci conterei più di tanto.

Non mi aspettavo che fosse Whiskey, interpretato dal grandissimo Pedro Pascal, lo Statesman di maggior rilievo. Pascal con questo film si conferma ancora una volta come un attore sensazionale. Lo abbiamo ampiamente apprezzato nei panni di Oberyn Martell in Game of Thrones e ancora di più nella serie Netflix Narcos (soprattutto per la terza stagione di cui è l’assoluto protagonista), ma con questo nuovo Kingsman ha dimostrato di esser dotato di una grandissima espressività e che è in grado sia di far ridere che essere un grandissimo badass nelle scene d’azione. Il suo personaggio è carismatico, ha un sacco di momenti memorabili e c’è un risvolto che lo riguarda gestito benissimo. Vaughn con una battuta riesce a farci capire che questo risvolto è scontato e banale, ma riesce a stupirci lo stesso raccontandoci la motivazione che spinge il personaggio a fare ciò ampliando non poco il suo passato e la sua personalità.
Ho apprezzato molto Halle Berry nei panni di Ginger Ale, era da parecchio tempo che non vedevo la Berry al cinema e sono molto contento che sia tornata con questo film. Dai trailer temevo che nascesse una sorta di storia d’amore tra lei e Merlino, dubbio del tutto smentito dopo pochissimo tempo per mia fortuna. Ginger non ha grandissimo spazio, ha carattere e la Berry l’ho apprezzata molto come interprete, ma anche questa seconda me avrà una spazio notevolmente più grande nel prossimo film.

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Con un villain divertentissimo e geniale come Valentine alle spalle era difficile per Vaughn creare un personaggio che fosse come minimo all’altezza, eppure ci è riuscito. Poppy Adams è un personaggio folle, sadico ma con un briciolo di buon senso che sotto alcuni aspetti ti fa capire la mente del personaggio. Il merito va soprattutto alla bravissima e bellissima Julianne Moore, attrice straordinaria che è riuscita a rendere perfettamente il concetto del personaggio. Anch’essa è un personaggio caratterizzato da colori sgargianti, esattamente come lo era Valentine, soprattutto per questa sua passione verso l’America degli anni ’50. La cosa più affascinante del personaggio è al motivazione per cui mette in moto il suo folle e sadico piano (caratterizzato da una componente splatter magnifica) e che dà vita ad una riflessione e un discorso molto attuale. Poppy è la più grande narcotrafficante dei giorni nostri, ha un quantità di soldi immane ma è costretta a nascondersi nella giungla perché le sostanze che vende sono illegali. Qual è il discorso che mette in moto Vaughn? Nella nostra società abbiamo sostanze come l’alcool e il tabacco che sono dannose per il nostro organismo, creano dipendenza, ma sono legali. E’ per questo che Poppy sceglie di mettere in atto il suo piano: vuole essere riconosciuta, in modo legale, come la più grande business woman di sempre ma ciò non è possibile per le sostanze che produce. La cosa assurda è che non ha tutti i torti ad essere incazzata, perché se prendiamo la marijuana, per esempio, questa fa molti, moltissimi, meno danni al nostro corpo rispetto all’alcool o al tabacco, ma è considerata illegale solamente perché la nostra società è nata e cresciuta vedendo questa sostanza come un veleno o chissà che cosa, quando invece tabacco e alcool sono ben peggiori, ma finché le multinazionali continueranno a speculare su tutto ciò la situazione non cambierà mai. A rappresentare questa “faccia” del mondo abbiamo il personaggio del presidente degli stati uniti, che a momenti risulta anche più sadico e malato della stessa Poppy. C’è anche una velata e asprissima critica verso il governo menefreghista e chiuso di Donald Trump, che vede qualsiasi tipo di sostanza fuori dal normale come un qualcosa di demoniaco e lo stesso vale per le persone che ne fanno uso. Persone che magari ne hanno bisogno per scopi medici, persone che magari l’hanno solamente provata o persone a cui piace farne uso, ma non per questo sono dei criminali incalliti.
ATTENZIONE! Si deve fare attenzione, Vaugh non sta dicendo che TUTTE le droghe debbano essere legali, per carità (e non starò qui a dire quali) ma precisa che molte di esse sono veleno che causano spesso la morte di tantissime persone, come l’eroina, e il regista è riuscito benissimo a farci passare quello che aveva in testa.

Molti di voi se si sono ben informati riguardo al film sapranno che all’interno del cast vi è il noto cantante Elton John. Io sapevo che ci sarebbe stato nel film, ma credevo che sarebbe apparso solamente in un cammeo quando invece ricopre un ruolo ben preciso nel film, molto ampio e soprattutto è una delle cose più divertenti e geniali della pellicola. John in questo film fa semplicemente morire dal ridere, non credevo che fosse bravo anche come attore. Ha delle gag che sono formidabili e, soprattutto, si prende per il culo da solo. Se un attore, cantante o chi volete voi, accetta di portare sullo schermo gag che lo prendono in giro volutamente allora merita tutto il rispetto possibile, perché fare dell’ironia è un conto, ma avere il coraggio di farla su sé stessi è un altro e per questo che ho apprezzato moltissimo il ruolo di Elton John. Tra l’altro c’è una gag in particolare che mi ha fatto apprezzare di più quella del “sesso anale” dello scorso film, che fino ad ora avevo ritenuto inutilmente volgare. E qui emerge un altro lato del film e dello stile di Vaughn: la volgarità. Abbiamo gag che possono sembrare troppo volgari, ma fidatevi che non superano mai quel limite grazie alla messa in scena adottata dal regista, ma anche perché Vaughn sa quando una cosa può risultare eccessiva e fastidiosa, riesce a regolarsi e non è una cosa da poco.

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In conclusione, Kingsman – Il Cerchio D’Oro  è un film d’intrattenimento fatto come si deve. Si tratta di un film scanzonato, cazzaro, ma portato sul grande schermo con uno stile magnifico, azzeccato e soprattutto inconfondibile con nessun altro. Matthew Vaughn ci ha regalato una storia e dei personaggi che, nonostante il loro scopo primo sia quello di intrattenere, riescono a mettere in moto un discorso molto interessante. Secondo il mio modesto parere, questo film è decisamente superiore al primo film. Voi che ne dite? Se non lo avete ancora visto fiondatevi in sala il prima possibile!

 

 

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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