RECENSIONE – Knives Out

RECENSIONE – Knives Out

Dopo il criticatissimo, e per questo straordinario, Gli ultimi Jedi, Rian Johnson ritorna al cinema con un whodunnit omaggio ai gialli di Agatha Christie e ai thriller di Alfred Hitchcock, intitolato Knives Out, che abbiamo avuto modo di vedere alla chiusura del 37° Torino Film Festival.

Il film racconta del detective Benoit Blanc incaricato di risolvere l’omicidio del famoso scrittore e patriarca Harlan Thrombey, morto nella notte del suo 85° compleanno. Ovviamente nessun membro della numerosa famiglia, rappresentata da un cast stellare a dir poco, è esente dalla lista dei sospettati. Da qui in poi si dipanerà un giallo tutt’altro che banale e piuttosto sovversivo nei confronti del genere.

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Rian Johnson con questo film fa esattamente quanto fatto con Gli ultimi Jedi: stravolge le regole del genere, lo reinventa affinché lo spettatore si possa trovare davanti ad un film completamente nuovo ed inedito, seppur continuando a riconoscere gli stilemi del genere. Un film la cui storia presenta un continuo gioco di scatole cinesi, misteri all’interno del mistero principale, che verrà risolto in modo magnificamente prematuro. A quel punto lo spettatore non avrà più modo di intuire come il mistero possa esser risolto, e chi possa esser il colpevole. Una sceneggiatura che porta lo spettatore ad avere ansia e suspense per l’ultimo dei personaggi che gli possa venire in mente.

Una storia che da questo punto di vista non può non far pensare al capolavoro hitchcockiano del 1972 Frenzy, non a caso il film, anche se è ambientato in America e Johnson sia americano, è incredibilmente inglese nelle scenografie, nei movimenti di macchina, nel carisma e umorismo dei personaggi. Un cinema britannico contemporaneo che strizza l’occhio a registi quali Guy Ritchie ed Edgar Wright, il cui ultimo lavoro Baby Driver viene citato proprio in questo Knives Out.

Steve Yedlin torna come fedele direttore della fotografia di Johnson con un mix di digitale e 35mm perfettamente funzionale, senza che si noti la differenza tra i due formati. Una scelta che porta il cinema contemporaneo di Johnson a incontrarsi fisicamente con quello classico basato sui romanzi di Agatha Christie, ma con una messa in scena molto più cinematografica e meno teatrale rispetto ad un film come Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh, con delle intuizioni registiche che portano il film quasi a sfondare la quarta parete che separa la finzione dalla realtà. Un’altra prova a favore che Rian Johnson vuole ignorare certe regole che caratterizzano i generi cinematografici senza arroganza, ma sempre con l’intento di stupire lo spettatore e mai per compiacere sé stesso.

Chris Evans, Rian Johnson, and Ana de Armas in Knives Out (2019)
Chris Evans, Ana de Armas e Rian Johnson sul set del film

E compiace assai il cast galattico di questo Knives Out, la cui maggior parte rappresenta una famiglia avara e ipocrita, che cercano di nascondere la loro bassezza morale con bei vestiti e gentili modi di parlare, quando in realtà sono tutto l’opposto. Abbiamo una Toni Collette influencer e politicamente corretta fastidiosissima (nel senso buono), un Michael Shannon zoppo frustrato e inetto, un Don Johnson sempre più reazionario che mai, una Katherine Langford che per una volta non è un’adolescente rompi cazzo, una Jamie Lee Curtis sempre piùù badass degli altri ed elegantissima nella sua avarazia, ed infine un Christopher Plummer semplicemente perfetto per il ruolo di uno scrittore patriarca che deve scontrarsi con tutta la famiglia. In pratica un John Paul Getty meno stronzo.

Ma i veri gioielli della corona sono ben altri, ed in particolare sono tre. Ana de Armas, dopo averci stregato in tutti i modi con Blade Runner 2049, stupisce, emoziona e coinvolge insieme anche ad un Chris Evans che dimostra, dopo il magnifico Snowpiercer di Bong Joon – ho, di essere più di un rincoglionito con un frisbee di metallo, regalandoci un’interpretazione carismatica in cui usa tutto il suo fascino per rappresentare un personaggio stronzo e ipocrita esattamente come i suoi parenti, anche se così sembrerebbe non essere. In pratica l’eccezione che conferma la regola.

La punta di diamante assoluta risulta essere Daniel Craig senza ombra di dubbio. Il suo Benoit Blanc è una rozza parodia del Hercule Poirot di Agatha Christie, in quanto da una parte abbiamo un detective francese elegante ed eccentrico, dall’altra uno sempre eccentrico ma piuttosto rozzo, con un accento del sud America grezzissimo e dei modi di fare piuttosto aggressivi (anche se mai violenti). Un personaggio straordinario che Craig interpreta alla perfezione, allontanandosi dalla figura del burbero gentleman inglese per approcciarsi invece a quella di un uomo arrogante che per gran parte del film sembra non saper bene dove mettere le mani per risolvere il caso. Ancora una volta, Johnson stravolge lo stereotipo del detective super in gamba per creare un personaggio unico nel suo genere, anche se questa irriverenza verso le regole viene meno nel terzo atto, quando la verità verrà a galla, con la pellicola che torna ad essere molto, ma molto, vicina ai più classici dei whodunnit.

Daniel Craig and Ana de Armas in Knives Out (2019)
Ana de Armas e Daniel Craig nei rispettivi panni di Marta Cabrera e Benoit Blanc

Perché sì, Knives Out voleva essere questo: un omaggio a questi film estremamente classici alla Agatha Christie, però nella sua essenza è in realtà una voglia da parte di Rian Johnson di giocare con il genere, di sperimentare, spinto dalla voglia di creare un qualcosa che lo spettatore possa gustarsi senza riuscire a prevedere quello che accadrà nella scena dopo.

Rian Johnson si dimostra ancora una volta uno dei registi più interessanti del cinema contemporaneo che, per fortuna, continua nell’ignorare quello che la massa vuole per sperimentare da solo. Perché il pubblico non può mai sapere quello che vuole finché non lo vede, e visto che viviamo in un periodo in cui la massa può decidere di far modificare il design di un personaggio di un film prima ancora che esca, in cui le serie TV si scrivono leggendo i commenti sui social, un film come Knives Out, o Gli ultimi Jedi, e un regista come Rian Johnson, sono un’oasi di salvezza per l’arte cinematografica.

maxderedita

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