RECENSIONE – Kung Fu Panda 3

Ok, cari lettori, raramente mi capita di vedere un film che mi ammanti di un senso di dolcezza, soddisfazione e felicità come dopo aver fatto l’amore, ma questo film, della serie appena visto ha decisamente raggiunto una metà più unica che rara. Come dice nel film questo terzo capitolo è un’entrata ed un’uscita di scena con stile, una sorta di punto cardine, insieme ad altri film d’animazione di altre case come la Pixar e la Disney del neo-rinascimento d’animazione, signori e signori Kung Fu Panda 3.

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Inutile dire quanto il film mi sia piaciuto, andrei nel pallone mettendo troppe parole insieme, così ho deciso che per una volta nella mia carriera di recensore e rovina film nel senso che riesco a scovare i difetti anche sotto l’albero di natale, come dice il mio migliore amico, voglio andare con ordine.

Partiamo con la trama che riprende esattamente da dove ci eravamo fermati con il precedente capitolo, con Po intento a proteggere la valle della pace in quanto guerriero dragone, e dopo aver fermato l’arma che ferma il Kung Fu il nostro teneroso coccolo verrà chiamato a sfidare un nemico soprannaturale. Il temibile guerriero Kai, forse un po poco caratterizzato ma che comunque come villain e niente di più riesce abbastanza bene, sfidando Oogway riesce ad uscire dal mondo degli spiriti bramando vendetta contro il maestro tartaruga e tutto ciò che ha creato in quanto rivelatore dei segreti del Kung Fu.

Continuiamo col presupposto che non vedo davvero l’ora di rivederlo, ma in lingua originale, dopotutto quando in un film infili attori al doppiaggio come Bryan Cranston (Li Shan) o J.K.Simmons (Kai) io DEVO vederlo in lingua originale. Comunque il film ha un cast vocale davvero invidiabile come del resto ha sempre avuto. Basti pensare Ian McShane che ha prestato la voce a Tai Lung nel primo Kung Fu Panda e Gary Oldman che ha interpretato il perfido pavone Lord Shen, ma anche Jean-Claude Van Damme nei panni di Maestro Croc o Victor Garber in quelli di Maestro Rino Tuonante, Dustin Hoffman in quelli del Maestro Shifu. E ancora James Hong come Mr. Ping, Michelle Yeoh come la Divinatrice. E come non parlare certo del doppiaggio italiano con cui potrei fare una lista di illustri nomi del doppiaggio che magari non conoscete, tralasciando certo il fuori posto Fabio Volo.

Dal punto di vista della regia abbiamo un altro grande nome però alla prima volta alla direzione di un film che ha creato non poche aspettative, e che doveva per forza di cose essere il degno successore di un sequel che è stato acclamato dalla critica. E allora abbiamo visto il nostrano Alessandro Carloni, già da tempo collaboratore in seno alla Dreamworks in film come Dragon Trainer 2 (come co-head of story), Kung Fu Panda 2 (come story-artist), Dragon Trainer (come head of story), Kung fu Panda (come supervisore dell’animazione e story artist), La gang del Bosco (come story artist e animatore) e Sinbad – la leggenda dei sette mari (come animatore), e questa volta affiancato dalla regista di Kung Fu panda 2 per dare un epica e fantastica conclusione ad una saga più che degna di essere ricordata.

La forza scorre potente in questo panda, verrebbe da dire vedendo la miriade di ispirazioni a cui la famosa saga di Star Wars di ispirò per creare la misteriosa energia dei cavalieri Jedi, e cenni orientaleggianti con sprazzi di cultura pop qua e la che forse solo i più attenti noteranno, rimescolano le carte delle avventure di Po in un frizzante quando appassionante turbinio di eventi che metteranno in dubbio la mente ed il cuore del nostro eroe, strizzando l’occhio anche ad una questione attuale non poco spinosa in Italia, come la famiglia allargata o il figlio di due padri. Naturalmente vediamo anche altri importanti tematiche come l’importanza delle proprie radici e la consapevolezza che il proprio percorso è potenzialmente interminabile, che detto in soldoni “non si finisce mai d’imparare“. La struttura predispone un altro classico film di questa saga, con azione ben fatta, gag e scenette, con un ritmo che non cala mai e perfino un ibrido di quello che spesso abbiamo visto negli altri due, dove alcune parti di storia venivano raccontate con uno stile grafico diverso della semplice grafica computerizzata. Dove nel primo veniva fuori un cacofonico ma gustoso misto di animazione con giochi di gialli accessi e ombre scure, e nel secondo una sorta di tetro di marionette di carta veniva fuori, intervallato anche dall’ispirazione del primo film, nel terzo vediamo un’intera sequenza senza tagli a metà fra i disegni senza separazione fra sfondo e azione mista alla magia della CGI nemmeno troppo eccessiva. Qualche difetto ne ritmo finale c’è, ma si fa ben perdonare lungo tutto il film.

In sunto un film che mi è piaciuto non poco, con un sapiente utilizzo della regia dinamica, dello slow motion, delle gag che ho trovato divertenti, dello stampo sentimentale che non guasta in piccole dosi, e in una degna fine di una saga che mostra una vera evoluzione con tutto quello che ti può piacere se adori l’esagerazione delle avventure dall’oriente con furore.

Voto (8/10)