RECENSIONE – La Battaglia di Hacksaw Ridge

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Andrew Garfield quest’anno l’ha iniziato parecchio bene, dopo esser stato protagonista dell’ultima pellicola di Martin Scorsese, Silence, è anche protagonista di Hacksaw Ridge, italianizzato con La Battaglia di Hacksaw Ridge, di un regista molto particolare e spietato: Mel Gibson. Grande nome all’interno del panorama cinematografico statunitense, non solo come regista ma soprattutto come attore. Insomma, come dimenticare la saga di Arma Letale o la trilogia di Mad Max? Era da tempo che non lo si vedeva sul grande schermo, né davanti né dietro la macchina da presa, ed ecco che torna con un film sulla Seconda Guerra Mondiale da cui mi aspettavo parecchio ed ho ottenuto… più o meno quello che mi aspettavo.

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La Seconda Guerra Mondiale al cinema quante volte l’abbiamo vista? Tantissime, basti pensare che già solo quest’anno è uscito anche Allied – Un’Ombra Nascosta ambientato proprio durante la Grande Guerra. Quindi cosa si deve fare per dar vita ad un film su questo argomento già trattato da tantissimi autori, chi bene chi male, che colpisca lo spettatore? Semplice, lo affidi a Mel Gibson e porca miseria se è riuscito a colpire e scioccare lo spettatore. Le scene in cui ci sono gli scontri a fuoco tra l’esercito americano e quello giapponese sono qualcosa di sensazionale, delle sequenze che tu osservi impietrito a causa della violenza e della crudeltà che si possono trovare in uno scenario simile. Mel Gibson con la sua regia e il montaggio è riuscito a prendere lo spettatore di forza e a buttarlo in mezzo a tutto quel casino che scaturisce da una battaglia simile. Lo spettatore riesce a percepire le stesse emozioni che provano i personaggi in determinati momenti. Prima della battaglia vediamo i soldati che si avvicinano al campo di battaglia scuri in volto, con la testa china e con passo lento. Questo perché hanno paura, si stanno quasi letteralmente cagando sotto, sanno che al 90% non torneranno a casa vivi, se sono fortunati. Gibson con la musica, la fotografia e la regia riesce a farti provare le stesse sensazioni di paura e di angoscia.

Ovviamente Gibson per rendere perfette e realistiche le scene di guerra, affinché lo spettatore si possa sentire all’interno di tutta l’azione, doveva mostrare tutta la violenza e la crudeltà che si può trovare in una situazione del genere, senza nascondere niente. E fidatevi cari lettori quando vi dico che le scene di guerra di Hacksaw Ridge sono tra le più traumatiche e incredibili che io abbia mai visto. Si parte da una situazione di pura tensione e angoscia, mentre i soldati camminano in mezzo a un campo pieno di cadaveri letteralmente devastati, finché poi BOOM! All’improvviso accade qualcosa di terribile, una scena di una violenza quasi eccessiva ma che ti sciocca, ti scuote e in pochissimi secondi, non fai nemmeno in tempo ad accorgetene, che ti ritrovi in mezzo a un scontro a fuoco senza pietà, dove i soldati cadono come mosche, vedi le loro teste esplodere, colpite dai proiettili. Vedi a destra dei corpi che volano smembrati a causa delle esplosioni, e a sinistra un uomo senza gambe o con le interiora di fuori che urla disperato e terrorizzato. Vi giuro che non trovo le parole per descrivere quello che si può provare nel vedere una scena simile. Io personalmente ero rimasto esterrefatto positivamente, ma c’è chi potrebbe esser rimasto esterrefatto negativamente per l’alto tasso di violenza. Il che ci può stare, conosco diverse persone che si impressionano per scene del genere, e non le si possono biasimare, ma non lo si può definire un difetto oggettivo del film, anzi.

Il merito, come ho accennato prima, non è totalmente di Gibson. In primis abbiamo la fotografia ad opera di Simon Duggan, tetra, sporca, perennemente caratterizzata da questi nuvoloni di polvere e fumo che rendono tutto molto confuso e scuro. Dalla fotografia scura si nota benissimo il tipo di violenza che ha messo in gioco Gibson. Se avesse voluto mostrare una violenza eccessiva e surreale, che non avrei apprezzato, avrebbe evidenziato il rosso del sangue, cosa che invece non succede e il colore si amalgama con tutto quello che vediamo sullo schermo. Per esempio, Tarantino nei suoi film usa una violenza talmente eccessiva e senza senso che risulta ironica. Se questo fosse successo in Hacksaw Ridge non l’avrei apprezzato dato che avrebbe stonato tantissimo col tono drammatico e crudo che ha il film. Le lodi se le merita anche la colonna sonora di Rupert Gregson-Williams, che ha composto delle tracce molto drammatiche caratterizzate perlopiù dal suono quasi straziato dei violini e strumenti simili. In parte mi ha ricordato la colonna sonora composta da Jed Kurzel per MacBeth, di Justin Kurzel. L’unica piccola pecca che mi sento di dare all’aspetto tecnico di queste scene è la presenza di un’eccessiva shaky cam.

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La sceneggiatura, ad opera di Andrew Knight e Robert Schenkkan, ci racconta la storia di Desmond Doss, un ragazzo che vuole andare in guerra, in prima linea, senza toccare nemmeno una volta un fucile. Sicuramente una figura molto ambigua, ma decisamente interessante da esplorare e scoprire. Il merito spetta quasi tutto ad Andrew Garfield, attore che ho sempre apprezzato e che con Silence e Hacksaw Ridge si è affermato come grandissimo attore drammatico. E’ incredibile come i valori e le idee di quest’uomo siano salde nella sua mente. Avrebbe potuto scegliere la via più semplice, avrebbe potuto sparare solo un colpo per non avere tutti quei cazzi con la coorte suprema, eppure la tentazione non l’ha nemmeno sfiorato. Parliamo di un personaggio che trova la sua forza nella fede verso Dio (e direi che Andrew Garfield deve smetterla di fare il cattolico in Giappone perché prima o poi ci rimette la pelle XD), una fede che lo porta a fare delle azioni praticamente suicide, eppure eccolo che ne esce vittorioso e con lui dei soldati che tutti gli altri avevano dato per morti. Ovviamente il film non è tutto rosa e fiori. Il bello del personaggio è che essenzialmente è un ragazzo semplice, che decide di rischiare tutto per salvare delle vite. Lui non si vede come un eroe, ma semplicemente come un uomo che ha fatto il suo dovere. Invece Mel Gibson in un paio di scene l’ha ritratto come se fosse un supereroe Marvel. La scena in cui lui si gira verso il disastro con la musica epica stona totalmente con quello che è il film ma soprattutto con quello che dovrebbe essere il personaggio. E la cosa si ripete per un paio di volte eh. Ma ci sono scene anche peggiori, oooh che scene che ci sono in questo film. Gibson ci ha regalato delle perle di ignoranza che fanno troppo ridere, peccato che siano state inserite nel contesto sbagliato. Ora non vi descriverò le scene per evitare spoiler ma sappiate solo una cosa: scudo umano. Lascio a voi l’immaginazione.

Sono stato molto contento di rivedere finalmente sul grande schermo attori come Hugo Weaving, nei panni di Tom Doss, padre di Desmond, e soprattutto Sam Wothington nei panni del Capitano Glover. Entrambi sono degli attori che adoro ma che non vedevo dai tempi de Il Signore Degli Anelli e l’altro da tempi di Avatar. Worthington per quello che doveva fare è stato davvero bravo, però ho decisamente apprezzato di più Weaving nei panni di Tom Doss, altro personaggio molto complesso e intrigante. Si parla di un uomo che inizialmente era sempre gioioso ma che, dopo aver combattuto nella Prima Guerra Mondiale, è divenuto cupo, triste e violento. E’ bellissimo il rapporto travagliato che c’è tra i due figli e la moglie, vedere come la situazione famigliare a momenti si sfalda anche a causa dell’arruolamento dei due figli nell’esercito, che per il padre è un colpo tremendo. Quindi c’è una sorta di paragone con quello che potrebbero diventare i figli una volta tornati dalla guerra, se tornano. Ma la vera sorpresa è stato Vince Vaughn nei panni del Sergente Howell, il tipico sergente stronzo che urla insulti verso le reclute durante l’addestramento. E’ chiaro che ci sono un paio di riferimenti a Full Metal Jacket di Stanley Kubrick, che come sappiamo è celebre per il personaggio del Sergente Hartman. Anche in questo caso il Sergente Howell dà dei nomignoli ai soldati, li tratta come se fossero bestie, ma è chiaro che tiene a loro. Una cosa che raramente si vede nei film di questo genere è proprio l’umanità che si cela nei Sergenti istruttori. Vaughn è stato bravissimo nella parte, il che lo conferma come un bravo attore. Anche lui, come molti, aveva iniziato la carriera recitando in commedie di scarsa qualità, o comunque appena carine, spesso al fianco di Ben Stiller e Owen Wilson, finché poi ha deciso di fare qualcosa di più. Per esempio l’ho adorato nei panni di Francis Semyon nella seconda stagione di True Detective. Spero vivamente che in futuro lo vedremo in ruoli ancora più complessi che riusciranno a tirare fuori l’attorone che c’è in lui, e so che c’è.

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E ora è giunto il momento di parlare di quello che non va del film, a eccezione della già citata scena da “supereroe”. Bisogna dire che tutta la parte iniziale del film presenta delle situazioni quasi ridicole e degli sviluppi abbastanza surreali e spiegati in maniera molto superficiale. Ho trovato ridicola la nascita dell’amore tra Desmond e Dorothy, interpretata da Teresa Palmer. Anche Garfield, per quanto bravo, in quelle scene aveva sempre quella faccia da fesso e quel sorriso da cretino che mi volevo alzare dalla sedia e prenderlo a sberle finché non assumeva un’espressione decente. Non viene nemmeno fatto capire benissimo come lui decida di arruolarsi nell’esercito. Cioè, ci viene fatto intuire ma non viene per niente spiegato nel modo corretto. Ad un certo punto lo vediamo che dice “Voglio arruolarmi!” e ti verrebbe da dire “Sì, ok, però stai calmo un attimo che non puoi prendere su due piedi e andare lì in mezzo ai morti che poi si sa che Mel Gibson ti mette sempre in situazioni di merda”.

Un inizio che non eccelle non solo nella sceneggiatura ma proprio nell’aspetto tecnico. Gibson non mette in gioco una grande composizione scenica, né dei movimenti di macchina degni di nota. Ci prova eh, ma non ci riesce, molto probabilmente perché la situazione non tirava fuori il suo talento. La fotografia sembra quasi assente, e secondo me se una fotografia risulta essere già quasi assente non è proprio un’ottima fotografia, altrimenti basterebbe prendere una videocamera e iniziare a riprendere senza uno studio adeguato delle luci. Come anche per la regia, la fotografia entra in gioco quando si sta per entrare nel vivo della guerra. C’è bisogno di dire che anche la colonna sonora non eccelle particolarmente? Credo di no, avrete capito come sono andate le cose più o meno. Però mi dispiace tantissimo che Gibson non sia riuscito a creare delle scene d’addestramento memorabili. Non voglio tirare ancora in mezzo Full Metal Jacket perché Kubrick è un dio e lo lasciamo lì dov’è, però secondo me già la scena dell’addestramento di American Sniper, di Clint Eastwood, è bellissima e mi aspettavo un qualcosa di simile se non superiore. Quindi non vorrei che Gibson sia uno di quei registi che riesce ad essere bravo solamente se in un film ci sono delle scene di violenza, eppure da questo film sembrerebbe ma sappiamo tutti che non è così.

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In sinossi, La Battaglia di Hacksaw Ridge è uno dei migliori film di guerra degli ultimi anni. Crudo, realistico, scioccante, coinvolgente come pochi. Mel Gibson dimostra ancora una volta essere un regista con una grandissima abilità. Andrew Garfield è stato bravissimo nella parte, se continua così arriverà parecchio lontano. I personaggi sono ben caratterizzati e molto interessanti da esplorare durante la visione del film. Quindi nonostante le varie cazzate che ci sono nel film, e nemmeno poco evidenti, consiglio vivamente la visione di questo war-movie, il quale vi toccherà nel profondo, nel bene o nel male.

Se avete già visto il film non esitate a farmi sapere la vostra opinione!

Qui di seguito potete trovare i link per preordinare l’home video di Hacksaw Ridge o acquistare gli altri film diretti da Mel Gibson (Braveheart, Apocalypto e La Passione di Cristo)

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