RECENSIONE – La Vita è Bella

Ok, per oggi, 27 gennaio, giorno della memoria, voglio portarvi la recensione breve di un grande film vincitore di tre premi oscar nel 1997, per miglior film straniero, miglior attore protagonista e miglior colonna sonora. Naturalmente sto parlando di un film italiano che ai tempi ha ritirato su il nostro cinema, dimostrando a tutti che un cinema italiano diverso è possibile.

Oggi vi parlo de La Vita è Bella.

Lavitella

Avete mai letto una poesia? Ma non una di quelle di Manzoni e Ungaretti che ti obbligano a leggere a scuola. Vi faccio l’esempio di Pablo Neruda. Avete mai letto una poesia, un aforisma, magari trovato nei meandri di internet mentre cercavi tutt’altra cosa, magari incrociata per sbaglio o per caso. Quella poesia è la perla nel fango, è la rosa nel cemento, è l’imprevedibile tesoro trovato dove non ti saresti aspettato di trovalo. Così è questo film, La Vita è Bella, diretto da Roberto Benigni. Una dolce poesia di cui inizialmente non comprendi la “grammatica” nonostante il senso sia semplice da capire.

Tutti conosciamo il film, una pellicola che ha portato prestigio al nostro cinema, senza dubbio, e che ogni persona dovrebbe guardare, se già non lo avesse nel proprio bagaglio culturale, ma una delle più grandi domande che ci si può fare su questo film è riguardo l’ambiguità del titolo. La Vita è Bella. Come si può chiamare così un film sull’olocausto? Si potrebbe pensare alla tipica satira di Benigni degli anni 90, ma invece, nascosto nella trama di questo affresco italiano degli anni ’40, c’è un vero e proprio inno alla vita contestualizzato in un mondo proveniente dai peggiori incubi della mente umana.

Vi chiederete quale inno alla vita? Ebbene, è l’idea di raccontare al figlio di un gioco a punti, per non fargli conoscere il vero orrore da cui è circondato, un disperato atto di non riconoscere la realtà, di non dare importanza alla pazzia nazista. E questo equilibrio, mai stupido ma molto scomodo fra comicità e drammaticità, tra Chaplin e Rossellini, dichiara una denuncia dalle tinte innovative, pur trattando un tema che molti prima di Benigni hanno trattato. Straordinariamente sincero e commovente, ma anche d’intrattenimento.

Forse l’aspetto che più di tutti sorprende è la dolcezza della pellicola. Mentre altri capolavori di genere come Schindler’s List, che cerca la drammaticità pura, e Il Violinista sul Tetto, che affronta il problema dell’antisemitismo, Il Bambino col Pigiama a Righe, che mette l’oppressore nei panni dell’oppresso, o Il Pianista, triste specchio musicale di una realtà esistita; La Vita è Bella è sempre ammantato da questo alone di zucchero filato, senza però mai sacrificare l’emozione e il far riflettere. Senza essere banale ti racconta una storia, che ha un potere di immedesimazione talmente alto che molte volte ti ritrovi a piangere dentro di te, contestualizzando te stesso nell’ambiente che il povero Guido Orefice è costretto a vivere.

Tutto è calibrato alla perfezione in questo film, dalla sceneggiatura di Vincenzo Cerami, alle musiche di Nicola Piovani. La maturità emotiva della recitazione di Benigni, lo sguardo di Nicoletta Braschi, la rivelazione di Giorgio Cantarini. E’ un film pregno di amarezza e ottimismo, satira e controllo, dolcezza e orrore. Una piccola gemma nel panorama cinematografico italiano che ti fa ben sperare, e ti fa pensare che forse un Cinema diverso è possibile.

Voto 9+/10