RECENSIONE – Love Death & Robots

Dopo aver visto tutta d’un fiato la nuova serie NSFW di Netflix, Love Death & Robots, non posso fare altro che consigliarvela con tutto me stesso. Se dovessi dirvi di cosa parla sarebbe una delle cose più impossibili da fare, visto che anche se rispetta un’identità antologica come i fratelli Black Mirror o Electric Dreams, non presenta un argomento comune fra le 18 puntate, se non forse la più libera espressione artistica senza restrizioni di nessun tipo.

Coi differenti runtime che spaziano dai 5 minuti ai 17, e le trame perlopiù fantascientifiche, il ritmo frenetico delle puntate non permette una visione singola. Love Death & Robots è un viaggio, uno sballo da consumare tutto in una volta, da cui ti devi lasciar ipnotizzare e guidare senza fare domande.

Inevitabile alla fine la sensazione di non aver ben capito il senso della cosa, ma forse è proprio questo ciò che la serie nasconde. Fra meravigliosi tipi tutti diversi di espressioni artistiche visive, fra trame che appaiono di difficile comprensione ma solo per via del ritmo frenetico, il progetto di Miller e Fincher pare il risultato di quella miriade di storie che uno scrittore ha sognato, annotato e poi lasciato in un cassetto. Fantasia, creatività e nessun bisogno di spiegazioni. Arte pura.

Qui di seguito vado a parlare delle singole puntate. Attenzione agli spoiler.

Il Vantaggio di Sonnie (scritto Peter F. Hamilton e diretto da Dave Wilson) inizia questo viaggio con il grande lavoro d’animazione dello studios Blur Studio, una ormai ben nota conoscenza di David Fincher in quanto realizzò i titoli di testa di Uomini che odiano le donne. Da notare l’inizio col botto con la trama di una giovane combattente collegata psicicamente ad un mostro, vittima di uno stupro e di una violazione nell’intimo più profonda di quanto si pensi, ed i toni dark, ricchi di nudità e violenza esagerata mettano subito in charo le intenzioni della serie.

Con Tre Robot si cambia registro, e i registi spagnoli Victor Maldonado e Alfredo Torres del Blow Studios dirigono la breve storia di tre robot in gita in una città terrestre post-apocalittica, che adattata da una storia del blogger John Scalzi, semplicemente pone una riflessione ricca di ironia sulla natura umana, anche se spezzata subito da un finale davvero inaspettato quanto divertente.

La testimone di per se torna ai toni cupi, con uno stile grafico davvero particolare ed innovativo, con richiami a sagome cartoonesce con tanto di onomatopee che compaiono per dar caratterizzazione all’ambiente. Ricorda non a caso Spider-Man: Un Nuovo Universo, visto che Alberto Mielgo, che ha scritto e diretto questo corto con la Pinkman.Tv, è stato uno degli animatori e visual consultant del film. Perde un po’ nella trama in realtà, ch è comprensibile sin dai primi secondi, ma non è quello che impressiona.

Con Tute Meccanizzate arriviamo a quello che è uno dei miei episodi preferiti, con uno stile vicino un po’ a Tremors, un po’ a Starship Troopers, con lo stile grafico che anche in questo caso rimanda a Spider-Man. Un Nuovo Universo, nonostante non ci sia dietro la Pinkman ma di nuovo i Blur Studio. Alieni venuti fuori da Borderlands 2, robottoni e campagnoli delle steppe del Nevada (anche se le cose non sono quello che sembrano) condiscono una ricetta gustosa fatta d’azione, sentimenti, eroismo e divertimento.

Con il Succhia-Anime abbiamo forse l’episodio più debole della serie, che propone una curiosa quanto banale storia horror con una re-interpretazione dei vampiri e di Dracula stesso, il tutto all’interno di una misteriosa spedizione fatta di scienziati, sangue, budella e ex-militari burberi ma eroici. Owen Sullivan (Studio La Cachette) il regista del corto, si è fatto le ossa nel mondo degli adattamenti animati coi supereroi DC quali Batman o Green Lantern, e infatti l’animo classico è presente in tutti i 13 minuti. Sicuramente l’animazione attira molto più l’attenzione della storia, che comunque setta l’asticella della qualità molto alta, seppur forse la meno riuscita fra tutte le puntate.

Dopo tre Robot Maldonado & Torres tornano con un racconto di Scalzi dal sapore assolutamente fantastico, divertente e completamente fuori di testa. Nonostante la concezione in ben 6 minuti de Il dominio dello Yogurt ci racconta cosa potrebbe succedere se le redini dell’umanità venissero afferrate da uno yogurt mutante e senziente, la storia prende piede in maniera molto più surreale e grottesca che comica. Il tutto appare come una vera e propria follia senza senso, ma c’è molto di più di quello che si vede dietro allo yogurt. Lo votereste il latticino fermentato? Dopo questo corto, io si.
Se percepite un certo richiamo stilistico a Piovono Polpette, tranquilli, non siete i soli.

Con Oltre Aquila arriviamo a punte di fantascienza horror come no se ne vedono da quanto Dead Space è entrato prepotentemente nelle vite dei videogiocatori, e proprio ispirato a un videogioco, il cortometraggio pare quasi la cutscene di un gioco per console mai uscito. Fra erotismo, fantascienza e qualche sfumatura di horror, i quattro registi francesi Leon Berelle, Dominque Boidin, Remi Kozyra e Maxime Luere, mettono su un racconto davvero suggestivo che, seppur prevedibile, decisamente lascia il segno.

Con Buona Caccia, il regista Oliver Thomas della Red Dog Culture House, racconta in 17 minuti una storia molto particolare caratterizzata da animazione disegnata a mano, che appare come estremamente familiare, quasi fosse un prodotto dello studio Ghibli, anche se non certo a quei livelli.
Il corto, analizzandolo nell’insieme degli altri 17, e probabilmente il più complesso e ambizioso, con quella che pare una storia d’amore che non trova mai espressione fisica, se non quella dello sparire della magia naturale in sostituzione di quella creata dagli uomini.
L’episodio si impone fra gli altri con il suo stile, la profondità della storia, la caratterizzazione dei personaggi, e seppur schiava come gli altri episodi di un ritmo frenetico, ti scatena dentro una voglia matta di saperne di più, di vedere di più. Forse l’unico fra tutti gli episodi che meriterebbe un adattamento per un lungo metraggio.

Con La Discarica abbiamo veramente poco da dire. Il corto, seppur coerente con la follia di Love Death & Robots, appare come 10 minuti di grafica computerizzata dalla trama semplice e prevedibile, a tratti anche noiosa, con un vecchietto particolare ed un altrettanto particolare animale domestico. Il corto diretto da Javier Recio Gracia dello studio Javier Recio Gracia non è particolarmente significativo ma serve comunque allo scopo di riprendere fiato. Un attimo di stallo.

E qui, con Mutaforma, possiamo sventolare la bandiera italiana grazie alla regia del nostrano Gabriele Pennacchioli tratto da un racconto di Marko Kloos.
Con ancora una volta il fotorealismo in campo, Pennacchioli ci racconta una storia ricca d’azione, tensione, e fratellanza (nonché una punta di anti-razzismo), ambientata in Medio Oriente, con un plotone di militari e alcuni esseri particolari.
Degno di nota è l’emozionante finale. Un episodio da gustare.

Con Dare una Mano (l’ironia del titolo è qualcosa di fantastico), torniamo alla fantascienza ed in 10 minuti Jon Yeo dell’Axis Studios ci racconta una storia con inevitabili cenni a Gravity in cui un’astronauta si trova in una situazione di pericolo, alla deriva nello spazio e con poco ossigeno a seguito di un improbabile incidente.
Nonostante ci sian effettivamente dei rimandi al film di Alfonso Cuaron, la svolta nel cortometraggio è in linea con lo spirito della serie, quindi verte su toni più dark ed estremi in maniera piuttosto sorprendente. Magari non cerca il sensazionalismo come il film con Sandra Bullock, ma certamente ha i suoi momenti di pathos e tensione.

La Notte dei Pesci è sicuramente uno dei più strani e particolari cortometraggio della sequela presente in questa fantastica serie, in quanto il racconto di Joe Lansdale ci mette di fronte prima ad una domanda davvero affascinante, che trova risposta in un risvolto ancor più affascinante, ma che ovviamente nasconde toni dark. Degno di nota è lo stile d’animazione, già visto precedentemente in Valzer con Bashir di Ari Folman. Probabilmente sul podio dei migliori episodi della serie per il suo tono inizialmente terra-terra che esplode poi in un gioco di colori psichedelico.

Samira Wiley (direttamente da Orange Is the New Black ), è stata digitalizzata da dio dalla Sony Pictures Imageworks per il corto Dolci 13 Anni, un racconto diretto da Jerome Chen, con all’attevo una certa esperienza in numerosi blockbuster hollywoodiani. Qui abbiamo un più semplice esercizio di stile, in 14 minuti di meraviglia visiva e la sensazione di trovarsi di fronte a qualche cinematica di un videogioco mai uscito.

Dopo un po di leggerezza e tensione, anche se sempre con calma, Zima Blue ci riporta prepotentemente nell’animo di Love Death & Robots, con un tormentato artista la cui vita viene ripercorsa da una giornalista. Qui siamo nel contesto in cui il genere della fantascienza può esprimere tutta se stessa, ed infatti il racconto di Alastair Reynoldas e diretto da Robert Valley della Passion Animation Studios ripercorre la vita di un soggetto alquanto particolare, riservato ed alla ricerca di un senso del tutto. Non sveliamo di più per non rovinarvi la poeticità della cosa.

Con Punto Cieco abbiamo un altro momento di stallo, un piccolo momento in cui riprendere respiro, in quanto il corto di ben 8 minuti, infarcito di azione roboate, stile alla Mad Max, robottoni ed esplosioni, non fa altro che mostrarti una lunga sequenza di quanto ho appena detto, niente di più, niente di meno. Il finale prevedibile ma divertente. Potrebbe essere la base per un gioco per cellulari.

L’era Glaciale è il primo ed unico cortometraggio in live-action di questa serie, con protagonisti Topher Grace e Mary Elizabeth Winstead, ed è l’unico diretto personalmente da Tim Miller. Inutile dire che la puntata passa come arriva, in modo un po’ anonimo, ma senza evitare di lasciarti uno strano senso di “che cazzo ho appena visto?” come uno dei più classici episodi di Ai Confini della Realtà. Il rimando infatti a I piccoli uomini, o più recentemente alla parodia dei Simpson intitolata La Vaschetta della Genesi, è chiaro fin da subito. L’impatto della puntata ovviamente è sbalorditivo da un punto di vista visivo, seppur un po’ insipido alla fin fine.

Alternative Storiche invece, quasi alla fine della serie, torna ai tempi particolarmente dark e ironici, con il duo di Maldonado & Torres basato ancora una volta su un racconto di John Scalzi. La semplicità va a braccetto con la follia più totale, in un immaginario programma che ti permette di dare un’occhiata a come sarebbero potute andare le cose lungo la storia se qualcosa avesse modificato gli eventi così come li conosciamo. Ovviamente il tutto prende una piega irreale e totalmente dettata dal caso. Hitler è il protagonista indiscusso di questo cortometraggio di follia pura, ma la domanda alla fine rimane, cosa sarebbe successo se Lincoln avesse sparato per primo?

Ed arrivati all’ultimo episodio della serie, La Guerra Segreta, la sensazione di aver già visto qualcosa del genere la fa da padreone, in quanto ancora una volta abbiamo un sensazionale fotorealismo, un orda di mostri violenti e assetati di sangue (arricchiti da un’evocazione in stile Hellboy), ed i nostri eroi mutilati con immagini piuttosto crude.
Il regista ungherese Istvan Zorkoczy fa un grandissimo lavoro nell’adattare la storia di David W. Amendola, e il suo tocco già precedentemente visto nei trailer di grandi cult del videogioco come Assassin’s Creed, The Witcher e Final Fantasy XV è non solo riconoscibile, ma delizioso, solo che pare ancora una volta solo ed unicamente la cutscene di un videogioco mai uscito, ma che probabilmente vorremmo giocare tutti.