RECENSIONE – Mission: Impossible – Fallout

Era il 1966 quando la serie tv action di Bruce Geller venne mandata in onda la prima volta. Il suo titolo era Mission: Impossible, e nessuno avrebbe mai pensato che con l’omonimo film di Brian de Palma uscito nel 1996, 30 anni dopo la nascita della serie, questo franchise potesse diventare una vera e propria icona del cinema moderno, ma anche dell’intera storia del cinema. Diversi sono i registi che hanno messo le mani sul franchise, dal già citato de Palma a Brad Bird, fino ad arrivare al nostro Christopher McQuarrie, ed è proprio lui che negli ultimi anni sembra voler accompagnare questo franchise verso una precisa direzione, inzialmente presa con Mission: Impossible – Rogue Nation e continuata in questo Mission: Impossible – Fallout. Sesto film della saga che aspettavo con grandissima curiosità, dato che questa saga non mi ha mai deluso e mi era piaciuto quello che McQuarrie aveva fatto con Rogue Nation e dal materiale promozionale sembrava essere un sequel veramente degno di nota. Risultato? Non solo è un ottimo sequel, ma è anche uno dei migliori Mission: Impossible e, se permettete, uno dei migliori action degli ultimi tempi insieme a Mad Max: Fury Road.

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Okok. Capisco la vostra reazione, quindi procediamo con molta calma. In primis non credo che Fallout sia ai livelli di Fury Road, ma di certo insieme al film di Miller è uno dei migliori film d’azione degli ultimi anni. Ma perché? Iniziamo col parlare dell’uomo senza il quale il film non poteva raggiungere queste vette di qualità: Christopher McQuarrie. McQuarrie ha fatto un qualcosa di nuovo con Mission: Impossible, dato che fino ad ora nessun film della saga era un sequel diretto degli altri. Certo, tornavano sempre i personaggi e i loro rapporti si modificavano in base a quello che accadeva nei film, ma Fallout è stato concepito come un seguito diretto di Rogue Nation, cosa completamente nuova e che ho apprezzato ampiamente. Rogue Nation è un buonissimo Mission: Impossible, ma non portava niente di così innovatico, ma ecco che McQuarrie torna sotto steroidi e utilizza una regia, una messa in scena così ben curata e ispirata che il film risulta essere non solo una gioia per gli occhi in più momenti, ma anche una vera e propria dimostrazione di quanto McQuarrie sia un grande regista e di quanto il cinema action possa dare alla settima arte se le cose vengono fatte come dio comanda.

McQuarrie decide di portare la saga su un livello successivo tornando un po’ indietro, ovvero valorizzando i colori e quegli elementi tipici dei film di altri tempi. La fotografia tende a esaltare quelli che sono i due colori alla base del cinema stesso: il bianco e il nero. Il nero delle ombre spesso avvolge completamente l’ambientazione impedendo allo spettatore di vedere bene che cosa accade intorno a lui, sentendosi costantemente insicuro e minacciato esattamente come Ethan Hunt per tutto il film. Il bianco spesso esplode quando vi è molta luce, che diviene accecante, oppure nella scena della scazzottata nel bagno che ha fatto molto discutere per quanto è fatta bene. Una fotografia molto scura che mostra una cosa che adoro: la grana della pellicola. Infatti si rivela essere chiaro che McQuarrie ha girato gran parte del film in pellicola, e la cosa non avete idea del valore che dà alla bellissima fotografia del film. Attenzione, però, McQuarrie ha girato GRAN PARTE del film in pellicola, non tutto, e questa cosa si vede, e anche troppo. Nelle scene più movimentate (inseguimenti, stunt allucinanti con elicotteri e cose così) hanno ovviamente richiesto l’uso del digitale, per comodità, e purtroppo abbiamo dei momenti in cui sembra di avere una fotografia completamente diversa, e la cosa ti fa provare una fastidiosa sensazione di discontinuità.

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Continuità e immersione sono elementi fondamentali di questo Mission: Impossible – Fallout. McQuarrie vuole rendere lo spettatore partecipe il più possibile di quello che accade sul grande schermo, ed ecco che entra in gioco la sua regia estremamente fluida, limpida e con un paio di piani sequenza veramente fenomenali, in particolar modo quello del lancio dall’aereo, semplicemente pazzesco. Ovviamente McQuarrie non si limita ad utilizzare questa bellissima e raffinata tecnica cinematografica, vuole fare le cose veramente in vecchio stile così da far sentire allo spettatore il pathos di quei momenti. E quindi ecco che ogni singola acrobazia del film è stata realizzata usando degli stunt men, o meglio, solo Tom Cruise, ma di questo ne parleremo più avanti. Abbiamo ovviamente scazzottate da orbi come non si vedevano davvero da tanto tempo, in particolare la scena in bagno è qualcosa di veramente adrenalinico da quel punto di vista, ma per rendere il tutto il più immersivo possibile McQuarrie ha voluto curare il sonoro come pochi altri registi hanno saputo fare. I dettagli del suono sono così ben precisi e dettagliati che mi sembrava di stare veramente sul set accanto a Tom Cruise. La colonna sonora? Pazzesca. Lorne Balfe, uno dei pupilli di Zimmer (e si sente), rivisita il tema principale in chiave moderna, molto accattivante, perfetta per ogni scena, usando molti strumenti a percussione, piano forte (per dare al film un tono più classico) e violini per i temi molto più delicati, oppure un bel po’ di fiati per raggiungere livelli di pathos che, insieme alla bellissima regia di McQuarrie, sono veramente rari da trovare in film come questo al giorno d’oggi. Manco ve lo sto a dire: vi vedete questo film in sala e allora potrete vivere l’immensa esperienza che ho vissuto. Ve lo vedete in streaming? Beh, potrete tranquillamente dire di aver visto il film, ma non di averlo vissuto.

E’ tutto rosa e fiori questo film? Ovviamente no, e la cosa che più mi ha fatto veramente incazzare (non infastidire, proprio incazzare) è il fatto che il film poteva raggiungere delle vette di pathos ancor più alte. Abbiamo un paio di momenti in cui la situazione sembra aver preso una piega veramente tanto tragica, come poche volte si è visto in un film d’azione, ma poi ecco che torniamo alla normalità e scopriamo che quello che abbiamo visto o era una finzione oppure era una sorta di proiezione per far vedere allo spettatore quello che sarebbe potuto accadere da un punto di vista ipotetico. Una scelta che ha permesso a McQuarrie di girare delle sequenze da paura, delle scene di un pathos eccezionale, ma se poi mi dici che non è vero nulla allora mi posso un po’ innervosire. E’ come se mi stessero dicendo ‘Hey guarda! Possiamo fare queste cose bellissime ma non ci va.’. Come se questi film debbano per forza finire in un certo modo, senza commentare il fatto che ancora una volta la minaccia sono delle armi nucleari. Gestite in modo originale da McQuarrie, per carità, ma mostratemi qualcosa di diverso, per favore, ormai le solite bombe nucleari non funzionano manco più per far sentire la minaccia.

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Non esiste un film di Mission: Impossible senza Tom Cruise nei panni di Ethan Hunt. Per la sesta volta, Cruise torna nel suo ruolo più celebre e fa sempre un ottimo lavoro, è il ruolo perfetto per lui. Non recita come Al Pacino, figuriamoci, ma di certo fa bene il suo lavoro e si vede che lo fa con un passione immensa, altrimenti perché si ostinerebbe così tanto per fare in prima persona i suoi stunt? Cruise ancora una volta fa delle cose impensabili, come attaccarsi ad un elicottero in volo, guidarlo facendogli fare acrobazie impensabili solo dopo due lezioni di volo, saltare 106 volte da un aereo a 7000 metri alla velocità di 350 km/h, saltare da un tetto all’altro di Parigi spaccandosi una caviglia e sfrecciare a tutta velocità su una moto contro mano per le strade più trafficate della capitale francese. Non è questo che rende Tom Cruise un bravo attore, ma di certo fa capire quanto ci tenga al ruolo e alla saga stessa. Parlando invece del personaggio di Ethan Hunt ho apprezzato molto quello che McQuarrie ha fatto con il personaggio, facendogli affrontare ciò che più teme: Julia, sua moglie, interpretata da Michelle Monaghan. Moglie che Ethan ha amato con tutto sé stesso, ma che ha dovuto allontanare a causa della vita che è costretto a fare, ed è stato molto bello vedere Ethan riaffrontare questo lato di sé.

Un lato di sé che ha delle conseguenze anche sul resto del gruppo. Il personaggio di Ilsa Faust, sempre interpretato molto bene da Rebecca Ferguson, scopre che Ethan è molto più umano di quel che si possa pensare, e diviene un po’ spaventata da questo suo passato. Oppure pensiamo a Luther Benji, interpretati sempre da Ving Rhames Simon Pegg (e quest’ultimo continua a rivelarsi un comic-relief veramente molto gradito) che si ritrovano anch’essi di fronte a questo lato di Ethan e la cosa ha un certo effetto anche su di loro. In particolare devo menzionare Rhames a cui è stata data una scena veramente molto emotiva e che ha permesso all’attore di dare un’ottima perfomance. Ma nuovo film, nuovi personaggi. August Walker è un personaggio al centro di numerosi risvolti e reso molto badass e carismatico da Henry Cavill, che si sveste dei panni del Figlio di Krypton per trasformarsi in un personaggio veramente minaccioso solo per lo sguardo (e i baffi che finalmente possiamo ammirare a 360°) ma ancor più minaccioso risulta essere Solomon Lane, interpretato dal sosia di Bonolis Sean Harris, che torna come villain dopo Rogue Nation ancor più folle, ancor più incazzato e, come ho detto prima, inquietante del precedente film. Se le bombe non risultano essere una vera minaccia, beh, va detto che Solomon da solo ci riesce appieno.

Potrei dilungarmi e dire anche di quanto abbia apprezzato le perfomance di Vanessa Kirby e Alec Baldwin, ma credo di aver sviscerato per bene quelli che sono i veri punti forti e deboli del film. Mission: Impossible – Fallout merita davvero tanto. McQuarrie in ottima forma con un aspetto tecnico perfetto, sceneggiatura che casca negli stereotipi del genere (e della saga in particolare) ma che McQuarrie cerca comunque di trattare nel modo più originale possibile. Cast azzeccatissimo e in ottima forma, personaggi ben approfonditi e che riescono ad avere un momento di grande emotività tanto da renderli ancor più memorabile.
Detto ciò, andate a vedere assolutamente Fallout se qualche cinema lo manda ancora, altrimenti appena esce recuperatelo in bluray perché merita di essere gustato nel miglior modo possibile.

Se invece avete visto il film non esitate nel condividere la vostra opinione!


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