RECENSIONE – Monster Hunter

Finalmente Monster Hunter.

Aspettavo di vedere questa pellicola sin da quanto è stata annunciata, un po’ perchè sono fan di uno degli aspetti della famosa saga videludica, ovvero i mostri ed il loro design, ma anche perché avevo piacere di rivedere il ritorno della bella (anche se non proprio talentuosa) Milla Jovovich. Infine sapevo che il design sarebbe stata una parte centrale della bellezza del film, questo perchè dietro la sua realizzazione si nascondeva la Toho, meglio nota al grande pubblico per essere la casa di produzione che ha dato forma alla leggenda cinematografica di Godzilla, quindi di mega mostri se ne intende.

Mi dispiace dover dire che il film non è niente di che, non che sia pessimo, sia chiaro, ma mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca e con il desiderio (non in senso positivo), di voler vedere di più, come se la “storia” che ha cercato di raccontare fosse in qualche modo incompleta. In questo senso, nel bene o nel male, riproduce fedelmente una delle caratteristiche chiave dei giochi di Monster Hunter, il non avere una trama di base e dare spazio agli scontri con i mostri. C’è qualcosa di accennato, un tanto di background dei personaggi principali, giusto per non renderli totalmente anonimi, e ovviamente il carisma di grandi attori come Ron Perlman, o caratteristi come Milla Jovovich e Tony Jaa aiuta a farsi andare bene le poche informazioni che si hanno su di loro, ma niente di più.

Ho trovato davvero interessante e divertente un escamotage preso in eredità da Scream (badate bene, il film non ha niente a che vedere con il padre degli slasher), e che recentemente ha riproposto anche The Hunt della Blumhouse, di farci credere qualcosa all’inizio del film che poi si risolve velocemente in maniera inaspettata, ma le sorprese a livello di trama finiscono li. La pellicola è concentrata solo ed unicamente sul mostrarci quel mondo, i mostri, da insettoidi ributtanti ad affascinanti draghi che nuotano nella sabbia, da un Rathalos di una perfezione soprannaturale in quanto ad estetica, a una nave che solca il mare di dune. Tutto sembra urlare “questo è solo un accenno del mondo di Monster Hunter”, mettendoti l’acquolina in bocca per quello che potresti vedere in futuro, ed in effetti il film è costruito in un modo a metà fra bizzarro e incompleto, con la chiara intenzione di preparare il terreno per dei sequel che dubito arriveranno.

Come ci si poteva aspettare, dal punto di vista tecnico registico non è niente di che, anzi, spesso vediamo la mano incerta di un regista che non ha mai brillato se non in Punto di Non Ritorno, pellicola horror davvero molto buona prima del suo periodo Resident Evil; o Death Race, blockbuster senza cervello che tenta la modernizzazione dark di un capo saldo della cinematografica firmata Roger Corman.
La tendenza allo stacco continuo in un montaggio serrato è qualcosa che destabilizza, confonde e non ti permette di vivere l’azione veramente, però mi sento di scagliarmi contro questo film non come farei con altri polpettoni shooter di Bayiana memoria, visto il budget non enorme, ed anche se non si perdona come errore diciamo che si passa oltre e si trova il modo di farselo andare bene, guardando a qualcos’altro sempre inerente alla costruzione tecnica del film.

Se dal lato della messa in scena non brilla, lo fa invece da quello del design in CGI dei mostri, che rispetta la promessa di spettacolarità fatta dal regista durante la campagna marketing, come anche per quanto riguarda costumi, scenografie e fotografia. In alcuni momenti, soprattutto nel terzo atto, si percepisce la sensazione di un film che ha sbagliato decennio per uscire, qualcosa di più fine anni ’90 / inizio 2000, ma con la CGI di adesso. L’accostare effetto visivo a realizzazioni in computer grafica non stona per niente, regalando qualcosa che visivamente è davvero soddisfacente.

Una delle cose però che più mi hanno affascinato e confuso del film, è la natura della sua narrazione, e la sua costruzione. Come ho detto, la trama non esiste, ma fondamentalmente perché è accennata in modo molto leggero, e non ci interessa veramente. Ma la cosa strana è che, vedendo la pellicola, ad un’ora e 3 minuti dall’inizio, percepisci un senso di completezza, come se il film fosse finito, fosse arrivato al climax, confezionando un mediometraggio dignitoso. Poi ti accorgi che mancano ancora 40 minuti alla fine del film; ti domandi come potrebbero portare avanti la storia più di così? Semplice. Aggiungendo elementi che propongono una continuazione, così che tu sia interessato ancora di più a quel mondo, e chieda a gran voce un sequel.

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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