RECENSIONE – Motherless Brooklyn (NO SPOILER)

Direttamente dalla 14esima Festa del Cinema di Roma, vi portiamo la nostra recensione in anteprima di Motherless Brooklyn; film d’apertura della Festa, diretto, scritto, prodotto ed interpretato da Edward Norton. Straordinario attore, particolarmente noto per il suo caratteraccio, e probabilmente per questo decide di mettersi “in proprio” e divenire padre totale di quest’opera, che, in realtà, ha in cantiere da diversi anni e solo ora è riuscito a portarla alla luce.

Con tanta curiosità siamo andati in sala, e il risultato lascia con un po’ di amaro in bocca.

Motherless Brooklyn inizia col botto, con un’atmosfera noir anni ’50 meravigliosa, con una fotografia ben dosata, con delle bellissime ombre e tagli di luce, e una colonna sonora a cura di Daniel Pamberton, che accompagna i brevi titoli di testa e tutta la parte iniziale con un bellissimo e sensuale sassofono. Norton ci mostra una New York nebbiosa, evanescente, senza però che ci sia effettivamente della nebbia. Un’ottimo uso delle luci, delle inquadrature composte veramente, e un montaggio lento esattamente come dovrebbe essere per un noir, dove fedora e lunghi cappotti dominano sui corpi dei personaggi.

Ci sono degli enormi problemi, d’altro canto. Norton cerca di omaggiare anche fin troppo quel tipo di cinema, il che porta la pellicola ad essere troppo artificiosa, finta, di plastica. Una produzione tipicamente hollywoodiana che nemmeno ci prova nel rendere credibile, vera, organica, tangibile, quella New York ben lontana dai nostri tempi. Complice una fotografia fin troppo piatta, una color palette che va dal marrone all’arancione, colori molto caldi e accoglienti, che contribuiscono molto nel creare un’atmosfera noir, ma che cozzano con dei neon rosso vivo di alcuni locali. Il montaggio che prima è lento, e subito dopo incredibilmente dinamico nelle scene d’azione. Una musica che inizia con l’essere molto invitante, lenta e sensuale, ma che diviene veloce e decisamente troppo invadente subito dopo.

Insomma, questo Motherless Brooklyn mi è sembrato un film decisamente troppo finto, forzato nel cercare di creare alcune atmosfere, arrivando alla fine ad essere un film ovvio.

Willem Dafoe and Edward Norton in Motherless Brooklyn (2019)
Lionel Essrog (Edward Norton) e Paul Randolph (Willem Dafoe)

Si nota in particolar modo come Norton riesca a dirigere benissimo le scene ambientate in interni e in notturna, con delle bellissime inquadrature, dei bellissimi primi piani, che risultano essere quasi dei quadri, andando a creare un’atmosfera quasi teatrale, anzi, anche troppo (non tutti sono Kenneth Branagh, che riesce a fondere meravigliosamente teatro e cinema). Quando, però, ci troviamo di fronte a degli spazi più ampi, delle scenografie più importanti, di giorno, l’artificiosità della pellicola viene fuori in tutto il suo piattume, lasciando nello spettatore… nulla. Complice anche una pigra scelta di voler girare il film in digitale anziché in pellicola, che avrebbe sicuramente reso il film più organico, vero e vicino allo spettatore, rispetto alla freddezza e alla sensazione di finto che, in questo caso, lascia il digitale.

Un aspetto tecnico che non riesce nel rendere la storia più intrigante di quanto dovrebbe essere, in quanto Norton si perde un po’ nello scrivere una storia non troppo contorta, ma che porta il film a perdersi in quanto atmosfere e gestione dei personaggi secondari, gestiti non nel migliore dei modi eccezion fatta per un paio. Una storia di indagini, di misteri, di sfruttamento da parte di un capitalismo sempre più ruggente e pieno di voglia di rendere New York una meta turistica, a discapito di chi vive New York, di chi rende questa città quello che è.

Un capitalismo rappresentato perfettamente da un Alec Baldwin in grandissima forma (non a caso era inizialmente stato preso per il ruolo di Thomas Wayne in Joker), che ci viene sin da subito presentato come un personaggio potente, grande, minaccioso e autoritario. Baldwin è sicuramente l’attore che meglio se ne esce dal film, con una perfomance ben dosata, mai sopra le righe anche quando si rischiava di avere quel tipo di recitazione. Una perfomance elegante e ruggente, per un attore che sta dando del suo meglio negli ultimi anni, e che riesce nel darci questa recitazione grazie anche ad una regia con dei guizzi molto interessanti.

Alec Baldwin and Edward Norton in Motherless Brooklyn (2019)
Moses Randolph (Alec Baldwin) e Lionel Essrog (Edward Norton)

Detto ciò, nulla si può dire degli altri attori; Willem Dafoe ha dato un’ottima interpretazione nei panni di un uomo distrutto dalla società, e dalla famiglia, per i suoi ferrei ideali, ma anche Bobby Cannavale, nonostante il ruolo marginale, e non gestito benissimo, nei panni del collega stronzo e arrogante di Lionel, il nostro protagonista. Come non menzionare Gugu Mbatha-Raw, bellissima attrice perfetta per il fragile ruolo di Laura, fulcro del film, ma anche il grandissimo Bruce Willis, nei panni di Frank Minna, mentore del nostro protagonista. Dopo averlo ampiamente apprezzato in Glass, Willis torna sul grande schermo con un ruolo molto piccolo, ma che rimane impresso nella mente dello spettatore proprio grazie alla sua carismatica perfomance, perfetta per trasmettere allo spettatore la sensazione che questo personaggio sia una sorta di padre per il nostro protagonista.

Ed infine abbiamo il caro Edward Norton, nei panni del già citato Lionel Essrog: un uomo con la sindrome di Tourette che vuole fare l’investigatore. Norton non sarà un grande regista e sceneggiatore, come ha dimostrato con questo film, ma di certo si riafferma come grandissimo attore. La sua resa della malattia è perfetta, sopra le righe come dovrebbe essere e carica di comicità e umorismo, il che permette al film di prendersi poco sul serio per quanto riguarda questa caratteristica del personaggio, evitando di essere un tipico prodotto da Hollywood dove si cerca di fare la retorica e la morale su malattie di questo tipo. La morale e la retorica ci sono, ma legate ad altri tempi sempre cari all’industri filmica statunitense.

Un Norton che diverte, un Norton sciupato e stanco, un Norton che si trova sempre a disagio a causa della sua malattia ma non per questo meno motivato. Grande perfomance a 360° da parte di un attore che ha fatto pochi passi falsi nella sua carriera. Peccato che non abbia saputo dirigere il film come avrebbe, non dovuto, ma potuto fare (avendo lavorato con registi come Miloš Forman e Spike Lee qualcosa avrà assorbito da quel punto di vista, soprattutto visto che con quest’ultimo ha lavorato per La 25° ora) anche se riesce nel dirigere come si deve tutti gli attori a sua disposizione.

Edward Norton in Motherless Brooklyn (2019)
Edward Norton sul set di ‘Motherless Brooklyn’

La Festa del Cinema di Roma inizia, quindi, con una piccola delusione da parte di Edward Norton. Motherless Brooklyn risulta essere fin troppo artificioso, che non riesce a trovare una sua identità nonostante cerchi di omaggiare un determinato genere cinematografico che ha fatto scuola in tantissimi modi diversi. Un film che parla di una città, di un personaggio, senza madre, lasciati a sé stessi, ed anche lo stesso film risulta esser lasciato a sé stesso, con un Norton che avrebbe potuto fare molto, ma molto, di più. O forse no? Meglio che stia davanti alla macchina da presa, ma un’occasione in un futuro di certo non gliela toglie nessuno per rifarsi.

Vedremo cosa ci riserberà questo grande attore, e speriamo anche grande regista.