RECENSIONE – Pacific Rim: La Rivolta

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Guillermo Del Toro, lo sappiamo tutti, è un genio assoluto. Lo ha dimostrato con grandi film come Il Labirinto del Fauno e il recentissimo La Forma dell’Acqua, tant’è che riesce a risultare un grandissimo regista anche quando la materia trattata è un po’ meno ricercata del solito. Con Pacific Rim del 2013, Del Toro aveva confezionato un monster movie tamarrissimo, ma bellissimo sotto tantissimi aspetti; una lettera d’amore occidentale nei confronti del cinema kaiju e mecha giapponese, nato durante il secondo dopo guerra. Dopo anni e anni di peripezie, finalmente la Warner Bros. decide di dare luce verde al sequel del film, ma senza Del Toro. Stavolta alla regia c’è Steven S. DeKnight, noto per essere lo showrunner di Daredevil. Il film in questione è, ovviamente, Pacific Rim: La Rivolta, atteso da molti, anche se con aspettative piuttosto basse, come il sottoscritto e per una semplice ragione: l’assenza di Del Toro. Purtroppo, miei cari lettori, le mie paure erano più che fondate.

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Data l’assenza di Del Toro alla regia mi aspettavo un film sui robottoni che fanno a cazzotti con dei mostroni senza infamia e senza lode, un film che ti fa passare due ore tranquillamente ma senza lasciarti chissà che cosa dopo la visione. Invece questo Pacific Rim: La Rivolta è un monster senza lode, ma con tanta infamia. DeKnight cerca di assemblare un lato tecnico che si rifaccia allo stile colorato e in parte gotico di Guillermo Del Toro. La fotografia, stavolta a cura di Daniel Mindel, vuole essere colorata come quella vista nel film precedente, curata dal maestro Guillermo Navarro, ma, al tempo stesso, essere anche diversa, personale. Così anche la colonna sonora composta da Lorne Balfe, che comunque ha rivisitato il bellissimo tema composto da Ramin Djawadi per il primo e contro il quale tutto l’album di questo sequel non può nulla. Purtroppo il tentativo fallisce, ma non completamente, perché se c’è qualcosa da lamentare del film di sicuro questa non è l’aspetto tecnico.
DeKnight mette in gioco una regia che, alla fin fine, per quanto anonima in diversi punti, fa il suo dovere e le scene meno impegnate del film (ovvero quelle d’azione) risultano essere una vera gioia per gli occhi. I combattimenti non gasano come quelli del primo, ma riescono ad intrattenere, soprattutto grazie a DeKnight che non ha cercato di impiegare una regia che presentasse troppi movimenti di macchina, così da evitare di fare cazzate, però va detto che qualche zoom digitale di meno avrebbe fatto solo bene alla pellicola. Ottimi effetti visivi. Nonostante, come ben saprete ormai, non sia un fan della CGI va detto che questo Pacific Rim: La Rivolta ha degli effetti visivi veramente straordinari, che si amalgamano molto bene con le scenografie e la fotografia. In più i movimenti dei kaiju e degli jaeger non risultano essere troppo artificiosi, come invece successe con gli xenomorfi di Alien: Covenant (giusto per farvi capire quello che intendo).

GIF by Pacific Rim Uprising

Se l’aspetto tecnico presenta qualche piccola soddisfazione, invece la sceneggiatura, scritta a otto mani, incluse quelle dello stesso DeKnight, sarebbe da prendere e da buttare, così da riscriverne un’altra completamente diversa. Già di per sé era difficile scrivere una storia decente che potesse continuare il finale più che soddisfacente, seppur molto semplice, del primo film. Però Del Toro ha più volte dichiarato di avere delle idee per creare una vera e propria saga, ma a quanto sono state del tutto ignorate, perché la trama di questo Pacific Rim risulta essere semplicemente inutile, che finisce in modo banale e con taralucci e vino (vi giuro la sequenza finale con il personaggio di Boyega e Spaeny non la trovate nemmeno nel film più buonista di Muccino) e che, ovviamente, fa intendere la realizzazione di un terzo capitolo che già perde in partenza.
Il film, va detto, era iniziato bene, perché viene mostrata la situazione sociale e politica del mondo dopo la guerra kaiju, e non tutti se la passano bene. In primis il nostro protagonista, Jake Pentecost, figlio di Stacker Pentecost (il personaggio interpretato da Idris Elba nel primo film), e interpretato da John Boyega. Jake, nonostante sia figlio di un eroe mondiale, sceglie di fare una vita ai limiti della società, di rubare, di vivere la vita di strada, ficcandosi ovviamente nei guai. In queste prime scene vediamo gli jaeger in disuso buttati in discariche, quindi ancor più inquinamento. I pezzi vengono rubati e rivenduti dalla peggio gentaglia, i giganti scheletri dei kaiju si trovano ancora sparpagliati sulle coste statunitensi, e tantissime persone, tra cui terroristi, cercano di costruirsi degli jaeger personali, ma senza riuscirci e facendo solo casino. Peccato che tutto ciò dura veramente poco e risulta essere analizzato in modo fin troppo superficiale, come se le cose le avessero buttate sul copione senza curarsene.

Dopo questo promettente inizio arriva il disastro. Jake Pentecost che risultava essere un personaggio interessante, ma alla fine è solo la brutta copia di suo padre. Se il discorso di Stacker gasa tantissimo anche ora, quello che fa il giovane Jake è banale e senza delle parole che possano ispirare veramente i giovani piloti (ovviamente tutti caratterizzati come dei cestini per l’immondizia). Jake alla fine risulta essere il solito personaggio fatto per quei film che solamente gli adolescenti di 15/16 andrebbero a vedere e le cui frasi verrebbero ricordate solo da quei nerd che fanno i meme con le scritte gialle e bianche su Instagram. Ridicolissimo e fin troppo stereotipato il personaggio di Nathan Lambert, interpretato da Scott Eastwood, che tre secondi prima è il tipico bulleto belloccio, rompicazzo e arrogante, mentre tre secondi dopo è umile e amichevole. L’unico personaggio che si riesce ad apprezzare veramente è quello del Dr. Hermann Gottlieb, interpretato già nel primo film da Burn Gorman. Il personaggio è l’unico che risulta essere ben scritto dall’inizio alla fine perché è coerente con quello che era nel primo film. Anche se non c’è più quello humour che caratterizzava lui e il rapporto con il collega, il Dr. Newton Geiszler, interpretato sempre da Charlie Day, al quale è stato dato il ruolo più sbagliato che ci potesse essere. Purtroppo non ne posso parlare ampiamente per evitare gli spoiler, però posso dire che il personaggio è stato usato malissimo, una sua caratteristica/problema è stata affrontate con una superficialità da far schifo e ci sono scene in cui risulta essere ridicolo e decisamente troppo stereotipato, giusto negli episodi dei Power Rangers vedevo una cosa del genere. Il problema principale è che il personaggio di Newton è sempre stato piuttosto sopra le righe e simpatico, e pertanto dargli quel tipo di ruolo nel film è stata, semplicemente, una enorme cazzata e sono sicuro che la cosa si protrarrà anche per il terzo film.

Se Del Toro aveva dato personalità e carattere ad ognuno degli jaeger e dei kaiju apparsi, beh, DeKnight a malapena ci ha provato. Forse gli jaeger risultano essere più memorabili dato che appaiono per diverso tempo, mentre per i kaiju la cosa è davvero delirante, soprattutto se pensiamo che il loro ritorno è forzatissimo e del tutto inutile. Alla fine dei conti la situazione non è cambiato di una virgola, ed è questa la cosa che più mi dà fastidio. Il film non riesce a raccontare e a comunicare nulla di nuovo, nulla che rimanga impresso nella mente dello spettatore. Una trama banale e stupida che viene raccontata con uno stile quasi sempre anonimo, non c’è niente di nuovo, nessuna voglia di cercare di essere migliori del primo film, nessuna voglia di andare a scavare nel profondo di questo piccolo universo narrativo creato da Del Toro. C’è solo tanta voglia di  mostrare alla massa dei robottoni che si cartellano con i mostri giganti per la seconda volta e così da fare tanti soldoni. Sì, è vero, ci sono momenti in cui due jaeger combattono l’uno contro l’altro, è questa è effettivamente una novità che poteva essere interressantissima. Peccato che è stata sviluppatasenza alcun interesse da parte di DeKnight e degli altri tre sceneggiatori, tant’è che lasciano aperto un buco di trama enorme che non verrà mai riempito o spiegato.

science fiction film GIF by Pacific Rim Uprising

Quindi sì, boccio appieno Pacific Rim: La Rivolta. Parliamo di un sequel senza anima, senza pathos e senza nulla di nuovo da raccontare. Un aspetto tecnico che fa il suo dovere, ma al tempo stesso piuttosto anonimo e senza cuore. DeKnight passa dal piccolo al grande schermo, e forse è meglio se torna da dov’è tornato, perché tutta la poesia di Del Toro che abbiamo respirato nel primo film è stata del tutto cancellata in questo secondo capitolo. Se lo consiglio? Assolutamente no. Mi spiace molto dirlo, ma fidatevi che a separare questo film da quelli della saga di Transformers è soltanto l’aspetto tecnico.

Se invece avete visto il film non esitate a lasciarci la vostra opinione!