Recensione “Room”

Era da un po’ che dovevo recuperarlo e finalmente, nonostante sia uscito da diverso tempo ho potuto vedere Room di Lenny Abrahamson. E mi aspettavo un film di un certo livello, data la positiva accoglienza da parte di critica e pubblico, però non mi sarei mai aspettato un film così emotivamente potente e coinvolgente.

Sappiate che parlerò del film facendo degli spoiler che non potrebbero guastarvi la visione nel caso il film non l’abbiate ancora visto. Non sono spoiler del tipo “Aaaaah guarda che lui muore!”, però alcuni sono necessari perché altrimenti parlare del film sarebbe impossibile.

Perciò:

ALLARME SPOILER PICCOLI MA PERICOLOSI!!!!

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Il film è tratto dal romanzo Stanza, letto, armadio, specchio di Donoghue Emma e quest’ultima ha scritto anche la sceneggiatura del film e molto probabilmente la trasposizione cinematografica è fedelissima al libro. Sicuramente un pregio per il film ma non è per niente un pregio per la sceneggiatura che ne ha tanti altri. Il film è abbastanza lento dato che i due protagonisti sono costretti a stare in una stanza minuscola e quindi non può avvenire granché, ma si assicuro che il film non annoia mai grazie alla caratterizzazione dei personaggi e come vengono costruiti i rapporti tra di essi. Il bello del film è osservare il cambiamento psicologico di un personaggio, la sua evoluzione, come cambiano i rapporti tra di essi. Ma abbiamo anche diversi momenti di tensione che ci terranno col fiato sospeso e non poco. Sarebbe interessante anche vedere come Donoghue ha scritto il libro, così da capire se anche leggendo il film si possa provare le stesse emozioni. Però per me che preferisco i film ai libri la vedo dura ma provare sicuramente non fa male.

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Ma ciò che più mi ha stupito è la regia di Abrahamson che riesce a darti l’impressione che la stanza sia molto più grande di quel che è perché il personaggio di Jack, essendo nato lì, per lui la stanza è il mondo, come lo è per noi la Terra e perciò per lui quel posto è molto più ampio. E ciò poi renderà la scena finale ancor più bella e profonda. Per non parlare del fatto che Abrahamson è riuscito . Abrahamson riesce anche a farci capire cosa provano esattamente i personaggi in determinati momenti, come nel momento in cui per la prima volta Jack riesce a vedere il mondo, e in particolare il cielo e gli alberi. Un momento da pelle d’oca non solo per la regia incredibile ma per la perfomance di Jacob Tremblay e della colonna sonora che accompagna quel momento.

Infatti la colonna sonora viene usata perfettamente perché è composta da pochissimi brani, dei quali non tutti composti apposta per il film, e quei brani vengono impiegati solamente nei momenti in cui la colonna sonora è l’unica protagonista della scena. Mentre in tutte le altre scene dove abbiamo dialoghi oppure altri effetti sonori non abbiamo musiche ad accompagnare il momento.

Infine per raggiungere il massimo dell’emotività abbiamo i personaggi interpretati magistralmente da attori che non sono così conosciuti.

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In primis Brie Larson nei panni di Joy Newsome, chiamata per la maggior parte del film Ma dal figlio Jack. Il ruolo l’è valso l’oscar come miglior attrice protagonista e dire che è meritata sarebbe un eufemismo. La Larson ha dato prova di grandissimo talento in questo ruolo molto particolare perché è un personaggio verso il quale spesso proveremo antipatia in alcuni momenti però per tutto il film non potremo che provare pietà e compassione per lei. Insomma, è una donna che ha passato sette anni della sua vita in un capanno minuscolo di un pazzo. Il personaggio non subisce una grandissima evoluzione, ma è interessante vedere come si evolverà il suo rapporto col figlio e soprattutto col mondo che in sette anni potrebbe essere abbastanza diverso da come l’ha lasciato. Per non parlare poi delle relazioni personali: come reagirebbero i genitori e gli amici? Sono ancora le stesse persone che conoscevi prima di finire nella stanza? Tutte domande che ti poni mentre ti trovi lì, in quel capanno con Joy e Jack.

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Ma la più grande sorpresa del film è stata la perfomance di Jacob Tremblay, un attore di soli otto anni che è riuscito a tenere testa a un’attrice come la Larson se non addirittura a superarla in bravura in alcune scene. E ha solo otto anni!! L’unico caso in cui ho visto un bambino recitare molto bene è stato in Babadook dove Noah Wieseman interpretava quel rompi coglioni di Samuel Vanek. Mi chiedo come sia possibile che un bambino sai così consapevole del personaggio che sta interpretando. Secondo me, anche se come cosa è un po’ azzardata, Jacob meritava molto di più l’oscar rispetto a Ryalnce. Sì, l’ho detto. Per quanto Rylance sia stato bravo il piccolo Tremblay mi ha trasmesso delle’mozioni molto più forti. Il suo personaggio Jack secondo me è il vero protagonista della storia perché è lui il personaggio che si evolverà, dato che è nato nella stanza e per i primi cinque anni ha vissuto lì senza aver visto nemmeno una volta il mondo che c’è fuori. E quando finalmente riuscirà a mettere piede all’esterno, con quella scena capolavoro (perché quella scena in particolare è un capolavoro) in cui vede il cielo per la prima volta inizia il suo rapporto col mondo. C’è anche da tener conto che l’unica persona con cui abbia instaurato un rapporto è proprio la madre e nessun altro ed è anche interessante vedere come si relaziona con gli altri.

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Infine volevo parlare del personaggio di “Old” Nick, interpretato da Sean Bridgers ed è colui che tiene prigionieri Joy e Jack all’interno del capanno. E’ un personaggio a dir poco interessante perché è la crudeltà umana fatta a persona. Ho sentito delle critiche ante proprio dal fatto che la motivazione che spinge Nick a rinchiudere Joy non viene spiegata, ma probabilmente una motivazione nemmeno ce l’ha perché è un folle, uno che fa queste cose solamente perché gli va o perché magari vuole sentirsi padrone di qualcuno. Credo però che la cosa spiegata o meno non guasta il film anzi, io preferisco che non ci venga mostrata la motivazione cosicché lo spettatore può dare una sua interpretazione al film. Altre critiche rivolte al personaggio di Nick è che spesso faccia delle scelte che lo ritraggono come un idiota. E’ vero e posso capirle però ripeto che Nick è un pazzo, un uomo che apparentemente sembra normale e che ragione in modo razionale ma non è così, lui ha una mente disturbata e perciò che spesso, anche in base alle situazioni, agisce in maniera impulsiva.

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Questo è quello che penso di Room, un film emotivamente molto potente, con dei personaggi scritti benissimo e interpretati meglio.  Il tutto accompagnato da una regia coinvolgente, una colonna sonora che ti fa venire la pelle d’oca solamente pensandola e una fotografia fredda ma che rende perfettamente la visione che ha Jack del mondo esterno.

Consiglio a tutti di vedere il film anche se alcuni potrebbero trovarlo un po’ lento, ma mi riferisco a chi il cinema non lo apprezza appieno e preferisce film un po’ meno impegnati. Ma per tutti gli altri vi invito a cercare il cinema più vicino a voi che proietti ancora il film e di andare a vederlo il prima possibile. Altrimenti potete anche aspettare che esca in home video, ma comunque sia dovete assolutamente recuperarlo.

VOTO 9+

 

 

 

 

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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