RECENSIONE – Scary Stories to tell in the Dark (NO SPOILER)

È il 1968, quel capolavoro de La notte dei morti viventi di George A. Romero è appena uscito nelle sale, e in tutti gli Stati Uniti si percepisce un’aria di forte cambiamento sociale, anche in cittadine isolate come Mill Valley, i cui giovani abitanti devono esser pronti ad affrontare cose anche ben peggiori della loro “tranquilla” vita. O forse no?

Questo è l’incipit che sta alla base di Scary stories to tell in the dark, film horror tratto dall’omonima serie di libri per ragazzi scritta da Alvin Schwartz, con soggetto di Guillermo del Toro, grande appassionato dei libri, diretto dal norvegese André Øvredal, già regista del famoso Trollhunter, e in uscita il 24 ottobre.

Film che abbiamo avuto modo di vedere in anteprima a Milano, e di cui andremo a parlare quest’oggi, per capire se può essere un buon horror da vedere sotto il periodo di Halloween.

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Ammetto di non aver mai letto nessun libro di Schwartz e, anzi, di non conoscerli nemmeno prima dell’arrivo di questo film, che, ciò nonostante, mi interessava non poco, vista la forte presenza di un immenso artista, e grande esperto del genere horror, come del Toro. Infatti, nonostante il film non sia stato diretto dal noto cineasta messicano, possiamo percepire in tutta la pellicola la sua mano, in quanto si è imposto, anche come produttore, riguardo alcuni aspetti tecnici, come la creazione delle creature, che hanno conferito al film alcune caratteristiche tipiche del cinema di del Toro.

La CGI è ridotta all’osso, è presente solo in un paio di inquadrature nel terzo atto della pellicola, mentre per il resto make-up ed effetti speciali dominano per tutto il film, rendendo i mostri molto credibili, spaventosi e visivamente spettacolari (soprattutto perché rispecchiano fedelmente lo spirito che caratterizza le bellissime illustrazioni di Stephen Gammell), il tutto grazie anche ad una buona fotografia da parte di Roman Osin, fedele collaboratore di Øvredal da qualche anno.

Una fotografia, che insieme alla scenografie, riesce nel creare un’atmosfera molto gotica, con ombre bluastre e calde e fioche luci ad illuminare la scena. Insomma, un’atmosfera in pieno stile del Toro, ma ciò non toglie che il norvegese Øvredal non abbia fatto nulla.

Zoe Margaret Colletti and Michael Garza in Scary Stories to Tell in the Dark (2019)
Ramòn Morales (Michael Garza) e Stella Nicholls (Zoe Margaret Colletti)

La regia di Øvredal non è niente di particolarmente virtuoso. Si usano spesso i jump scare a buon mercato per spaventare lo spettatore (non terrorizzare), ma per questa volta bisogna fare un discorso leggermente più ampio, in quanto gli jump scare, caso strano, funzionano proprio grazie ad una costruzione del momento, della suspense, da parte di Øvredal, che porta lo spettatore a trattenere il fiato fino alla fine, per poi esplodere con un jump scare banalotto, ma funzionale.

Ed è esattamente questo che è il film: banale, ma incredibilmente funzionale, e per questo è proprio quello di cui il cinema moderno aveva bisogno.

Øvredal non ha voluto fare un horror alla The VVitch, bensì un’avventura horror che si fonde con quella magia fanciullesca tipica dei film di Steven Spielberg degli anni ’80 prodotti dalla Amblin. Film veramente ben fatti, con una bellissima storia e dei bellissimi personaggi, con i quali siamo cresciuti, bene o male, tutti noi e che ci hanno fatti appassionare al mondo del cinema.

Scary storie sto tell in the dark  è esattamente questo tipo di film; un film per ragazzi, la cui età va dagli 11 ai 15 anni, che vogliono passare la notte di Halloween in compagnia con un bel film horror. E allora cosa gli fai vedere? The Babadook di Jennifer Kent? Nosferatu di Murnau? No, gli fai vedere un horror leggero, con una trama che coinvolge, che intriga, con una buona messa in scena, con dei personaggi nei quali si possano rivedere, e con qualche momento di grande suspense, da far esplodere con un divertente jump scare, per farsi anche due risate. Per questo sono stati assoldati i fratelli Dan e Kevin Hageman per scrivere il film, che in passato hanno scritto pellicole come The LEGO Movie.

Austin Zajur in Scary Stories to Tell in the Dark (2019)
Chuck Steinberg (Austin Zajur)

Ciò nonostante, i due fratelli, ispirandosi chiaramente ai film di del Toro, hanno voluto inserire un background sociale e politico veramente importante. Richard Nixon sta per salire al potere, la guerra del Vietnam è uno spettro che si abbatte su tutto il paese e i suoi abitanti (e i nostri personaggi non sono esenti da tale paura, anche se molto giovani) e il razzismo è ancora una malattia estremamente radicata nel paese (non che oggi sia migliorata di così tanto).

Infatti nel film è facile notare che, nonostante la presenza di terribili mostri come la Donna Pallida o il Jangly Man, il vero terrore arriva dagli esseri umani, da un bullo psicopatico che non vede l’ora di andare in guerra per fare fuori altri esseri umani, da un poliziotto razzista, da una famiglia aristocratica che nasconde un terribile segreto, ed usa come capro espiatorio il diverso, il più debole. Un film che sicuramente risulta essere molto leggero, per ragazzi, ma che sicuramente nasconde qualcosa in più, caratterizzato anche da un finale tutt’altro che idilliaco, quasi senza speranza.

Natalie Ganzhorn in Scary Stories to Tell in the Dark (2019)
Ruth Steinberg (Natalie Ganzhorn)

Lo so bene che l’Horror con la ‘H’ maiuscola è quello angosciante, che ti prende a pugni dall’inizio alla fine e, soprattutto, che non impiega baracconate come gli jump scare per terrorizzare lo spettatore. Ma per appassionarsi al cinema, e a quello horror in questo caso, c’è bisogno di film come Scary storie sto tell in the dark. Ce n’è un incredibile bisogno perché oggigiorno il cinema horror commerciale risulta essere infestato da spazzatura vera e propria, che sputa sopra pellicole che hanno fatto la storia come Halloween di Carpenter. Pertanto sono incredibilmente contento di quello che è questo film, perché magari questo Halloween dei ragazzini decideranno di andare a vedere Scary stories to tell in the dark, ricco di passione per il cinema, anziché una monnezza vera come può essere IT – Capitolo 2.

Detto ciò, non consiglio la visione di questo film in sala, a meno che non abbiate dagli 11 ai 15 anni, perché è quello il range d’età a cui si riferisce il pubblico, ma se volete passare la sera di Halloween al cinema, con degli amici, con un horror che non pretenda troppo, allora Scary storie sto tell in the dark, che ricordo uscirà il 24 ottobre, è proprio quello che fa per voi!

Andrea D'Eredità

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