RECENSIONE – Smetto Quando Voglio Masterclass

Il cinema italiano dopo anni caratterizzati solamente da commedie talmente stupide, volgari e mal fatte da esser ritenute l’anti-cinema per eccellenza, a eccezione di un paio di casi. Ma negli ultimi due anni, soprattutto col 2016, il cinema italiano è tornato ad esser caratterizzato da film decisamente degni di nota, come Lo Chiamavano Jeeg Robot oppure Perfetti Sconosciuti.  3 anni fa uscì nelle nostre sale un film molto innovativo per la regia e la sceneggiatura di Sidney Sibilia, ovvero Smetto Quando Voglio. Un po’ cavalcando l’onda del successo, un po’ per voler continuare a fare qualcosa di nuovo ecco che Sibilia torna quest’anno con il sequel del film in questione, ovvero Smetto Quando Voglio Masterclass. Sibilia avrà dato vita ad un film interessante come il suo predecessore oppure avrà creato un film senza spirito fatto solo per soldi?

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Col primo film Sibilia aveva dato vita ad un prodotto a dir poco degno di nota, innovativo, con delle gag divertentissime che ancora oggi ripensandoci mi viene da ridere. Come quella del panino con la frittata, una scena magnifica. Sibilia aveva dato vita ad un film che essenzialmente si basa sulla trama di Breaking Bad e poi crea tutta la trama e le gag parodizzando quella che è la nostra società, senza andare a fare la morale o chissà quale pippone. Sibilia voleva solo far ridere ma nel giusto modo e ci è riuscito. Con Smetto Quando Voglio Masterclass il caro regista nostrano non si smentisce assolutamente e dà vita ad un altro film molto leggero, ma fatto molto bene per essere quello che è.

Le carte in tavola cambiano notevolmente, mentre il primo film è essenzialmente una commedia questo sequel è più un film action con delle gag qua e là decisamente meno divertenti rispetto al primo, ma comunque memorabili. Pertanto il film presenta più scene action, che nel primo film erano praticamente assenti, girate benissimo. Come ho già detto, il primo film prendeva chiaramente spunto, come dichiarato anche dallo stesso Sibilia, da Breaking Bad. Infatti la trama di base parla di questi ricercatori universitari con delle menti a dir poco brillanti che però vivono in una situazione quasi precaria a causa del malfunzionamento della nostra società. Così, per fare soldi, Pietro Zinni crea una droga con una nuova molecola dando vita ad una smart drug legale, dato che la nuova molecola non è ancora ritenuta illegale. In Smetto Quando Voglio Masterclass la trama chiaramente non è la stessa, e Pietro Zinni e la sua banda devono collaborare con la giustizia per avere la fedina penale pulita e così tornare in libertà. Sibilia quindi lascia stare Breaking Bad ma si ispira stavolta ad un grande film del 2000, ovvero Snatch di Guy Ritchie.

Le somiglianze con il capolavoro del regista inglese le si riscontrano già dal primo film, dato che si parla comunque di un gruppo di personaggi molto comici che collaborano per completare un obbiettivo, ma Sibilia si è ispirato palesemente a Snatch per un semplice elemento del suo film: la musica. E’ palese che Sibilia per la colonna sonora di Smetto Quando Voglio Masterclass si sia ispirato alla colonna sonora di John Murphy. Nel film ritroviamo delle rivisitazioni dei temi principali di Snatch, quali Klint Diamond e Mad Flute. In più se contate il fatto che Sibilia si sia voluto concentrare più sull’aspetto action del film è chiaro che stavolta ci avviciniamo più a Snatch che a Breaking Bad.

Nonostante i cambiamenti di atmosfera e di trama, Sibilia non si smentisce per l’aspetto tecnico, tale e quale al primo film. La regia è ben curata e limpida nelle scene d’azione, con una costruzione delle immagini curatissima e in un paio di momenti geniale. Basti pensare che è riuscito a costruire una scena in cui come soggetto hai un personaggio fisso al centro ma la vera azione si svolge su altri piani dell’inquadratura. Il vero punto forte di tutto l’aspetto tecnico, però, è la fotografia di Vladan Radovic. La saturazione dei colori viene portata al massimo e si creano delle immagini coloratissime con un’aura molto particolare e surreale. Sembra quasi di essere perennemente persi un trip dovuto alle stesse droghe che i nostri protagonisti spacciano. Il che può non piacere a tutti, l’atmosfera surreale che si crea è molto particolare ma è qualcosa di nuovo, di mai visto anche a livello mondiale, forse, e personalmente mi piace tantissimo. Ci sono anche un paio di scene con due effetti speciali fatti però con una certa cura, il che non è da ritenere scontato calcolando il tipo di produzione che di solito si cela dietro i nostri film.

La trama del film Sibilia l’ha trattata in un modo che mai mi sarei immaginato, andando ad incastrare il film in una particolare timeline. Una scelta secondo me geniale, anche qui innovativa, che purtroppo comporta un finale scontato, che noi già conosciamo. Pertanto la tensione che dovrebbe esserci in alcune scene non la senti addosso. Nonostante ciò, la trama risulta davvero divertente ed ho apprezzato ancora una volta come Sibilia abbia voluto parodizzare il nostro paese attraverso delle gag molto leggere ma geniali. Come per esempio la questione della Metro C a Roma, una linea in costruzione da 4 anni, credo, forse anche qualcosina di più. C’è da dire però che la trama non mi ha fatto impazzire per un semplice motivo: è troppo pretenziosa. Sibilia con il finale crea una situazione talmente massiccia e più simile ad un action blockbuster hollywoodiano. Calcolando anche quel montaggio alla fine che preannuncia in modo assolutamente non velato un finale in pompa magna mi fa un po’ storcere. Era molto meglio se si rimaneva dentro le righe ma se la materia viene trattata in un certo modo può venir fuori ancora una volta un film interessante. Anche l’inserimento di oggetti iper-tecnologici, quasi fantascientifici, come il cannone a impulsi, non mi hanno fatto particolarmente impazzire. Questo perché Sibilia aveva dato vita ad un soggetto molto originale 3 anni fa, e doveva per forza inserire qualcosa all’interno di questo sequel che fosse più sopra le righe del normale per poter creare una situazione diversa. Però c’è da dire che il tutto viene ben contestualizzato ed ogni gadget ha il suo scopo nonostante tutto.

A rendere il tutto più comico sono ovviamente i personaggi, anche se purtroppo la maggior parte di essi sono rimasti un po’ in disparte, senza subire una vera e propria evoluzione. Il che ci può stare, perché alla fine i personaggi ce li hai già ben costruiti, però, per esempio, i due latinisti che nello scorso film avevano un ruolo ben definito questa volta risultano molto bidimensionali e non fanno altro che parlare alcune frasi in latino per farsi riconoscere.

Ciò è dovuto al fatto che al centro della storia Sibilia abbia voluto mettere principalmente Pietro Zinni, interpretato da Edoardo Leo. Leo è un grande attore sia comico che drammatico, ed è anche un bravo regista, dato che è stato quasi sempre al centro di film degni di nota e speriamo che continui così. Pietro essenzialmente non è cambiato dall’ultima volta che lo abbiamo visto: ha sempre problemi con sua moglie, Giulia, che qui ha comunque un ruolo molto importante e Valeria Solarino è stata bravissima. Sempre un po’ impacciato quando si trova a delle situazioni per lui inedite, dato che parliamo comunque di un neurobiologo, e emerge anche il suo lato più egoista, una caratteristica che mette tutti gli altri suoi compagni e amici su un secondo livello, come se la loro opinione non contasse poi così tanto. Mi hanno invece colpito i nuovi personaggi, in primis la detective Paola Coletti interpretata da Greta Scarano, già vita in ottima forma in Suburra di Sollima. Coletti è una detective che punta essenzialmente a fare carriera, soprattutto con l’occasione che le si palesa davanti con la questione della Banda dei Ricercatori. Ma alla fine del film cambierà idea e capirà che c’è qualcosa di più oltre alla carriera e pertanto la situazione poi prenderà una svolta scomoda, ma purtroppo non inaspettata data la timeline in cui si colloca il film. Un personaggio molto bello e ben scritto con cui empatizzi soprattutto grazie alla perfomance della Scarano, che poi sarò io, ma mi sembra la versione italiana di Kate Mara. Fate voi.

Ci sono state delle new entry anche per quanto riguarda la banda in sé, ovvero Giulio, Vittorio e Lucio. Tutt’e tre sono dei personaggi molto divertenti, soprattutto i primi due, dato che Lucio non ha un grandissimo spazio all’interno della vicenda ma viene inserito solamente per poter contestualizzare la presenza dei già citati gadget iper-tecnologici. Mentre Giulio e Vittorio sono spesso al centro di scene molto divertenti. Soprattutto Giulio, che è il soggetto di una delle scene meglio girate e più divertenti di tutto il film. In più tutti gli interpreti dei personaggi sono stati molto bravi, d’altronde a livello di cast Sibilia ha fatto delle ottime scelte.

Sempre parlando del cast non posso tralasciare le vecchie facce, come Pietro Sermonti e Paolo Calabresi, corrispettivi interpreti di Andrea De Sanctis e Arturo Frantini. Sarà che i due attori sono anche presenti nella serie Boris, che adoro e che ritengo essere un qualcosa che trascende la semplice serie tv italiana, ma i loro personaggi sono fantastici. Adoro vedere come De Sanctis, esperto antropologo, mostra di essere in grado di relazionarsi con tutte le tipologie di persone, in particolare i romani, quelli che parlano tutti sbiascicati, ignorantissimi e la scena del porto, i dialoghi tra De Sanctis e lo scaricatore sono fantastici. Sarà anche il fatto che io, essendo di Roma, riconoscendo in parte quel modo di parlare, che io stesso molte volte parodizzo e uso, mi fa particolarmente ridere. Mentre Arturo è un personaggio divertentissimo perché è un archeologo che ama la storia, in particolare quella romana, e ho adorato il fatto che venga visto come quello che “interrompe i lavori della Metro”. Per chi non lo sapesse, qui a Roma in ogni cantiere esistente si trova sempre un qualche reperto tra le palle e di conseguenza i lavori si fermano finché questo non viene rimosso. Arturo rappresenta proprio quell’aspetto della società, un aspetto che nel primo film non era stato mostrato ma ecco che Sibilia coglie la palla al balzo e ti crea delle scene divertentissime usando quel pretesto. Basti pensare a come ci viene introdotto il personaggio a inizio film, oppure a quello che combina durante la fuga nel Foro di Augusto e la sua reazione.

In conclusione, Smetto Quando Voglio Masterclass non raggiungerà il suo predecessore per quanto riguarda la comicità e l’originalità, ma era abbastanza impossibile battere in originalità un film che è il tuo predecessore. Nonostante ciò, Sibilia si dimostra ancora una volta un abilissimo regista e soprattutto sceneggiatore, visto come abbia voluto modellare la storia e come abbia voluto collocarla nella timeline di questa sua trilogia. Forse sta facendo un po’ troppo di quel che avrei immaginato, sta dando vita ad una trilogia degna dei blockbusteroni ignoranti hollywoodiani, e personalmente non vorrei proprio questo. Ma se la materia action viene ancora una volta trattata come in questo film, citando altre opere cult del cinema, mi fa solo che piacere.

Consiglio la visione del film e soprattutto del suo predecessore se non l’avete ancora visto, perché sono film come questi che portano una bella ventata d’aria fresca al panorama del cinema nostrano.

Voi che ne pensate? Se avete visto il film fatemi sapere la vostra!

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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