RECENSIONE – Suicide Squad

Abbiamo parlato di Suicide Squad a caldo sulla pagina Facebook, dove per lo più lo abbiamo elogiato, ma non dimentichiamoci che la critica onesta cerca anche il problema, ed il voto di un film si assesta proprio per via dei difetti, un po’ come i punteggi nella ginnastica artistica.

Quindi andiamo con una recensione più approfondita.

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Il carcere di Belle Reve è noto per essere una sorta di base militare fantasma, nascosta dai radar del giornalismo e della cultura popolare. Un carcere di massima sicurezza dove i criminali peggiori di sempre vengono rinchiusi per via di una legge particolare, che raggruppa queste persone nell’insieme dei terroristi, a cui quindi vengono attribuite regole particolari.

Il film ci introduce ad una realtà molto particolare che si assesta dopo gli eventi di Batman V Superman: Dawn of Justice. Superman è morto e Amanda Waller (Viola Davis) si domanda quale ruolo avrebbe l’umanità se il prossimo Superman non fosse così incline a seguire gli ideali di vita americani. Qui ritroviamo un parallelismo che abbiamo visto nel film di Snyder, ovvero che in realtà Superman non è altro che il sogno di un contadino del Kansas, e che quindi la diffidenza verso esseri di tale potenza è giustificabile. L’agente governativo Waller allora si domanda chi fermerebbe un eventuale Superman malvagio, chi potrebbe tenere testa ad un’arma di tale potenza?

suicide-squad-v1-489371Nel contesto che il film ci mostra proprio all’inizio vediamo una Waller intenta a riproporre una sua idea ai colleghi del governo, la Task Force X, una elite guidata dal governo composta da super-criminali obbligati a fare qualcosa di buono, un sinistro parallelismo al fatto che questi individui, in quanto nemici della società, non abbiano più diritti e che quindi possano essere usati come carne da macello. La premessa potrebbe risultare ridicola, ed in una scena il personaggio di Rick Flag, (che viene presentato come un militare a capo della squadra, quando invece lo si può ritenere un membro effettivo arruolato sotto ricatto), spiega alla Waller come potrebbe tranquillamente mettere insieme una squadra di mercenari ben più efficienti e addestrati della banda di farabutti che gli ha presentato. Logico, si, ma non è questo è il punto. Il vero punto è il terrore soffocato con uno sguardo inespressivo che Amanda Waller usa per non mostrare rivelare la paura che ha verso l’escalation di meta-umani in circolazione. Un perfetto specchio della più grande pecca dell’umanità, la paura di ciò che non riesce a controllare, e la scusa che utilizza per farne un nemico.

Nella sequenza iniziale il film ci presenta i personaggi, venendo così incontro al problema principale di questi film corali, la mancanza di caratterizzazione. Il film dona un occhio speciale a Deadshot e Harley Quinn, in quanto personaggi con un background a cui necessità un maggiore approfondimento, proprio perché l’intento del film non è quello di farci immedesimare in personaggio cattivi, ma quello di trasformare, seppur in apparenza, villain in anti-eroi. E questa è una delle cose più riuscite del film, a partire dal momento nel quale la colonna sonora ci fa sentire la frase “you don’t own me” fino ad arrivare al termine della pellicola dove Bohemian Rhapsody ci intona la musica di persone condannate a subire la loro colpa, ma che in qualche modo cercano redenzione.

Bohemian Rhapsody ci intona la musica di persone condannate a subire la loro colpa, ma che in qualche modo cercano redenzione

Detto questo in una sorta di prefazione devo dire che, visto il paragone che molti critici fanno, il film mi è piaciuto molto di più di un mucchio di pellicole Marvel o Fox. Non tanto perché serva un paragone, anzi è piuttosto inutile, ma perché David Ayer con questo film ha si voluto portare avanti uno stile che i Marvel Studios hanno adottato per alcuni loro prodotti, ma con un’identità particolare, che lo stesso non sacrifica ciò a cui la Disney/Marvel ci ha abituati. Aver ci ha presentato la squisita ricetta Marvel dicendoci: “Guarda che con un po’ di cipolla viene più gustosa“, modificando quindi quel tanto che basta per avere un proprio io. Una pellicola riempitiva, terzo capitolo del DC Extended Universe, che poteva benissimo non esistere e se fosse stato non ne avremmo sentito la mancanza, ma che ci ha permesso di dare un occhio più approfondito a quel mondo in cui gli dei camminano sulla Terra, forze soprannaturali incontrollabili reclamano il loro posto alla luce del sole, e piccoli uomini o meta-umani vivono la loro vita schivando le macerie che i combattimenti dei potenti lasciano dietro di loro.suicide-squad-v1-488032

Nel cast troviamo un’interpretazione eccellente da parte di tutti, dai capi saldi che con le loro storie ben raccontate centralizzano l’attenzione dei flashback, intendo Will Smith, Margot Robbie e Jay Hernandez; ai personaggi che appaiono ma sembrano quasi secondari come Killer Croc, Captain Boomerang, Katana e il tenente GQ Edwards interpretato da Scott Eastwood. Anche il personaggio interpretato da Joel Kinnaman è degno di nota. Come non citare poi i villain di questa pellicola come L’Incantatrice interpretata da Cara Delevingne che mi sento di elevare al confronto di molti villain presentati nei vari cinecomics, un po’ perché la background story viene approfondita proprio perché facente parte dei piani di Amanda Waller, e quindi non risente della mancanza di caratterizzazione anche è se comunque un po’ povera; un po’ perché ho apprezzato la presenza scenica dell’attrice che non si lascia andare molto a spettacolari combattimenti, ma porta avanti il lato scenico della sua magia con sinuosi quanto sinistri movimenti del suo corpo, e l’oscura realtà di una donna posseduta. Ma il vero e proprio capo saldo del cast è Viola Davis, un’attrice che porta sullo schermo un’interpretazione mostruosa, tanto da farti capire quando in realtà sia lei la vera villain nel film.

Infine come non parlare del Joker di Jared Leto. Beh, per quanto riguarda lo screentime non mi posso lamentare, dopotutto il ruolo del Joker in questo film era collegarsi ad Harley fra flashback e la ricerca come nel DC Animated Movie Arkham Assault. Posso capire come sembrasse importante dai trailer, ed infatti lo è per aver reso Harley quello che è, per renderla bipolare cose deve essere, combattuta fra il fatto di essere una donna molto forte ma intrappolata in un amore disturbato e fatto di abusi.

Per quanto riguarda la sua interpretazione non ho dubbi che Leto sia un attore mostruoso ed in questa versione ha dato molto del suo sacrificando purtroppo ciò che molti si aspettavano. C’è da dire però che questo non è un difetto, abbiamo visto un nuovo lato del pagliaccio del crimine, il lato gangster, con la sua squadra di scagnozzi. Un Joker giovane che ti uccide incutendo timore come un boss della malavita, non come un anarchico di Ledger-iana memoria. E’ ingiusto paragonare i vari Joker ed è giusto apprezzare ciò che ogni attore con l’aiuto del proprio regista ha portato. Mi è piaciuto ma forse poteva venire meglio.

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Per come ne ho parlato pare che sia un film perfetto, ma purtroppo non è così. Quando ho letto le critiche che gli sono state fatte le ho trovate inutilmente cattive, e ora che ho visto il film ho modificato il mio pensiero anche se non più di tanto. E’ tutto molto aperto e brillante, avvolto nella tipica atmosfera dark che è ormai e marchio di fabbrica per la DC Comics al cinema, ma non capace di trasmettere bene tutto quello che sopra vi ho spiegato. Sarebbero messaggi semplici da recepire se non fossero ammantati da un mix di musica a tutto volume che accompagna sequenze come quella del “discorso motivazionale” o quella del reclutamento, spesso cacofoniche, spesso poco significative, come l’inserimento di “Spirit in the Sky” o Eminem. Spesso il montaggio viene caratterizzato da qualcosa di bizzarro, come scene viste nei vari trailer che vengono inserite completamente a caso, oppure salti improvvisi, motivo probabilmente di un’operazione di re-editing a film già girato e montato. Ma allora è un film da condannare? No, assolutamente. Tutti questi problemi andrebbero a penalizzare la pellicola se non riuscisse ad intrattenere, invece è proprio quello uno dei punti di forza. Due piacevoli ore di un film d’azione con protagonisti dei supercattivi, fan service e easter egg come se piovesse, tutto arricchito da momenti di ilarità che letteralmente spezzano le scene, alleggerendo il tono che altrimenti diverrebbe troppo serioso per un film che non si prende poi così sul serio.

Voto 7-/10