RECENSIONE – Ted Bundy: Fascino Criminale (NO SPOILER)

Dopo aver raccontato con la docu-serie Netflix l’assurda storia di Ted Bundy, il regista Joe Berlinger decide che è il momento di ampliare la sua fetta di pubblico raccontandola attraverso un lungometraggio vero e proprio, con un cast accattivante e controverso (nessuno si sarebbe aspettato un Zac Efron nei panni del serial killer più famoso d’America). Ted Bundy – Fascino Criminale, titolo italiano del più evocativo Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile, racconta la storia del processo del noto serial killer statunitense avvenuto negli anni ’80, primo processo nella storia ad esser anche trasmesso in diretta sulla televisione nazionale e non solo. Oltre al processo, però, la pellicola esplora anche il punto di vista di Liz Kloepfer, fidanzata di Bundy, interpretata da Lilly Collins. Mischiare un punto di vista inedito insieme ad un qualcosa più o meno già fatto da Berlinger. Il risultato è buono o no?

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Il film si presenta come una pellicola caratterizzata da una storia d’amore, che vede protagonisti, appunto, Ted Bundy Liz Kloepfer. Storia che nasconde una faccia decisamente più oscura che, però, Berlinger non vuole mostrare, se non con delle inquadrature macabramente ironiche. Infatti, Berlinger con questo film non ci mostra mai il Ted Bundy serial killer: non lo vediamo mai uccidere, mai rapire le sue vittime. Berlinger ci mostra quel Ted Bundy che tutto il resto del mondo ha conosciuto: bello, carismatico, energico, assai persuasivo e, per questo, ingannevole e falso. Scelta narrativa molto interessante, che porta uno spettatore ignaro della storia del personaggio a chiedersi veramente se Bundy sia innocente o meno. Ma anche uno spettatore conscio della vera natura del personaggio si ritrova in crisi esattamente come il personaggio della Kloepfer, che riconoscerà la vera natura dell’uomo che ama ma, al tempo stesso, per sentirsi veramente libera ha bisogno che sia lui stesso a rivelarglielo. Berlinger riesce nel creare una fortissima sintonia tra lo spettatore e il personaggio di Liz (sintonia resa grazie soprattutto alla perfomance di Lilly Collins che riesce a rappresentare la fragilità e la depressione che affligge il personaggio), dimostrando di aver costrutio un thriller giuridico veramente interessante.

‘Wait a minute. Non avevi detto che si trattava di una storia d’amore drammatica?’. Sì, e qui arriviamo al difetto principale della pellicola: il cambio di tono. Dopo un certo tempo dall’inizio del film, quando si inizia a parlare del processo e tutto ciò che lo concerne, i toni del film cambiamo abbastanza drasticamente, passando dall’essere un film sentimentale ad un thriller giuridico. Da quel momento in poi cambia la regia, il montaggio (che risulta essere leggermente più serrato), la colonna sonora (di grandissimo impatto e composta dal grande Marco Beltrami, insieme a Dennis Smith) e la fotografia passa da toni caldi e avvolgenti a dei toni freddi e sporchi, tipici di un thriller classico. Un cambio praticamente improvviso di tono che si fa sentire parecchio e potrebbe lasciare un attimo disorientato lo spettatore. Un po’ di omogeneità nella sceneggiatura, scritta da Michael Werwie, sarebbe stata decisamente gradita.

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Quando parte il thriller giuridico, Belringer tira fuori la sua vera natura in quanto documentarista, dimostrando di essere veramente molto bravo nel raccontare una storia, i fatti, ma meno bravo per quanto riguarda l’inserimento di determinati spunti di riflessione e una maggior introspezione dei personaggi, cosa che gli è riuscita decisamente meglio nella docu-serie Netflix. Nonostante non sia stato tutto ‘sto granché, al tempo stesso va detto che un minimo di introspezione c’è eccome. Il personaggio di Liz Kloepfer non viene assolutamente abbandonato. Messo in secondo piano, certo, e questo va in contraddizione con quanto detto in continuazione da parte di Berlinger, che ha sempre dichiarato di aver girato un film basato sul punto di vista della fidanzata di Bundy. Per carità, questo punto di vista non sarà così cruciale, ma viene sicuramente affrontato ed è grazie a questa scelta narrativa che Berlinger ha poi l’occasione nel finale di creare la scena maestra del film, in cui il duo Efron / Collins dà il meglio di sé, così come anche il montaggio, ad opera di Josh Schaeffer, che insieme alla regia di Berlinger, e alla fotografia di Brandon Trost, riesce nel creare un pathos e una tensione incredibile, per poi sfociare in un finale che libera lo spettatore, e la stessa Liz, da quella prigione il cui carcerario era Ted Bundy.

Se da una parte possiamo dire che Berlinger è riuscito nel rappresentare il punto di vista di Liz, senza risultare né troppo invasivo, né troppo marginale, pecca nel mostrare il vero fulcro della storia di questo efferato serial killer: la società americana. Perché è la società americana la madre di questo male, ed è la società americana a mancare di empatia, di umanità, verso questo essere umano che ha buttato via la sua umanità. Qualsiasi abitante del mondo dovrebbe provare sconforto e tristezza verso ciò che Budny ha fatto ed è diventato, eppure il sentimento che vince è sempre lo stesso che governa l’essere umano dall’alba dei tempi: l’odio. La rabbia e l’odio fomentano il popolo americano (in questo caso principalmente quello americano) e lo porta ad uno stato di degrado umano e sociale che nessuno riesce a vedere. Purtroppo tutto questo non è presente in Ted Bundy – Fascino Criminale, ma viene ampiamente analizzato nella docu-serie da parte di Berlinger, che con questa pellicola si limita nell’inserire il meraviglioso discorso che il giudice Cowart fece a Bundy:

Si prenda cura di se stesso, figliolo. Glielo dico sul serio, si prenda cura di se stesso. È una tragedia per questa corte vedere una tale totale assenza di umanità come quella che ho visto in questo tribunale. Lei è un uomo giovane e brillante, avrebbe potuto essere un buon avvocato. Avrei voluto vederla in azione, ma lei si è presentato dalla parte sbagliata. Si prenda cura di lei. Non ho nessun malanimo contro di lei. Voglio solo che lo sappia. Si prenda cura di se stesso

Discorso meraviglioso, emblema di come dovrebbe reagire qualsiasi essere umano di fronte a questa storia, recitato meravigliosamente, come un padre verso un figlio, da parte del sempre in formissima John Malkovich.

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Parlando del cast: ma Zac Efron? Allora, dopo un’intera carriera passata a recitare merda compressata su pellicola, finalmente Efron dà una buona perfomance. E’ sicuramente più bello di Ted Bundy, decisamente più fisicato, ma senz’ombra di dubbio una giusta scelta per rappresentare il carisma e il fascino che questo personaggio usava per ammaliare e ingannare le sue vittime. Anche perché Efron, con il giusto trucco e parrucco, arriva ad essere una copia dello stesos Bundy. L’intento di Berlinger era quello di mostrare il “bravo ragazzo” che Bundy fingeva di essere davanti a tutto il mondo, e ci è riuscito, forse in modo un po’ estremizzato, mostrando al tempo stesso, con fare velato e sfuggente, la sua sociopatia e la sua follia omicida. Ne viene comunque fuori un ritratto troppo edulcorato di Bundy, in quanto non vengono menzionati gli atti di necrofilia e non solo (meglio se vi lascio nell’ignoranza), il che è un grandissimo peccato perché sono lati oscuri del personaggio che potevano essere rappresentati con delle bellissime scene che lo stesso Berlinger ha raccontato nella docu-serie, avvenute proprio durante il processo.

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Ted Bundy – Fascino Criminale di Joe Berlinger sì, funziona. E’ un biopic-sentimentale-thriller giuridico che riescce nel catturare l’interesse e l’attenzione dello spettatore per tutta la sua durata, grazie ad una buona messa in scena e un cast che sorprendentemente funziona (chi mai l’avrebbe detto che Zac Efron sapeva recitare?). Sicuramente è un film nella norma, che poteva essere molto di più, ma dato che si tratta anche del primo lungometraggio non documentario di Berlinger, direi che è un buon esordio.

Il film uscirà nelle sale italiane questo giovedì 9 maggio, quindi fiondatevi in sala e, una volta visto, fateci sapere la vostra opinione in merito al film! Se siete interessati a sapere la mia più nello specifico, potete trovare la nostra video-recensione spoiler del film sul nostro canale YouTube.