RECENSIONE – The Accountant

Ormai è chiaro come il sole a mezzogiorno che Ben Affleck sta vivendo il suo momento. Non solo perché ha spopolato nei panni di Bruce Wayne/Batman con Batman v Superman ma perché stanno per uscire diversi film che lo vedono protagonista e non solo, anche in veste di regista/sceneggiatore. Difatti a inizio 2017 uscirà La legge della notte ma ora Affleck è nelle sale di tutto il mondo con l’action-thriller The Accountant, diretto da Gavin O’Connor e di cui parlerò in questa recensione.

Risultati immagini per the accountant

Non sapevo bene cosa aspettarmi da questo film, dal trailer sembrava un film simile a uno con Jason Bourne ma con protagonista un genio della matematica affetto da autismo. Diciamo che non è proprio così il film, dato che si concentra molto di più sull’aspetto action del film e molto meno sulla parte che vedeva ragionamenti logici e calcoli. Nonostante ciò non manca l’approfondimento del personaggio principale, Christian Wolff, e del suo disturbo, anche se nella seconda parte della pellicola sembra quasi che il personaggio non ne soffra. All’inizio invece vediamo come questo suo problema influenzi la sua vita, caratterizzata da una precisione maniacale. Ogni cosa in casa sua, nel suo ufficio o in qualsiasi posto Wolff sia viene posizionato con criterio geometrico. Una precisione che lo aiuterà anche nella sua educazione militare.

Il personaggio di Wolff non è solo preciso ma è anche molto freddo, distante e se non riesce a finire un compito a lui assegnato impazzisce, e durante il film vediamo che quando ciò succede tutta la precisione nella sua vita comincia a vacillare e la sua fragile psiche con essa. Ben Affelck è riuscito molto bene nell’interpretare il personaggio. Molti ritengono Affleck un attore inespressivo, e in diversi film lo è, compreso questo. E’ un problema? No, il personaggio doveva essere inespressivo, doveva sembrare distante dalla realtà in cui vive, doveva avere la faccia di una persona che vuole che le sue cose, materiali e non, stiano al loro posto. In più credo che gran parte delle interpretazioni di Affleck risieda nella voce, non che Riccardo Rossi abbia fatto un brutto lavoro con il doppiaggio, anzi, il doppiaggio del film è ben fatto, ma posso assicurarvi che Affleck da molto soprattutto dal punto di vista vocale. Nonostante ciò, Ben Affleck è anche protagonista di diverse scene che tirano fuori il grande attore che è lui. Quindi no, non sta per tutto il film con la faccia di bronzo.

Anche gli altri membri del cast sono stati bravi. Abbiamo Anna Kendrick nei panni di Dana Cummings, J.K. Simmons in quelli di Raymond King, Cynthia Addai-Robinson in quelli dell’agente Medina e Jon Bernthal nei panni dell'”Assassino“, il sicario che cercherà di uccidere Wolff. Mi sono piaciuti non solo gli attori ma anche i personaggi da loro interpretati, i quali sono ben caratterizzati e protagonisti di diversi colpi di scena davvero notevoli. Il problema è che tutti i personaggi secondari vengono messi da parte per tutto il film finché non “esplodono” quasi alla fine della pellicola. Un problema che non si pone per il personaggio della Kendrick, dato che mi è sempre sembrato abbastanza “distante” da quello che accadeva. Forse O’Connor ha voluto ciò per farci entrare meglio nella testa di Wolff, ma di questo non posso esserne certo. Anche se l’idea non mi dispiace, perché alla fine di tutto Wolff si affeziona a lei più di chiunque altro senza però cascare nel banalissimo cliché della storia d’amore. Ma soprattutto quello che mi ha colpito di più di tutti i personaggi è che nessuno si può definire positivo fino in fondo. Basti pensare allo stesso Wolff, il quale, nonostante faccia quel che fa a fin di bene, ricicla i soldi ai più grandi criminali del mondo. Tra tutti gli attori secondari quello che mi è piaciuto di più, con mia sorpresa, è stato Bernthal. Ha già dimostrato di essere un bravo attore in The Wolf of Wall Street o nei panni di The Punisher nella seconda stagione di Daredevil, però non credevo che mi sarebbe piaciuto più di Simmons, il quale ha dato una grandissima perfomance drammatica con Whiplash (per la quale vinse anche l’oscar) ma anche una grande interpretazione comica di J. Jonah Jameson nella trilogia di Spider-man diretta da Sam Raimi.

Risultati immagini per the accountant gif

O’Connor mette in moto una regia ben curata e soprattutto precisa, esattamente come il nostro protagonista. Egli cerca sempre di mettere ogni cosa nel giusto posto all’interno dell’inquadratura, concentrandosi sui più minimi dettagli che vanno da un determinato gesto eseguito da un personaggio ad un dettaglio vero e proprio di un ambiente. Le scene d’azione non risultano mai confusionarie, a eccezione di qualche fotogramma dove la shaking cam l’avrei risparmiata. La fotografia, ad opera di Seamus McGarvery mi ha colpito molto; è cupa, fredda, una fotografia che tende ad evidenziare i colori scuri come il nero ma senza desaturare troppo i colori. Anzi, in alcune scene dove la luce è più calda la fotografia non colpisce il segno a causa dei colori fin troppo accesi. Per il resto nulla da ridire. Lo stesso vale anche per la colonna sonora a opera di Mark Ishman, che ci presenta delle musiche con dei toni molto bassi mischiate a delle canzoni vere e proprie che fanno molta atmosfera non solo per la melodia ma anche per il testo.

La sceneggiatura scritta da Bill Dubuque ci presenta una trama intrigante ma un po’ troppo contorta, che si perde in uno spiegone davvero troppo, troppo, lungo che cerca di far chiarezza sulla storia non riuscendoci appieno. Non ho apprezzato moltissimo il fatto che la trama si sia concentrata più sull’aspetto action e meno sull’aspetto dei ragionamenti logici/matematici che, dato il carattere del protagonista, avrebbero reso il film molto più interessante e molto più innovativo. Come ho già detto la sceneggiatura si concentra molto sul personaggio di Wolff e un po’ troppo poco sui secondari, ma in particolare si sofferma sul disturbo che ha Wolff. Infatti il film ci presenta un discorso riguardante questi disturbi psicologici davvero molto interessante. Se un bambino presenta dei disturbi simili, come l’autismo il mutismo selettivo, non si possono dare delle aspettative su quella che sarà la sua vita, perché questo bambino o bambina da grande potrebbe essere chiunque, con nostra grane sorpresa. Basti appunto pensare a Christian Wolff, un bambino autistico che però da grande diverrà non solo un abilissimo contabile ma anche un uomo abilissimo nell’uso delle armi, sia da fuoco che bianche, e nel combattimento corpo a corpo. Per concludere la trama ci presenta dei colpi di scena a dir poco inaspettati che ho apprezzato molto, anche se uno dei quali porterà poi ad una situazione abbastanza irreale e a tratti ridicola.

Risultati immagini per the accountant gif

Questo è quello che penso di The Accountant. Un film action, fin troppo, con una trama intrigante ma allo stesso tempo troppo contorta. O’Connor mette in moto una regia ben curata insieme ad una fotografia e una colonna sonora degne di nota, a eccezione di qualche sbavatura che si poteva benissimo evitare. Quasi tutti i personaggi presentati si rivelano interessanti, soprattutto grazie ai numerosi colpi di scena e alle interpretazioni degli attori. Se consiglio il film? Sì, direi che merita. Non si parla di un gran bel film o di un capolavoro di genere, ma posso assicurarvi che dopo la visione ne uscirete soddisfatti.

VOTO: 7,5

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

Un pensiero su “RECENSIONE – The Accountant

Rispondi

Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: