RECENSIONE – The Founder

Penso che tutti noi abbiamo almeno una volta nella vita mangiato da MacDonald’s, una delle catene di fast food più famose ed estese del pianeta, anzi, direi che stiamo parlando della più estesa e di uno dei più grandi marchi che siano mai esistiti. Non voglio star a parlare di quelle ridicole teorie secondo cui viene riciclato il cibo, gli avanzi oppure che usano la carne dell’alieno di Roswell scaduta nel 1964. Oggi voglio solo parlare di The Founder, film biopic diretto da John Lee Hancock con Michael Keaton nei panni di Ray Croc, protagonista del film, che racconta come è nato MacDonald’s e di come si è espanso in tutto il mondo. Direi che come premessa è a dir poco sensazionale. Insomma, prima ho detto che tutti noi conosciamo il marchio, ma conosciamo la sua storia?

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Ammettiamolo, nessuno di noi conosce la vera storia dietro questa gigante “M” gialla, e qui il film parte avvantaggiato perché l’input già di per sé ti cattura come la luce fa con le falene. Per non parlare della presenza di Keaton, che con Birdman ha avuto una vera e propria rinascita, basti vedere i suoi ultimi tre film: Birdman, Il Caso Spotlight e questo The Founder. Vorrei far notare anche che i primi due film hanno vinto come Miglior film alle scorse edizioni degli Oscar. Keaton sta facendo le scelte più giuste possibili, perché, se ancora non si fosse capito, in The Founder è stato eccezionale. Il personaggio di Ray Croc l’ho adorato: si tratta di un uomo che ha passato tutta la sua vita a rincorrere il successo creando degli oggetti che non valevano nulla ed ecco che appena gli si presenta l’occasione, vittima dell’invidia, sfrutta l’idea dei fratelli MacDonald per poter diventare l’uomo che ha sempre desiderato di essere. Stiamo parlando di un uomo egoista e dall’ego a dir poco smisurato. C’è anche da dire che se non fosse stato per il suo ego smisurato e la sua voglia di fare denaro non avremmo MacDonald’s qui in Italia o comunque in tutto il resto del mondo. Parliamo quindi anche di un uomo intraprendente, di un ottimo imprenditore che sa prendersi quello che vuole, togliendolo spesso dalle mani di altre persone.

Keaton è stato senza ombra di dubbio di grande bravura, ha saputo far ridere come anche far riflettere ed emozionare. Non la sua miglior perfomance eh, ma sicuramente degna di nota e sono sicuro che in futuro l’attore saprà stupirci ancora e ancora. Ci tenevo però a parlare degli altri componenti del cast, in primis Jason Carrol Lynch e Nick Offerman nei corrispettivi panni di Dick e Mac MacDonald, veri fondatori di MacDonald’s. I loro personaggi mi sono piaciuti moltissimo, ma non si può provare che pena per loro, nel vederli combattere con tutte le loto forze contro Ray Croc per mantenere il possesso di MacDonald’s. In parte è anche colpa loro se hanno intrapreso questa guerra legale, dato che non volevo espandersi, quando invece avrebbero potuto se si fossero impegnati maggiormente.

Abbiamo anche il personaggio di Ethel Fleming, moglie di Ray Croc ed interpretata dalla bravissima Laura Dern, che devo dire non vedevo da parecchio tempo sul grande schermo. Anche il suo è un personaggio per cui provi pietà, dato che Croc essendo totalmente preso dal suo lavoro, dalla ricerca per il successo trascura la moglie come nessun marito dovrebbe fare. La tratta con superficialità, prende delle decisioni abbastanza importanti senza però chiederle consiglio o il permesso, come avrebbe dovuto fare. La Dern mi è piaciuta tantissimo nel ruolo, anche se avrei voluto vederla maggiormente nel film dato che andando avanti il suo personaggio si perde un po’ per strada, come anche altri. Avrei voluto vedere molto di più il personaggio di Joan Smith, interpretata da Linda Cardellini, ma soprattutto quello di Rollie Smith, interpretato da Patrick Wilson. Ci tenevo molto nel vedere Wilson in azione perché credo sia un attore con un certo potenziale. Per ora l’abbiamo visto perlopiù nei film horror di James Wan, di cui è feticcio, ma anche in film come Watchmen e nella serie Fargo, che dovrei recuperare il prima possibile. Purtroppo il suo personaggio non mi ha detto più di tanto, appare per molto poco e anche a livello recitativo Wilson ha semplicemente fatto quello che doveva fare.

Hancock non l’avevo mai visto all’opera, so che ha firmato Saving Mr. Banks, film che vorrei tanto vedere e che prima o poi recupererò, ma con The Founder mi ha semplicemente lasciato a bocca aperta. La composizione di alcune scene è semplicemente sensazionale e da notare il fatto che quasi sempre al centro di tutto, parlando a livello tecnico, c’è Ray Croc, l’uomo che voleva essere al centro di tutto. C’è solamente un momento, uno solo del film, in cui per pochi secondi è Ethel al centro dell’attenzione, un momento molto potente che coglie tutti gli spettatori di sorpresa. Ho adorato una sequenza dove viene narrata la nascita del primo MacDonald’s tramite delle foto che vengono messe in movimento ottenendo una sorta di effetto stop motion, ma molto primitivo. Non saprei bene come descrivere quella sequenza, andate a vederlo. Punto. Grande nota dolente è la ripetizione di una scena, con le stesse inquadrature e gli stessi gesti dei personaggi. Non so voi, ma quando in un film vedo la stessa scena per due volte, se non di più, mi dà tantissimo fastidio, in particolare se le due scene si assomigliano così tanto.

Come non citare la scena che ho ribattezzato “Il ritratto dell’America”. Hancock vuole comunicare una cosa molto importante col film e soprattutto con questa determinata scena: il regista ha voluto dipingere quella che è essenzialmente la società americana degli anni ’60 e che è ancora oggi. Non voglio descrivere la scena per evitare spoiler, ma quando andrete al cinema a vederlo, se non lo avete già fatto, fatemi sapere se avete capito quale scena intendo. Insomma, Hancock si prende anche quei 5 secondi, letterali, per poter criticare in maniera veloce ma tagliente la società americana. Una società che può avere un passato caratterizzato da delle storie e dei personaggi affascinanti, ma alla fin fine si basa su volgarità, eccessi, violenza e razzismo. Davvero c’è da stupirsi se è stato eletto un uomo come Donald Trump presidente degli Stati Uniti?

La fotografia ad opera di John Schwartzman l’ho adorata: caratterizzata da colori caldi, ovviamente quello che più viene messo in risalto è il giallo, uno dei colori caldi per eccellenza insieme all’arancione, ma dando un leggero tono di aridità che non guasta per rendere l’atmosfera anni ’50/’60, una cosa importantissima. Quando si vuole fare un film ambientato nel passato la prima cosa su cui un regista dovrebbe concentrarsi è quella di rendere in maniera quasi perfetta l’ambientazione del film. In questo caso l’ambientazione anni ’60 è stata resa benissimo: le macchine, i vestiti, gli edifici, i colori e i modi di fare della gente. L’unica nota dolente della fotografia è che proprio nella scena ripetuta i colori diventano all’improvviso più freddi, quasi da sembrare quelli tipici di un film di Clint Eastwood.

Curt Burwell alla colonna sonora è stato eccezionale. Ha un curriculum decisamente interessante, vista la sua assidua collaborazione coi fratelli Cohen, e con The Founder ha dimostrato di essere un compositore degno di nota. La musica del film è caratterizzata essenzialmente da due strumenti: il piano e la chitarra. Questi due strumenti sono al centro della musica del film, che sicuramente comprende altri strumenti, ma essenzialmente sono proprio il piano e la chitarra che fanno la colonna sonora, andando a creare un mix di suoni magnifico. Non vorrei dire una cazzata, non essendo un grande esperto di musica, ma mi sembra che per il tema principale sia stato utilizzato il basso, oppure è solo la tonalità bassa della chitarra. Lascio parlare chi è di dovere in questo caso. Ho apprezzato che la colonna sonora non abbia dato al film un tono pesante e troppo drammatico, ma anzi è caratterizzata da un ritmo abbastanza veloce che dà al film un tono molto più leggero di quel che mi sarei aspettato.

La sceneggiatura firmata da Robert D. Siegel è scritta benissimo, perché sin da subito il film ti prende e non ti molla più. Come ho già detto stiamo parlando della nascita di MacDonald’s, e già di per sé è parecchio interessante, ma nel film ci viene mostrata soprattutto l’idea di MacDonald, di come questo marchio abbia cambiato il mondo della ristorazione dal principio grazie ad un meccanismo ed un lavoro che nessun’altro ristorante aveva. E’ impossibile rimanere impassibili nel vedere come i fratelli MacDonald abbiano partorito l’idea di una cucina così sofisticata e funzionale, di come sia essenziale il lavoro di squadra tra un inserviente e l’altro. Basti pensare anche a com’è il mondo della ristorazione oggigiorno, con dei prezzi totalmente totalmente diversi da quelli che si hanno nel film, con un servizio totalmente diverso e forse anche meno efficiente e sono anche questi fattori che ci fanno stupire maggiormente quando vediamo il film, ed anche lo stesso Croc nei rimane piuttosto sorpreso. Un particolare della trama parecchio interessante è che diviene più drammatica nella seconda parte, quando la situazione inizia a scaldarsi seriamente. Una drammaticità che danneggia tutti i personaggi, tranne uno. C’è bisogno di dire chi è quell’uno? Non credo proprio.

La trama come ho detto prima si concentra soprattutto sul personaggio di Ray Croc mentre gli altri personaggi vengono un po’ trascurati, e può essere visto sia come un difetto che come un pregio. Da una parte è un difetto perché alcuni personaggi potevano dare di più insieme ai loro interpreti, dall’altra però può esser visto come un pregio perché sembra quasi una metafora che il regista usa per mostrare quanto l’ego smisurato di Croc oscuri tutti quelli che ha intorno eccetto lui. Possiamo dire che si tratta di un elemento alla “Harvey Dent”, con due facce. Parliamo anche di una trama che ha dei tempi gestiti benissimo; quanti biopic ci sono al mondo che sono lenti come la morte perché si perdono in lunghi discorsi o flashback? E anche questo film ne ha, eppure i suoi lunghi discorsi e flashback non annoiano mai, grazie proprio al lavoro svolto da Siegel che ha scritto dei dialoghi fantastici interpretati da attori altrettanto fantastici.

In sinossi, The Founder è un film da cui mi aspettavo parecchia roba e ne ho ottenuta anche di più! Un Michael Keaton in splendida forma insieme anche agli altri membri del cast. John Lee Hancock alla regia mi ha stupito non poco e spero proprio di rivederlo al cinema in forma così smagliante. Tutto l’aspetto tecnico è degno di nota come anche la sceneggiatura. Certo, non stiamo parlando di un capolavoro, ma di un grandissimo film che racconta una storia che doveva essere raccontata da diverso tempo. Consiglio assolutamente la visione, anche se devo dire che questo gennaio ci sta regalando tantissime pellicole degne di note, come ogni anno. Sento già l’odore degli oscar.

Se avete visto il film non esitate e fatemi sapere la vostra opinione!

 

 

 

 

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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