Recensione “The Hateful Eight”

Tre anni che Tarantino non approda nelle sale cinematografiche, ma dopo tantissime difficoltà riguardo questo suo ultimo film finalmente è arrivato. L’ottavo film di Quentin Tarantino The Hateful Eight.

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QuentinTarantino

Il film è di una bellezza inestimabile e a parer mio uno dei miglior film di Tarantino, anche se ad essere sincero devo recuperare alcuni dei suoi film. Il caro Quentin in questo film mette tutto se stesso nel vero senso della parola; dal punto di vista della regia e dello stile, dall’atmosfera, dai personaggi. Insomma, da tutto! La regia di Tarantino non rispecchia solamente lo stile del regista ma va a citare anche altri maestri, in particolare Sergio Leone (il quale viene spesso citato nei film tarantiniani) e John Carpenter. Leone lo cita ovviamente con i tipici primi piani o meglio “i dettagli”, quelle inquadratura che mostrano sullo schermo solamente le espressioni degli occhi dei personaggi. Per quanto riguarda Carpenter come non notare una somiglianza con La Cosa, un grandissimo horror che ha fatto la storia. Il fatto che i protagonisti siano in un’unica stanza braccati da una tempesta di neve e nessuno che si può fidare degli altri? Se non vi ricorda La Cosa non so che dire!

Il caro Tarantino non può fare un film senza un pò di violenza tipica sua. Infatti a parer mio questo è uno dei film più violenti di Tarantino, non per la forte presenza del sangue perché già in Kill Billl credo ce ne fosse di più, ma proprio per la dinamica di alcuni fatti. Per esempio in Django Unchained c’è una scena dove uno schiavo nero viene sbranato vivo dai cani ed è una scena di una violenza inaudita eppure non si vede una goccia di sangue. In The Hateful Eight invece abbiamo delle scene come quella di Django ma col sangue e la scena ci viene mostrata per intero. Ciò è un altro elemento in comune con La Cosa, dato che come horror ha delle scene veramente raccapriccianti e ciò che accade non ci viene mascherato ma ci viene mostrato in tutta la sua violenza.

Molti hanno criticato l’ambientazione western, cosa che invece ho apprezzato tantissimo per com’è stata trattata. L’atmosfera è appunto quella di un western ma non del tutto, è più un giallo o comunque un western molto diverso da quello classico. Come film è anche molto teatrale dato che la maggior parte del film è ambientata in un’unica stanza, tant’è vero che quando lo script originale venne pubblicato online il caro Tarantino, incazzato come un belva, riscrisse la sceneggiatura per il teatro ed è quella usata per girare il film in definitiva.

C’è da dire però che la sceneggiatura presenta dei piccolissimi buchetti che ti lasciano perplesso quando li noti ma vi assicuro che non bastano quelli a rendere un film del genere un brutto film e ci tengo a ricordare che il film perfetto non esiste e chissà se esisterà mai. Ma c’è anche da dire che il film dura quasi 3 ore (3 ore e passa con la versione 70mm) e vi giuro che non le ho sentite. Ammetto che il film è lento, dato che è composto spesso da dialoghi, però non è per niente noioso. Ogni dialogo lo vuoi ascoltare per vedere che personaggi abbiamo davanti, le loro storie, i loro rapporti. Insomma, se volete un film dove c’è solo azione con persone che esplodono quando vengono colpite da un colpo di pistola, allora potete andare da un’altra parte. Se invece volete vedere un film scritto bene, siete i benvenuti.

Il film presenta anche un aspetto politico, un aspetto che nei film di Tarantino lo notiamo spesso ma qui è molto in rilievo. Essendo ambientato nel far west è in corso anche la Guerra Civile Americana, che vedeva il Nord e il Sud scontrarsi a vicenda. Di conseguenza oltre al tema delle guerra che viene trattato benissimo con dei dialoghi che ti fanno pensare, tratta anche il razzismo dato che i sudisti sono dei bifolchi a favore della schiavitù dei neri. Mentre i nordisti non sono a favore della schiavitù e infatti diversi soldati nordisti sono proprio uomini di colore (come il personaggio di Warren che vedremo in seguito).

Ho apprezzato la scelta di Tarantino di girare il film nel formato Multi Panavision 70, ovvero con la pellicola da 70mm. Una tecnica che non viene usata da decenni ma purtroppo non posso commentarla dato che non ho avuto la fortuna di vedere il film in quel formato e purtroppo dubito che ne avrò la possibilità. Però da quello che ho sentito da quelli che lo hanno visto ne sono rimasti entusiasti e quindi direi che come risultato non dev’essere male (anche se non avevo dubbi).

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La fotografia di Robert Richardson è magnifica. Una fotografia calda ma che riesce a rendere le atmosfere più calde dei luoghi chiuse ma allo stesso tempo anche quelle fredde dei luoghi aperti. Richardson è nominato anche agli Oscar per la miglior fotografia ma secondo me merita più quella di The Revenant firmata da Lubezki o anche quella di Mad Max: Fury Road firmata da John Seale. Ciò non vuol dire che non sia meritevole del premio, dico solo che meriterebbero più gli altri.

 

Ennio_Morricone_Cannes_2012.jpgAlla fine ritornando sempre a questi maledetti Oscar, The Hateful Eight è stato nominato anche per la miglior colonna sonora che porta la firma del grandissimo maestro Ennio Morricone. Morricone ha riutilizzato alcune tracce scartate da Carpenter per La Cosa (ma guarda un pò!) e infatti alcuni temi mentre li ascoltavo me li immaginavo nel contesto di quel film e funzionano alla perfezione. Le musiche non ricordano per niente quelle usate nei vari film western ma che ancora ora mentre scrivo mi risuonano nella testa. Il tema principale credo che sia un’opera d’arte vera e proprio e credo che esso sia un tema de La Cosa ma con delle modifiche. Un tema che lo si sente appena inizia il film e che t fa entrare immediatamente nel mood del film. Ovvero con la pelle d’oca alta metri e metri. Se la colonna sonora merita l’oscar? Cazzo sì. Per ora tra quelle nominate è la migliore e l’unica che veramente può competere è quella di Sicario, ma fidatevi che stavolta il maestro ha tirato fuori delle musiche che danno un’aria al film totalmente nuova. Anche perché è uno dei pochi, se non l’unico, film di Tarantino ad avere una colonna sonora vera e propria. Per esempio Django aveva una colonna sonora composta da vari temi di altri film western classici, alcuni composti dallo stesso Morricone. Interessante la scelta degli strumenti che Morricone ha voluto usare, degli strumenti che in un film di Tarantino non me li sarei mai aspettati e tanto meno in un film western. Uno di questi strumenti è l’organo ma ce n’è uno in particolare, di cui non so nemmeno il nome, che ha questo suono profondo che ti colpisce appena lo senti e non ti lascerà più andare nemmeno dopo esser uscito dalla sala.

Il vero punto di forza del film sono i personaggi e gli attori che li hanno interpretati.

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Samuel L. Jackson nei panni del Maggiore Marquis Warren, detto “Il Cacciatore di taglie“, è fenomenale. Jackson ormai è un pò che non lo vediamo in ruoli che gli permettono di tirare fuori la sua bravura. Nei panni di Nick Fury è bravo ma il personaggio tira fuori il 20% della sua bravura e in Kingsman per quanto sia stato bravo non è il personaggio che mi viene in mente quando penso a Samuel L. Jackson, anzi. Jackson in questo film mi lasciava stupito ogni volta che lo vedevo sullo schermo e voglio menzionare il doppiaggio italiano che non ha assolutamente sminchiato l’interpretazione dell’attore. E’ Luca Ward a doppiare Warren nel film, un doppiatore degno di nota (basti pensate al doppiaggio di Smaug). Il personaggio di Warren per com’è stato caratterizzato è molto importante: è un nero che è riuscito ad avere una certa carriera nell’esercito del Nord ma spesso mente per dare un’immagine di se migliore rispetto alla realtà proprio per essere rispettato nonostante sia di colore, e nel west sappiamo quanto erano razzisti. Una delle critiche più insensate che ho sentito è che Tarantino usa troppo la parola “negro”. A me non mi da fastidio sentire quella parola, ma anche se fosse in questo caso non mi darebbe fastidio perché Tarantino non è razzista ma lo sono i personaggi del film che usano questo nome dispregiativo per riferirsi a Warren.

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Abbiamo poi John Hurt detto “Il Boia” interpretato da Kurt Russell. Ruth è un uomo rude, che non si fida di niente e nessuno ma che vuole portare giustizia dove ce n’è bisogno. Egli porta alla gogna chiunque abbia una taglia sulla testa, che sia maschio o femmina (e di questo ne parleremo più tardi). L’importante delle sue “vittime” è che siano dei fuorilegge che valgano qualche dollaro. Infatti Ruth è l’esempio calzante dell’uomo medio del west: un uomo che vuole la giustizia, anche se usa dei mezzi abbastanza violenti, e che pensa soprattutto al denaro. Un elemento costante nei film western, spesso perno centrale della trama. Il personaggio colpisce molto anche per il suo aspetto fisico, con questi baffoni esagerati ma che lo caratterizzano, e soprattutto la voce ruvida. Infatti la voce di Pannofino nel doppiaggio in italiano direi che è perfetta anche se la voce di Russell non è così ruvida come quella di Pannofino.

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Poi abbiamo Daisy Domergue detta “La Prigioniera“, interpretata da Jennifer Jason Leigh. La Leigh è stata bravissima a interpretare questo personaggio, dandole questo sorrisetto che sta a sfottere i personaggi ma che ha anche un qualcosa di maligno. Inizialmente sembra essere una sorta di comic reliefe, anche se alla fine molti dei personaggi creati da Tarantino hanno un qualcosa di umoristico, ma è un umorismo molto particolare che non punta al far ridere allo spettatore ma a creare dei personaggi che spesso possono sembrare sopra le righe senza però dar fastidio. Daisy Domergue è quel personaggio. Un’altra critica che ho sentito è riguardo al fatto che i personaggi, soprattutto John Ruth, trattino male una donna. Quindi se una donna commette dei crimini atroci va trattata con carezze e cioccolatini? Non credo e il personaggio di Ruth spesso chiarisce il fatto che chi è un criminale va punito con la giusta pena, maschio o femmina che sia. In certi momenti non posso che compatire i personaggi quando trattano in un certo modo Domegue, perché compie delle azioni verso gli altri personaggi che te la fanno stare sulle palle e l’unica cosa che vuoi vedere è il suo collo intorno a un cappio.

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Uno dei personaggi che più mi ha sorpreso è quello di Chris Mannix detto “Lo Sceriffo”, interpretato da uno straordinario Walton Goggins. Goggins è stato bravissimo con mia grande sorpresa dato che come attore non è così famoso e non ha avuto ruoli così grandi nei progetti in cui è stato coinvolto, eppure ecco che in The Hateful Eigth tira fuori un’interpretazione che è tra le migliori del film. Mannix è un personaggio abbastanza ingenuo, forse anche perché essendo il più giovane degli otto ha meno esperienza eppure alla fine riesce a maturare e a capire come pensano gli altri e a fregarli in alcune situazioni. Ma per il resto del film lo vediamo spesso spaventato da alcune situazioni perché completamente nuove per lui. La sua ingenuità non lo aiuta a stabilire i rapporti con gli altri personaggi, soprattutto con quello di Ruth anche se poi con l’evolversi riesce a stringere con gli altri personaggi e ad avere degli alleati in alcuni casi.

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Gli latri quattro personaggi sono ben scritti ma non così bene da essere memorabili come quelli già citati. Di questi quelli più riusciti sono: Oswaldo Mobray detto “Il Piccolo uomo“, interpretato da Tim Roth che è stato veramente bravo ma il personaggio ricorda un po troppo il Dr. Schultz di Django interpretato da Cristoph Waltz. C’è da dire però che Roth al personaggi è riuscito a dare un’aria al personaggio quasi da piccolo pazzo assassino che ride sotto i baffi. E oltre a Mobray cito anche Joe Gage detto “Il Mandriano“, interpretato da Michael Madsen. Il suo personaggio ha una presenza molto

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particolare per il suo aspetto: con questi lunghi capelli neri, questo viso da duro e la voce che nemmeno Batman. La voce di Gage, sia in italiano che in originale, è profonda e cavernosa. Come quella di Tom Hardy in Mad Max ma ancora più cavernosa. Però a livello di caratterizzazione non è che sia così approfondito, ma non per questo il personaggio non è ben riuscito. Però poteva sicuramente essere qualcosa di meglio. Alla fine il personaggio è lì e fa quello che fa, come il personaggio di Roth però almeno Roth aveva dato quell’aria al personaggio, con quel ghigno e quella risata che non te la puoi togliere dalla testa.

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Ma anche il personaggio del Generale Sanford Smithers detto “Il Confederato” interpretato da Bruce Dern. Questo personaggio l’ho adorato perché è in contrapposizione con Warren e quando senti dire certe cose su di lui questo dovrebbe starti sulle palle e lo vorresti morto. Eppure non è così. Dern è riuscito a dare al personaggio un’aria di totale impotenza d’innanzi a quello che succede che ti fa pena. Il momento più bello è quando Warren racconta una cosa che lo lega particolarmente a Smithers e le espressioni di dolore che Dern da al personaggio in quel momento sono memorabili. Ma è proprio grazie a questi siparietti tra Smithers e Warren che Tarantino riesce a tirare in ballo i temi della guerra e della politica. Dei dialoghi tra un nero nordista e un vecchio sudista. La combinazione perfetta.

L’ultimo degli otto infine è MarcoIl Messicano“, interpretato da Demiàn Bichir. Questo è il personaggio più scialbo della storia. E essenziale ai fini della trama, questo senza ombra di dubbio, però per la caratterizzazione e i pochi momenti che lo vedono protagonista rendono questo personaggio non così carismatico. Anche se alla fine pensandoci non credo che il personaggio poteva essere così memorabile, no? Ma credo che a questa domanda possano rispondere solamente quelli che hanno visto il film.

Infine abbiamo come personaggio secondario Jody Domingray, interpretato da Channig Tatum. Parlare approfonditamente del personaggio senza fare spoiler è inevitabile però posso dire che nonostante il personaggio non abbia un ruolo così importante ai fini della trama non posso non citarlo. In primis per l’interpretazione di Tatum che pian piano l vediamo in diversi film che riescono a tirare fuori l’attore che è in lui. Jody è uno che si presenta come un uomo cordiale, che parla francese eppure come si dice spesso “l’apparenza inganna”.


In conclusione è inevitabile dire che il film è una vera e propria perla della cinematografia. Definirlo un capolavoro non è proprio corretto, almeno per ora, poi magari con l’andare avanti del tempo potremo considerarlo tale. La mia sfida personale ora è vedere se preferisco The Hateful Eight a The Revenant o viceversa. Sono film completamente diversi però ognuno quando sono uscito dalla sala mi ha lasciato qualcosa. The Revenant forse mi ha coinvolto più a livello emotivo però The Hateful Eight è settima arte allo stato puro.

Se non l’avete visto vi consiglio con tutto il cuore si andare a vedere questo film al cinema e non aspettate l’home video, lo streaming o quelle cose là perché The Hateful Eight per la regia, le musiche, i suoni e tutto il resto lo si può godere a pieno solamente in sala.

VOTO 9,5

P.S.: ci tengo a notare quando l’Academy abbia snobbato questo film. The Martian al posto di The Hateful Eight come miglior film? No, per dire.