RECENSIONE – The Last of Us

Partirei con questa recensione speciale dicendo una cosa particolare. Anche a costo di essere impopolare non amo i gameplay e non sono un gamer. Anche se ho amici che li fanno, ma questo non vuol dire niente. Rispetto quello che fanno ma non condivido. Ognuno ha le sue. Nonostante tutto adoro la struttura dei videogiochi, ed in particolare le trame. Alcuni sottovalutano il mondo dei videogiochi postandogli in faccia un adesivo con su scritto “roba da bambini” ma come per i fumetti e le graphic novel, i videogiochi comportano un linguaggio artistico che pochi riescono a percepire, forse solo che davvero s’immerge in questa realtà ci riesce. Non voglio dilungarmi con questo sproloquio finisce qua, non voglio parlare di videogiochi ma di uno solo in particolare. Un gioco che ho voluto giocare dal primo momento in cui ho visto il trailer, un gioco così particolareggiato che trascende il termine stesso e diventa qualcosa di più, un sistema d’intrattenimento a metà fra gioco e film. Signori e signori, The Last of Us.

408539

 

Immaginate, se potete, un mondo diverso dal nostro, un mondo alla deriva devastato in ogni dove da un mortale fungo che ha proliferato in ogni dove compiendo un balzo evolutivo per intaccare la specie dominante sul pianeta Terra, l’uomo. Il Cordyseps, il vero cavaliere dell’apocalisse di questa trama.

Incontriamo Joel, padre di una piccola ragazzina sbruffona e intelligente. Un contrabbandiere dall’aria vissuta che vive in questo mondo, un mondo dove la speranza ormai è un ricordo, dove la gente non vive ma sopravvive a stento. Conosceremo questo personaggio a partire dal rimpianto eterno, giocando proprio con la figlia nei primi attimi, fino a che, nel caos più totale, nel momento in cui le persone di contorno della scena mostreranno chi sono davvero, capiremo che questo rimpianto deriva dalla morte della figlia, lasciandoci immergere nelle sue emozioni che traspariranno attraverso lo schermo fino a che il titolo non ci comparirà davanti. The Last of Us, un po’ come dire “l’ultimo rimasto. Perché questo titolo? Ci ho riflettuto e in effetti seguendo la trama si capisce bene perché.

The Last of Us non è un semplice gioco ma una vera e propria esperienza. Ci fa affezionare alle storie dei personaggi per poi sorprenderci con colpi bassi che ci lasceranno a terra, ma anche questo, nonostante la tristezza e la rabbia, è un aspetto affascinante del gioco. Non si limita a mostrarci un mondo e a farci giocare un avventura, ci spiega lo stato d’animo di un personaggio tanto comune quanto noi, ci da il tempo, con delle scelte registiche e di montaggio imbattute ancora, di lasciarci trascinare da ogni emozione che quest’avventura trasmette permettendoci di viverla come se fossimo noi quel padre, come se vivessimo davvero in quel mondo. Una delle tante cose che mi sono piaciute di The Last of Us è lo stesso motivo per cui amo The Walking Dead. In un mondo come quello la realtà più terrificante sarebbe la perdita della pietà, lo smarrimento che si prova in un mondo fatto di uccidi o vieni ucciso. E questa paura viene incarnata a pieno nel degrado più totale, da immagini forti e spaventose di come l’essere umano è capace di cadere in basso. Non è il cicker, il mostro famelico devastato dal fungo a farci paura, loro, seppur spaventosi, sono prevedibili, ma l’essere umano che diventa carnefice del prossimo, il buon samaritano che muta in lucifero.

Ventanni dopo il nostro Joel si ritroverà in una situazione analoga da cui, fin da subito,s4_30791-the_last_of_us_wallpaper
vuole evitare. Morta la sua umanità quel giorno di vent’anni prima, ha rinunciato a tutto diventato solo un guscio privo di emozioni, diventando uguale a tutti gli altri, un assassino spietato, senza scrupoli. Come se il destino si prendesse gioco di lui, si ritroverà scortare Ellie, la ragazzina immune al Cordyseps, perché le Luci possano da lei creare un vaccino. Con il nostro protagonista non ci sentiremo mai i paladini senza macchia, sapremmo che non tutti posso essere salvati e non ci interessa farlo, per quanto i tuoi occhi possano solo guardare mentre cose accadono i fronte a te. L’unica risposta sarà:” Lasciamocelo dietro le spalle”. Joel è un uomo finito, ma la comparsa di Ellie cambierà qualcosa. La forza della ragazzina e le situazioni in cui si ritroveranno i nostri due protagonisti, ci emozioneranno e trascineranno giù nella tristezza, ma la rabbia tornerà sempre a veicolare ogni nostro movimento. La violenza estrema, tutto per continuare a sopravvivere. Lei è una ragazzina che è stata costretta a crescere in fretta, ma ogni tanto, durante il gioco, vedremo sprazzi di fanciullezza uscire dalla bocca di Ellie, troncati il più delle volte dalla fredda disillusione di Joel. Imparerà a badare a se stessa e a compiere scelte difficili, trasformandosi ben presto da soggetto da proteggere, a inseparabile compagna d’avventura. Ricca di significato la scena in cui Ellie, leggendo il diario trovato in una casa abbandonata di una sua coetanea dell’epoca prima dell’epidemia, nota come le uniche preoccupazioni delle ragazze come lei fossero i vestiti, i ragazzi e i compiti, preoccupazioni che anche Ellie, ancora bambina, vorrebbe avere ma che non può permettersi. Oltre al duo protagonista incontreremo molti altri personaggi e tutti quanti ci lasceranno un segno, nel bene o nel male.

the-last-of-us_2013_02-04-13_020L’avventura ci accompagna in un turbine di follia, fra cacciatori e clicker, un vecchio amico e la morte dei suoi cari, fra due fratelli segnati dal destino, fra il fratello dello stesso Joel, da prima una Luce, poi trasformatosi in marito. La trama si spezza all’improvviso con un’avventura divisa, in cui anche la violenza sessuale viene fuori. La disperata fuga per non morire per colpa di quei cacciatori, e la brutalità con cui quel machete fracassa il cranio di quel mostro, scaturiscono in un pianto e una consolazione al suono di una chitarra spagnola che arpeggia come in una musicale traduzione di un conforto.

Memorabile anche la scena della giraffa, dove Ellie vede per la prima volta questi esseri giganti a maestosi, e nella calma di un tramonto, mentre le giraffe brucano lentamente dagli alberi, Joel dice ad Ellie:”E’ tutto come lo immaginavi?”.

E alla fine non potevo non parlare del finale. Mentre la tua mente inevitabilmente elabora le scene e la trama, cercando di indovinare come andrà a finire, vieni colto dall’ultima fase d’azione con un violino d’accompagnamento che suona una musica triste, con la speranza delle Luci di trovare un vaccino quasi completata, ma lui non può permettere che lei muoia. Molti si sarebbero aspettati un finale col botto ed il sacrificio di uno dei due, ma non va così. Joel affronta la sua ultima battaglia e sceglie di sacrificare l’umanità per dare un futuro ad Ellie. Il nostro protagonista infatti rivede la sua piccola Sarah in Ellie, così riacquista un motivo per vivere. Non può permettere che alla fine la sua ragione di vita venga portata via una seconda volta. Cosa gliene può fregare dell’umanità in decadimento quando ormai ha trovato il suo mondo? Far morire Ellie equivaleva a morire una seconda volta. Così alla fine, pur di stare con la bambina, le mente per la prima volta, e Ellie nonostante intuisca la sua bugia accetta le parole del suo nuovo padre, pronta a continuare la sua vita insieme alla figura più cara che le è rimasta dopo aver perso tutto.

tlou_wintercoverrender_960p

 

Questo è un titolo che detiene, secondo me, il premio per miglior regia, sceneggiatura e montaggio. Lo stacco fra gioco e cinematiche non è nemmeno definito, rendendo il tutto un enorme film giocabile. Anche solo la semplicità di premere un tasto molte volte per impedire che ci uccidano, ci trasmette la tensione che il protagonista prova. Il pericolo è reale, fa paura, la morte è dietro ogni angolo. Un altra menzione particolare va alle colonne sonore, magnifiche, dal tono nostalgico e molto incline ad avere una parvenza da film western, ma con la dolcezza e la forza di strumentazioni di riuso.

Un altra cosa ancora, poi finisco vi giuro, è la vastità degli ambienti. Enormi ambienti caratterizzati nel più minio dettaglio, suggestivi ed inquietanti, ricchi si tie-in di persone magari passate di li per caso, scritte sui muri, simboli particolari, auto devastate lasciate a loro stesse, foglie e sporcizia ovunque, ma quello che domina di più in quest’avventura è il vuoto. L’ambiente è ricolco di grandi spazi vuoti, dove noi come giocatore andremmo a cercare oggetti vari per creare, dove il più delle volte troveremo solo cassetti e mobili vuoti, saccheggiati probabilmente da molto tempo.

Insomma, questo gioco è l’espressione, secondo me, di quanto in verità manchi poco di spazio fra gioco e film, basta saper scrivere e dirigere bene come i ragazzi della Naughty Dogs. The last of us è un gioco che è perfetto così com’è, e a dire la verità, spero non verrà mai un sequel.

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.

Un pensiero su “RECENSIONE – The Last of Us

Rispondi

Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: