Recensione “The Legend of Tarzan”

Devo ammetterlo, non provavo la minima curiosità per questo film nonostante parli di Tarzan, un personaggio che conosco sin da piccolo, e abbia un cast composto da dei nomi davvero altisonanti. Non so bene per quale motivo non mi interessava il film, l’input della trama premetteva una storia nuova e mai vista e che poteva funzionare, quindi perché? Perché non provavo curiosità per questo film? Forse per la presenza di David Yates alla regia? Nì, ma fatto sta che ieri gli eventi mi hanno portato a vedere questo film che ho apprezzato molto più di quel che avrei creduto.

Cos’è che mi incuriosiva del film? Beh, in primis la trama. Tutti noi conosciamo la storia di Tarzan, la storia di un bambino che dopo la morte dei genitori viene preso in adozione dai gorilla e crescendo con loro diviene uno di loro a tutti gli effetti finché non incontra Jane, la donna di cui s’innamora e così decide di tornare con lei in Inghilterra alla civiltà. Il film non inizia con le origini di Tarzan, però senza tralasciarle, ma bensì con lui che vive a Londra ed ha ottenuto il titolo di lord che gli spettava da sempre. Però, per motivi politici, deve tornare in Africa e dovrà vedersela con Leon Rom, interpretato dal grandissimo Christoph Waltz, inviato di Re Leopoldo.

La trama è abbastanza banale e semplice, ma nonostante ciò intrattiene… circa. Dico questo perché mi è capitata una cosa che mai mi era successa: di addormentarmi (quasi) mentre vedevo un film al cinema. Forse ero un po’ stanco di mio, però sì, c’è stato un momento nella parte centrale del film che mi ha annoiato. Altra cosa che mi ha fatto un pochino storcere il naso è che gli animali combattano con Tarzan come se avessero una mente umana, il che ci sta nelle scene coi gorilla, dato che Tarzan ha vissuto con essi e li conosce come noi conosciamo i nostri genitori. Ma gli altri animali? Ciò lo si nota soprattutto nel finale.

Rimanendo nel campo della scrittura ho apprezzato il personaggio di Tarzan interpretato da Alexander Skarsgård, il quale, per la recitazione, è stato all’altezza del compito. In questo film ritroviamo un Tarzan, o John Clayton III se preferite, che vive a Londra e fa parte della Camera dei Lord, come ho già detto prima, e la cosa più interessante è che egli cerca di stare il più lontano possibile dal suo passato nella giungla, cercando di rinnegarlo. Ma è ovvio che non può, dato che le tracce di questo suo particolare passato le si vedono anche sul suo fisico. Tutte caratteristiche del personaggio mai viste fino ad ora e che ho adorato. John cerca di rinnegare il suo passato per delle cose che ha compiuto ma che l’uomo che è ora non farebbe mai.

Altro personaggio che ho apprezzato molto è quello di George Washington Williams, un esploratore/soldato inviato dal presidente degli Stati Uniti che affiancherà Tarzan nella sua avventura, interpretato da Samuel L. Jackson (che ormai mettono in qualsiasi film che capiti a tiro). Il personaggio risulta subito simpatico e carismatico, ciò grazie non solo alla scrittura ma anche all’interpretazione di Jackson, che sappiamo essere un attore di grande talento. E ovviamente ha anche i suoi “momenti badass”. Insomma, parliamo sempre di Samuel L. Jackson. Anche se credo non abbia detto in nessuna scena”mother fucker”.

Altro personaggio che ho apprezzato molto, nonostante non appaia in tante scene e non sia caratterizzato come i personaggi principali, è quello del Capo Mbonga interpretato da Djimon Hounsou. Un personaggio che vuole avere la sua vendetta su Tarzan, e infatti egli farà riflettere molto lo spettatore sul concetto di vendetta e sul concetto di “animale”. E’ vero, detto così non ha proprio senso però quando vedrete il film, se non l’avete ancora visto, capirete.

Però c’è da dire che non ho apprezzato appieno i personaggi di Jane e di Leon Rom. Jane, interpretata dalla più bella che brava Margot Robbie (ed è bravissima), è un personaggio ben caratterizzato ma che non ti lascia niente a fine visione. O almeno non quanto il personaggio di Tarzan o di George Washington Williams. Per dire che il personaggio di Mbonga mi è rimasto più impresso di Jane. La Robbie è stata brava nell’interpretarla ma senza dare il meglio di sé. Non che abbia recitato male, però poteva fare qualcosina di meglio. Il suo rapporto con Tarzan viene ben approfondito ma rimanendo sempre con un leggero alone di mistero che rende la loro storia più interessante.

Lo stesso discorso vale per il villain Leon Rom, interpretato da Christoph Waltz. Quello di Rom è forse il personaggio che meno ho apprezzato della pellicola. Questo perché non è un villain particolarmente caratterizzato che ti rimane impresso nella mente. E’ mosso da motivazioni banali ma tipiche dell’epoca, secondo me il personaggio però necessitava di compiere delle azioni più atroci verso i vari personaggi per mostrare quanto fosse cattivo e senza pietà. L’unica caratteristica del personaggio che lo rende unico è il fatto che usi una sorta di rosario come arma. Ma niente di più. Il che è un grosso peccato perché ad interpretare il personaggio abbiamo un mostro sacro come Waltz, il quale nell’interpretare i villain ci ha sempre saputo fare. Basti pensare al suo Hans Landa in Bastardi senza gloria o al suo Blofeld in Spectre.

Parlando dell’aspetto tecnico sono rimasto piacevolmente colpito. La presenza di David Yates alla regia inizialmente mi aveva un po’ spaventato, questo perché egli ha diretto gli ultimi quattro film di Harry Potter e i primi due che ha diretto lui (L’ordine della fenice e Il principe mezzosangue) sono quelli che meno ho apprezzato della saga. Però Yates, come ha dopo tutto dimostrato anche ne film di Harry Potter, sa come comporre un’immagine dal punto di vista dell’estetica e della spettacolarità e infatti in The Legend of Tarzan abbiamo diverse scene che lasciano a bocca aperta. Soprattutto le sequenze in cui Tarzan volteggia sulle liane in mezzo alla giungla con in sottofondo una musica azzeccatissima per il personaggio e che mi ha fatto venire la pelle d’oca in più di un momento.

La fotografia è tipica di Yates, la quale tende a rendere i colori più scuri nelle scene in cui la luce scarseggia, però nei momenti in cui la luce è presente c’è un bel gioco di luci/ombre. Però la fotografia non aiuta a far sembrare alcuni animali, soprattutto i gorilla, realizzati con la CGI, più credibili, i quali sembrano esser stati presi direttamente da un videogioco. Ma nelle scene con scarsa luminosità questi risultano più credibili. La cosa strana della CGI del film è che gli animali non sono fatti benissimo, però le scene in cui Tarzan oscilla sulle liane e tante altre scene in cui il paesaggio è realizzato in CGI essa risulta ben fatta. Mah, io mi chiedo come mai in queste produzioni la CGI pecchi così spesso.

 

Giunti alla fine della recensione posso dire che The Legend of Tarzan è un buon blockbuster. Un film con un aspetto tecnico ben curato, a eccezione di alcune scene con i gorilla, e una sceneggiatura che ci presenta una trama originale, anche se un po’ noiosa nella parte centrale, contornata da personaggi ben caratterizzati ed altri che avrebbero potuto dare di più. Personalmente vi consiglio la visione del film, anche a coloro che magari non hanno grandi aspettative, fidatevi che rimarrete sorpresi come il sottoscritto. L’unica cosa che spero è che non facciano un a dir poco inutile sequel, come hanno deciso di fare con Il Libro della Giungla.

VOTO 7

 

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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