Recensione “The Neon Demon”

Nicolas Winding Refn è un regista di cui non ho mai visto nessun film, per ora, e quindi non avevo la minima idea di quale fosse la sua poetica, il tipo di regia che mette in scena, insomma, non avevo idea del suo film tipo. The Neon Demon è in concorso al Festival di Cannes, durante il quale è stato fischiato dal pubblico. Ciò mi ha lasciato molto sorpreso e perplesso perché non me l’aspettavo, in più sul sito di Rotten Tomatoes l’indice di gradimento per il film della critica è del 47%! Una volta uscito nelle sale l’8 giugno la gente lo osannava ma altri non lo avevano apprezzato per niente e ritenevano che il film si fosse meritato i fischi a Cannes. Bene, dopo averlo visto pochi giorni fa ho un assoluta certezza: che a Cannes si drogano.

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Posso assolutamente capire che il film possa piacere come non piacere, ma arrivare a fischiare un film e a dire che Refn ha dato alla luce uno dei film più brutti di quest’anno credo che sia davvero troppo e poco oggettivo ma andiamo per gradi.

La regia di Refn è semplicemente straordinaria, una regia molto fredda che ti fa respirare appieno l’atmosfera malata e perversa che si percepisce per tutto il film. Per non parlare di come ha usato i riflessi degli specchi, mai visto un uso degli specchi in scena così maniacale e ossessivo e dopo ogni scena del genere non puoi fare altro che dire “Ma Refn è un genio”. E io che non ho mai visto un suo film… devo rimediare subito. Refn inoltre con The Neon Demon ha voluto riproporre le atmosfere di un film di David Lynch, con diverse scene inquietanti, grottesche e sono state proprio queste scene a far fischiare il pubblico. Refn ha preso questa difficile strada proprio per far capire quanto possa essere terribile il mondo della moda attraverso scene molto perverse. Alcuni invece ritengono questa rappresentazione stupida perché Refn stereotipa il mondo della moda, cosa secondo non corretta. Refn ha voluto semplicemente denunciare ciò che il mondo della moda ti porta a fare e non si tratta di stereotipi, ma di realtà.

La regia di Refn non poteva colpire così tanto nel segno senza la fotografia di Natasha Braier, una fotografia molto particolare che evidenzia la luce accecante dei neon (guarda caso…) che ritroviamo in diverse scene del film; una fotografia calda che però rende la scena fredda ed inquietante. Ma a condire il tutto è la perfetta colonna sonora di Cliff Martinez, il quale ha già lavorato con Refn. Una colonna sonora caratterizzata quasi solamente da suoni elettronici, creati col sintetizzatore, che accostati alla scena composta da luci al neon o comunque da luci molto accese creano l’atmosfera perfetta che Refn stava cercando. Raramente in un film ho sentito una colonna sonora così bella e azzeccata per l’atmosfera di un film.

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Detto ciò posso dire che l’aspetto tecnico di The Neon Demon raggiunge secondo me la perfezione, però le pecche le riscontriamo nella scrittura del film. Alcune scene sono delle allegorie, hanno un significato astratto che va cercato, il che è un grandissimo punto a favore del film, che gli permette di avere tantissime chiavi di lettura diverse. Però alcune di esse hanno un significato che non viene ben specificato, non che pretendessi la spiegazione da parte di Refn, ma quanto meno una sorta di contestualizzazione del tutto o il cercar di dare un minimo di senso a quello che accadeva sul grande schermo. Per quelli che hanno visto il film dico solo una cosa: il puma.

Il film racconta la storia di Jesse, una ragazza che vuole entrare nel mondo della moda, ed essendo una bella ragazza senza il tocco della chirurgia plastica viene notata da diversi stilisti e fotografi nonostante non abbia esperienza e questo crea grande invidia nelle altre modelle. Questo è un tema intorno a cui ruota la trama: l’invidia. L’invidia di conseguenza crea l’ossessione nelle altre modelle nell’essere belle quanto Jesse e come viene rappresentata quest’ossessione alla fine da Refn ha scatenato non poche polemiche. Il terzo ed ultimo elemento intorno al quale ruota il film è la fama. La fama è l’unico elemento che attacca la nostra protagonista Jesse anche se in una maniera non molto profonda e sicuramente Refn poteva gestirla molto meglio.

Tutto ciò viene criticato da Refn con delle rappresentazioni malate e perverse, cause principali della pessima e ingiustissima accoglienza da parte del pubblico. Io ritengo che queste rappresentazioni malate e perverse siano perfette non solo perché Refn è riuscito a renderle con una maestria che raramente si vede, ma perché è una denuncia molto forte al mondo della moda. D’ora in poi vedrò le modelle con occhi diversi.

Per quanto riguarda la protagonista Jesse, nello specifico, ci tengo a dire che ho apprezzato tantissimo l’interpretazione di Elle Fanning, che è riuscita a farti capire con ogni espressione le emozioni di Jesse e il suo stato d’animo in determinati momenti senza dover usare le parole. Jesse è un personaggio molto complesso, con un passato molto misterioso e che subirà una grande ed importante trasformazione durante la sua prima sfilata. Una trasformazione rappresentata da Refn magistralmente. Una trasformazione che già era iniziata da un po’ ma che culmina con la prima sfilata. Una trasformazione che avviene per mano di un demone al neon. Però questa trasformazione purtroppo non viene gestita benissimo perché subito dopo abbiamo un’altra trasformazione di cui non capiamo bene la motivazione.

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Tutti gli altri personaggi che circondano Jesse invece sono odiosi, violenti ,senza cuore e ossessionati verso di lei. Abbiamo il trio composto da Ruby, interpretata da una fantastica Jena Malone, Sarah, interpretata da un’inquietante Abbey Lee, e Gigi, interpretata da Bella Heathcote. Tutt’e tre vogliono qualcosa da Jesse, c’è chi vuole la sua bellezza e c’è chi vuole dell’altro e la loro ossessione verso Jesse sfocerà in atti deplorevoli a dir poco. Come vedete alla fine si ritorna sempre a parlare dell’ossessione per l’aspetto esterno, una tematica molto attuale. Come ben sappiamo in una persona quel che conta è quel che ha dentro e l’aspetto esteriore viene dopo, ma c’è un dialogo del film che riesce a mettere in forte dubbio questa idea, facendo barcollare i nostri ideali. Agghiacciante.

Altro personaggio che ci tengo a citare è quello di Hank interpretato dallo stimatissimo Keanu Reeves. Non è che il personaggio lo si veda per molto, ma credo che affidare il ruolo a Reeves sia stata una scelta fantastica non solo perché è un grande attore e ha interpretato benissimo il personaggio, un uomo senza scrupoli che cerca di approfittarsi sempre di Jesse e della sua giovane età, ma soprattutto perché se c’è un attore di questo calibro a interpretare un personaggio secondario ti rimane più impresso. Purtroppo però la presenza di Reeves nel film non ha giovato alla sua pubblicità, dato che è stato pubblicizzato come “l’horror con Keanu Reeves!”. Non esiste descrizione più sbagliata per questo film.

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Questo è quello che penso di The Neon Demon di Nicolas Winding Refn. Un film malato, perverso che vuole denunciare ciò che si nasconde dietro il mondo della moda con delle rappresentazione horrorifiche e grottesche, usando dei personaggi inquietanti e molto profondi. Quello che Refn voleva principalmente fare era impressionare lo spettatore con delle scene che fossero fuori dagli schemi e forse la gente non era pronta a quello che stavano per vedere e quindi si sono lasciati trasportare dalla sensazione di choc. Il tutto creato con una regia, fotografia e una colonna sonora da far paura.

Personalmente consiglio con tutto il cuore di vedere The Neon Demon, un film che nel bene o nel male (dubito) lascerà la sua grande impronta al neon nella storia del cinema, mostrando quanto possa essere brutale la realtà seppur con rappresentazione surreali.

VOTO: 9

 

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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