RECENSIONE – The Predator

E’ il 1987 e uno dei registi action più importanti della storia del cinema, John McTiernan, regala al mondo Predator, film che ha introdotto una delle creature aliene più feroci, violente, iconiche e affascinanti della storia del cinema. Film che, grazie all’enorme successo, ha dato via ad una saga caratterizzata da film sicuramente godibili, ma per niente all’altezza del film di McTiernan. Ora è toccato a Shane Black prendere in mano la saga, e visto che Black ha avuto un ruolo enorme all’interno della produzione del primo film (tant’è che alla fine è stato scelto per interpretare il personaggio di Hawkins) ci si aspettava un ritorno a quell’atmosfera che caratterizza il film di McTiernan. Lo ha fatto? Assolutamente sì, ma lo ha fatto come voleva lui e mettendo sotto steroidi tutti gli aspetti del primo film, creando un sequel che mi ha letteralmente spiazzato nel bene, ma anche nel male.

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McTiernan nell’87 aveva confezionato un film molto tipico per quegli anni: i protagonisti erano dei militari ignoranti grossi come montagne che si trovavano ad affrontare un alieno cattivissimo che si diverte nell’uccidere gli esseri umani. Un film che mischiava il genere horror / slasher con quello dell’action classico, condendo il tutto con un pizzico di comicità e ironia. Il secondo film ha ripreso questa ricetta cambiando un paio di elementi, mentre il terzo ha cercato di essere innovativo con un’idea molto scanzonata ma prendendosi fin troppo sul serio. Shane Black con questo The Predator ha preso tutto quello che abbiamo visto in questa trilogia e lo ha inserito di prepotenza all’interno di questa pellicola. Sin dal primo secondo ci si rende conto che The Predator sarà un film molto scanzonato, con molto umorismo, e man mano che vai avanti ti rendi conto di una cosa: che questo film è trash allo stato puro. Attenzione, non è assolutamente una critica, questo perché Black ha avuto l’umità di non prendersi sul serio nemmeno per un secondo dall’inizio del film, facendo capire allo spettatore sin dall’inizio che tipo di film sta guardando.

Se Venom è un film brutto perché incarna praticamente tutte quelle cose orrende che caratterizzavano i film d’azione degli anni 2000, Black prende invece tutti i pregi, e anche i difetti, dei film action / sci-fi degli anni ’80, periodo decisamente migliore per quei generi cinematografici, non a caso Predator è uscito nell’87. Difatti la pellicola di Black si apre con dei titoli di testa uguali in tutto e per tutto a quelli del film di McTiernan, accomagnati dalle musiche di Henry Jackman, il quale i temi iconici composti da Alan Silvestri rimodernizzandoli a dovere. Sinfonie che ci accompagnano per tutto il film, che rendono perfettamente l’atmosfera action anni ’80 che Black voleva ricreare che fa venire la pelle d’oca ad un fan della saga come il sottoscritto. Anche la fotografia di Larry Fong fa il suo, ispirandosi veramente tanto a grandi maestri della fotografia del XX secolo, quali Donald McAlpine, crea delle immagini ricche di colori, ma senza risultare forzate o troppo artificiali. Se il film fosse stato girato in pellicola si sarebbe raggiunto il nirvana, ma purtroppo Black non ha intrapreso quella strada. Ad ogni modo, Black riesce a gestire il tutto veramente bene, dimostrando che film trash, con trame, dialoghi e scene sopra le righe e a tratti ridicole si possono fare e anche bene, l’importante è evitare di prendersi seriamente.

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La regia di Black è anch’essa una sorta di remake moderno di quella adottata da McTiernan nell’87, questo grazie ovviamente alle nuove tecnologie e tecniche che sono nate col passare degli anni. Una regia perlopiù molto semplice, che cerca sempre di realizzare delle inquadrature che definirei solo con il termine “cazzute”. Black vuole farti godere la scena appieno, vuole farti gasare e inorridire al tempo stesso mostrandoti la violenza di questi predatori in tutta la sua brutalità, con ettolitri di sangue e uccisioni che fanno invidia alle fatality di Mortal Kombat. Come se non bastasse, Black mostra la sua passione per gli anni ’80 che vuole rievocare con questo film con un sapiente uso degli effetti speciali. CGI veramente ridotta all’osso, si torna ad utilizzare i costumoni di gomma per i predatori (soprattutto quello classico) e gli animatronic. Ogni singola scena con il Predator è qualcosa di magnifico, ma anche la CGI ha il suo ruolo, dato che per realizzare il predatore “evoluto” era difficile trovare una persona alta più di tre metri. Ma nonostante un maggior uso della CGI nel terzo atto questo non risulta mai invasiva e sempre ben fatta, adattandosi molto bene alle luci, alla fotografia di Fong, ai personaggi e all’ambiente circostante. Anche se il terzo atto, nonostante sia sempre molto adrenalinico e ben diretto, mi è sembrato essere leggermente sottotono rispetto gli altri due.

Black non si limita a dirigere il film, ma ne scrive anche la sceneggiatura insieme a Fred Dekker (che ha firmato molte sceneggiature di b-movie anni ’80 come Dimensione del terrore Robocop 3). Sceneggiatura che presenta una trama non proprio banale, se avessero evitato di mostrare il Predator evoluto nei trailer sarebbe stata una vera sorpresa ritrovarselo di fronte, riuscendo anche a costruire grande ansia e curiosità in merito ad un determinato oggetto misterioso. Ovviamente essendo un b-movie anni ’80 con i soldi e girato nel 2017 il film presenta una quantità di cliché e stereotipi veramente enorme, dal bambino speciale che sarà la chiave di tutto, alle battute veramente tanto trash ma divertentissime e di enorme impatto (che arrivano addirittura a criticare, o autocriticare, questo genere di gilm e il franchise stesso di Predator in modo geniale), alla biologa gnocca che sa usare le armi come se fosse un militare per arrivare, infine, ad un finale che definire trash penso sia un eufemismo, ma è così esagerato e badass che non puoi far altro che urlare ‘HELL YEAH!’ ‘WHAT THE FUCK BRO?!’ nello stesso momento. Se questi stereotipi e cliché si possano definire difetti o pregi, onestamente non lo posso dire in modo obiettivo, questo dipende da ognuno di voi. Il film vuole essere un b-movie trash anni ’80, ed è giusto che abbia questi elementi al suo interno, ma capisco che non tutto possa piacere a tutti. Per esempio non mi sono mai piaciuti i bambini speciali che arrivano ad avere ruoli assurdi all’interno della storia manco fossero Elon Musk, ma Black ha comunque cercato di fare il tutto come meglio poteva prendendo Jacob Tremblay come interprete del personaggio.

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Il resto dei personaggi è impossibile non amarli. Esattamente come nel primo film dell’87, al centro della storia abbiamo un gruppo di militari, o meglio, ex-militari che si ritrovano ad affrontare alieni il cui sport è preferito è fargli il culo. Nel primo Predator avevamo una squadra di marine ignorantissimi che sparavano battute molto badass e alcuni di loro anche battute molto comiche e ironiche. Basti pensare a Hawkins interpretato da, guarda un po’, Shane Black, oppure all’ormai iconico ‘You’re one ugly motherfucker’ che viene citato anche in questo sequel, che purtroppo non mi sono potuto godere avendo visto il film doppiato. Black con The Predator riprende l’idea del gruppo di marine ignoranti ma li rende ancor più ignoranti e divertenti,mettendo al centro dei militari realmente instabili mentalmente, eccezion fatta per un paio di essi. Personaggi molto stereotipati, bidimensionali e superficiali, ma che con le loro folli, cazzutissime, divertentissime e alle volte politicamente scorrette battute entrano di prepotenza nel cuore dello spettatore. Abbiamo un minimo tentativo di rendere i personaggi più approfonditi e sfaccetati, il che è giusto, ma sicuramente quello meglio riuscito è il protagonista Quinn McKenna, interpretato da Boyd Holbrook.

Personaggio indimenticabile non solo per un azzeccatissimo Holbrook che è entrato nel mio cuore sin dalla prima stagione di Narcos (per non parlare del suo Donald Pierce in Logan). Perfetto per interpretare un cecchino che è costretto, a causa del suo lavoro, a restare lontano dalla famiglia. Personaggio che di base sa di già visto e anche in modo fin troppo stucchevole, ma Black rompe quel cliché con una sola battuta, forse la migliore di tutto il film, in cui rivela quanto quel personaggio sia un sadico psicopatico. Anche gli altri risultano memorabili, sicuramente meno rispetto a McKenna, soprattutto grazie alle perfomance degli attori, in particolar modo Nebraska interpretato da Trevante Rhodes Coyle interpretato da Keegan Michael-Key, attore celebre per aver ricoperto molti ruoli comici e che risulta perfetto per questo personaggio (che gli hanno comunque cucito apposta). Ho sentito anche parlare molto del ruolo di Olivia Munn all’interno del film, e molti hanno affermato che l’avrebbero preferita come protagonista al posto di McKenna. Onestamente non comprendo appieno questa idea. Il personaggio di Casey Brackett è un personaggio interessante e divertente, ma non mi sembra così d’impatto da poter essere il protagonista. In più la Munn non la trovo un’attrice così formidabile, anzi, mi sembra la tipica attrice bellissima ma senza grandissime doti recitative. Tipo Megan Fox, ma meglio. Quindi per il film che Shane Black voleva fare credo proprio che il McKenna di Holbrook sia stata la scelta migliore.

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In sinossi, The Predator mi è piaciuto e anche tanto. Non il film che mi aspettavo, devo esser sincero, ma se a fine visione sono uscito dalla sala con un sorriso stampato sulla faccia e continuando a commentare le battute e le scene del film, beh, vuol dire che il film qualcosa di buono me la decisamente lasciato. La scelta chiave che ha garantito a Shane Black di confezionare bene un film del genere è stato il non prendersi sul serio. Dire sin da subito che quello che si sta guardando è un b-movie anni ’80 girato con grande passione e divertimento, con battute taglienti, cattivissime e che arrivano addirittura ad autocriticare il film. Che dire? Siete fan del film diretto da McTiernan? Allora dovete assolutamente vedere questo piccolo gioiello firmato Shane Black, perché sono sicuro che ritroverete moltissime cose che avete già visto nel film dell’87. Magari sarebbe stato ancora meglio vedere sequenze simile a quella iniziale (che è Predator allo stato puro) ma alla fine direi che va bene così. Ora l’unica cosa che possiamo fare è sperare che il film vada abbastanza bene da poter permettere a Black e alla Fox di continuare con questa trilogia che hanno in mente. Perché una trilogia di film caciaroni fatti così, che riportano in auge un franchise quasi morto, farebbe soltanto bene al cinema. Insegnandoci che prendere le cose sempre sul serio si rischia di perdere quello che sta alla base del cinema stesso: l’intrattenimento.

Ora che ho finito di parlare passo a voi la parola. Se avete visto il film non esitate nel lasciare un commento a riguardo!


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