RECENSIONE – The Young Pope

Paolo Sorrentino è uno dei migliori registi italiani odierni, e possiamo dire anche di sempre. Con il suo capolavoro La Grande Bellezza, che gli valse anche l’Oscar per il miglior film straniero, e altre perle, come Il Divo, Youth e tanti altri, ha dimostrato di essere un vero maestro, anche se con una personalità abbastanza particolare. Quindi quando venni a sapere che Sorrentino stava lavorando ad una serie con Jude Law nei panni di un Papa giovane è ovvio che l’hype mi salì in maniera impressionante, e finalmente quest’oggi, dopo purtroppo sole cinque settimane, sono qui per parlavi di The Young Pope.

ATTENZIONE LA RECENSIONE E’ RICCA DI SPOILER SULLA SERIE!! 

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Non sapevo bene cosa aspettarmi dalla serie, anzi non ne avevo la più pallida idea. Cosa avrebbe fatto Sorrentino? Avrebbe dipinto la società del Vaticano in un certo modo tramite il personaggio principale oppure avrebbe semplicemente raccontato la storia di un personaggio a dir poco stravagante? Dopo aver visto tutta la serie posso dire che Sorrentino è riuscito a fare entrambe le cose in maniere più che eccellente.

Partendo dalla regia ovviamente ad opera di Sorrentino per tutti e dieci gli episodi, che dire, semplicemente magistrale. Sorrentino riesce a comporre ogni singola inquadratura in modo perfetto, o quasi, spesso dando vita a delle scene che sembrano delle vere e proprie opere d’arte che puoi trovare nelle varie basiliche di Roma o nei Musei Vaticani. Una regia che ci presenta spesso delle immagini che parlano da sé, senza avere necessariamente dei dialoghi tra i vari personaggi. Ovviamente a rendere il tutto magnifico a livello estetico c’è anche la fotografia, con un esaltazione molto particolare del colore bianco, che sembra quasi emanare luce propria (ovviamente solo quando il colore viene illuminato da una qualsiasi fonte di luce). Un effetto che in alcuni prodotti non mi entusiasmato, come per esempio ne Lo Hobbit – La Battaglia delle Cinque Armate, ma in questo caso Sorrentino è riuscito a inserire benissimo quell’effetto. Basti pensare ai momenti in cui vediamo Lenny Belardo camminare per i giardini vaticani alla luce del sole, sembra quasi emanare di luce proprie. E già su questo ci sarebbe da fare un’enorme dibattito.

La colonna sonora è molto particolare, non contiene nessun pezzo scritto ad oc per la serie, a eccezione della musica che si sente nel riassunto degli episodi precedenti. Tutte le musiche sono dei pezzi instrumental composti da band rock poco famose o da cantanti che Sorrentino ha voluto inserire nella serie, voglio citare per esempio All Along Watchtwer (la versione recente) in versione instrumental che accompagna la opening. Da brividi. Anche la opening è a dir poco degna di nota: vediamo Lenny Belardo camminare per una galleria con lacune opere d’arte appese alla parete e su di esse vediamo una cometa luminosa che segue Lenny, finché poi non diviene un vero e proprio meteorite che inizia e demolire i paesaggi dei quadri e infine distrugge una statua di Giovanni Paolo II, per fare spazio al logo della serie. Una opening non solo bellissima dal punto di vista visivo e sonoro, ma anche molto ricca di significato: Lenny che viene visto come una benedizione per la Chiesa che però è anche dannoso per essa e per far sì che Lenny riesca nel suo intento ciò che è passato deve rimanere passato (ecco perché la distruzione della statua).

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Quindi che personaggio è Lenny Belardo, o Papa Pio XIII? Innanzitutto c’è da dire che Jude Law con questa serie ha dato la sua miglior perfomance; è riuscito a rendere perfettamente l’idea che Sorrentino aveva in mente per il personaggio. Le espressioni degli occhi, quelle facciali, il modo di esprimersi, assolutamente perfetto. C’è da dire però che Law in lingua originale ha una voce terribile, non che non abbia recitato bene, è che lo preferisco doppiato. ODDIO PREFERISCI IL DOPPIAGGIO!! Sì, c’è da dire Riccardo Niseem Onorato ha fatto un lavoro eccezionale col doppiaggio di Jude Law.

Per quanto riguarda il personaggio in sé, eeehh… cercherò di essere sintetico. Inizialmente ci si presenta come un vero e proprio psicopatico, uno che non dovrebbe mai essere a capo della Chiesa. Lenny non vuole preti omosessuali, ritiene le altre forme di cristianesimo inferiori, vuole imporre delle severe punizioni per le donne che abortiscono, fuma come una ciminiera e non vuole mostrare il suo volto al mondo. Non proprio il Papa ideale. Lenny cerca di attuare delle riforma quasi “medievali”, affinché la Chiesa possa riottenere il suo potere di un tempo, ma allo stesso tempo non sa bene cosa fare e perciò chiede aiuto a Spencer, interpretato da James Cromwell. Egli per Lenny è un padre spirituale che però prova una certa antipatia e invidia verso Lenny, ma alla fine il suo amore viene alla luce. Questo Papa giovane cerca aiuti, consigli da parte di Spencer che però non vuole dargli una mano. Un rapporto di odio/amore, di rispetto non ricambiato gestito magistralmente e reso benissimo soprattutto grazie alle perfomance degli attori.

Come ho detto Lenny ci si presenta come un pazzo, eppure dopo il finale posso dire che è davvero un santo, come afferma sin dall’inizio Suor Mary. Perché è l’unica persona in grado di instaurare un dialogo con Dio, seriamente. Grazie a questa sua intesa riesce a compiere dei veri miracoli, semplicemente imponendo con una certa arroganza a Dio stesso di dover parlare con lui. Ma la cosa migliore è che non sappiamo mai quello che lui dice durante il dialogo, come nella scena in cui guarisce la mamma di Billy (in un flashback). Prima di iniziare dice a Dio che nessuno deve sentire quello che si dicono, ed infatti non solo i personaggi della serie non sentono Lenny, ma non lo sentiamo nemmeno noi. Sentiamo solo i rumori di sottofondo e la colonna sonora, come ho detto, Sorrentino è un genio. Anche i suoi discorsi lo rappresentano e la gente ascoltandolo si sente come se lo avessero visto in volto, basti pensare alla scena in cui il giornalista lo vede in aereo per la prima volta e la sua reazione non presenta nemmeno un pizzico si stupore.

Il personaggio ci presenta anche diverse ambiguità, perché si presenta come un santo vero e proprio, un uomo che ama Dio con tutto se stesso eppure ci rimane un dubbio: ci crede in Dio? In alcune scene dichiara apertamente di non crederci oppure ci lascia un grande dubbio. Io sono dell’idea che la ricerca di Lenny non vedeva come obbiettivo Dio ma i suoi genitori, che alla fine riesce a rivedere anche se di sfuggita. Insomma, un personaggio a dir poco fantastico.

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Anche gli altri personaggi non sono assolutamente da tralasciare, in primis Sour Mary, interpretata da Diane Keaton, un’attrice che ha recitato in film a dir poco storici. Il suo personaggi lo vediamo esattamente come Lenny: inizialmente ci sembra solo una suora che cerca di accontentare i capricci di un bambino troppo cresciuto divenuto ormai Papa, ma in seguito ci rendiamo conto che ha sempre avuto ragione nel definire Lenny un santo e quindi non la vediamo più con la stessa aria stranita delle prime puntate. La Keaton è stata bravissima nella parte ma l’attore che voglio assolutamente lodare come attore non protagonista è Silvio Orlando.

Il personaggio di Angelo Voiello, segretario di stato del Vaticano, è un personaggio che ho adorato dall’inizio alla fine. Voiello sarà pure un cardinale e addirittura segretario dello stato vaticano, ma non si tratta di un vero e proprio uomo di chiesa, ma di un politico inserito nella società del vaticano. Mi sembra più un personaggio da House of Cards, e in effetti possiamo anche dire che The Young Pope è un House of Cards ambientata in Vaticano. Voiello si occupa sempre degli affari politici, spesso facendo cose non proprio lecite e arrivando addirittura a ricattare. Per non parlare del fatto che è un tifoso accanito del Napoli, tra l’altro stessa squadra per cui tifa fortemente Sorrentino. La sua passione verso questa squadra lo rende un personaggio molto comico in alcune scene , basti pensare alla sequenza iniziale della settima puntata in cui ascolta la partita con la divisa del Napoli e subito dopo con le vesti da cardinale mentre legge il Corriere dello Sport. Un comicità che non cade nel banale e nel ridicolo ma anzi, crea un contrasto tra sacro e profano, e possiamo dire che Voiello è effettivamente un personaggio “profano” che però ricopre un ruolo mica da ridere nella Chiesa cattolica. Anche il fatto che spesso se ne esce con insulti in napoletano, come “Facc’ du cazz'” e tanti altri, non lo ritraggono proprio come un santo, ma anche gli altri personaggi effettivamente imprecano spesso. Sorrentino forse vuole far intendere che ormai il concetto di volgare non esiste più, ormai dire “cazzo” o “merda” è una cosa normale, niente di così clamoroso e anch’io sono di quest’opinione. In tutti questo bisogna ovviamente dire che Orlando nel ruolo è stato a dir poco eccezionale, devo recuperare altri suoi film immediatamente.

Potrei andare avanti così anche per quanto riguarda altri personaggi come il Cardinale Andrew Dussolier o il presidente del consiglio interpretato da Stefano Accorsi, o anche Esther interpretata da Ludivine Sagnier, la quale rappresenta il cittadino assolutamente fedele che si inserisce nella società ecclesiastica del Vaticano, la quale instaura un rapporto molto particolare con Pio XIII e verrà usata da Voiello per i suoi scopi di dubbio gusto morale, ma fatti a fin di bene. Insomma, tutti personaggi scritti ed interpretati benissimo.

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Ovviamente il merito di una caratterizzazione così ben fatta dei personaggi è tutto della sceneggiatura scritta da Sorrentino, la quale ci presenta una trama molto enigmatica che però ci tiene incollati allo schermo per tutta la durata dell’episodio. Qual è però un problema di Sorrentino? Che spesso si lascia andare con le inquadrature. Come ho già detto spesso Sorrentino lascia che siano le immagini a parlare da sé senza bisogno di dialoghi tra i personaggi, che è una cosa che adoro però se mette troppe scene di questo tipo togli tempo alla narrazione e quindi alcune puntate risultano troppo lente e anche un po’ noiose. Per esempio la terza e quarta puntata sono e più lente e a tratti anche un po’ noiosette, però con tutte le altre puntate posso assicurarvi che raramente un’ora mi vola così velocemente.

Quindi la trama inizia con l’essere abbastanza ambigua, ci incuriosisce ma dopo un paio di puntate ci catapulta di prepotenza in quello che è il Vaticano e ci ritroviamo non solo a comprendere gli atteggiamenti di Pio XIII ma anche ad apprezzarlo come persona e come Papa, nonostante si tratti comunque di una persona dalla mentalità instabile. La cosa più bella della storia è sicuramente il finale, che ritengo un vero e proprio capolavoro: profondo, perfetto per quanto riguarda l’aspetto tecnico, insomma, reso benissimo sotto ogni aspetto. Pio a Venezia appare per la prima volta in pubblico che lo adora, e mentre scruta tra la folla vede finalmente i suoi genitori. Bum, la sua ricerca si è conclusa ma poi essi se ne vanno senza fare nessun cenno e Lenny viene colto da un malore, che già si manifestava nei precedenti episodi. Alla fine cosa accade? Lenny cade a terra per il malore e si eleva dal suo corpo fino allo spazio dove osserva il pianeta Terra nella sua grandezza e abbraccia tutti gli abitanti come aveva promesso nel discorso finale. Questo concetto sarebbe reso ancor più forte e bello se Lenny fosse effettivamente morto, e mi piace effettivamente pensare che sia morto. C’è un problema però, è stata annunciata una seconda stagione e ciò implicherebbe che Lenny non è morto ma semplicemente svenuto. Io sinceramente spero che Sorrentino affermi la morte del personaggio, perché secondo me così il finale è decisamente più bello e colpisce di più emotivamente. Anche per il fatto che alla fine appare il logo della serie e poi la scritta “The End” rende il tutto molto autoriale e bellissimo. Quindi boh, aspettiamo e vediamo.

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In sinossi, per me The Young Pope è un capolavoro, non a tutti gli effetti ma una serie tv degna di nota, caratterizzata da un’autorialità che giustamente solo uno come Sorrentino può dare. Una trama che spesso diviene troppo lenta a causa di “un’invasione” da parte della regia, la quale ben fatta insieme a tutto l’aspetto tecnico della serie. I personaggi indimenticabili, dal primo all’ultimo e lo stesso vale per gli attori, in particolare Jude Law e Silvio Orlando che ci presentano le loro migliori perfomance fino ad ora.

Consiglio a tutti di vederla perché raramente in televisione si vede un prodotto del genere, e soprattutto parliamo di un prodotto nostrano. Invece coloro che l’hanno vista cosa ne pensano? Fatemi sapere nei commenti!

 

 

 

 

 

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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