RECENSIONE – Warcraft – L’inizio

Ok, finalmente dopo settimane che anelavo di vederlo, dopo trailer su trailer che hanno fatto salire l’aspettativa, ho guardato Warcraft – L’inizio.

Si lo so che sono in ritardo, ma alla fin fine c’è davvero un momento in cui questa recensione doveva uscire? No, appunto.

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Un ombra oscura aleggia sul regno degli orchi. Un male di dubbia provenienza ha decimato il loro mondo, e così con la potente magia oscura dello stregone Gul’dan, (interpretato da un riconoscibilissimo Daniel Wu, anche se nascosto dall’imponente utilizzo della CGI), crea un portale sacrificando vite innocenti di creature imploranti, tutto per il tenebroso desiderio di conquista oltre le loro terre marcite.

Nel pacifico regno di Azeroth tutti vivono in una pace duratura fra razze, che purtroppo vengono mostrate poco in verità, e ci fa conoscere subito i protagonisti per i quali tifare. Un Lothar (Travis Fimmel) preso a piene mani da Vikings ma in un contesto fantasy, ci mostra il regno umano, le varie citazioni che strizzano l’occhio ai fan della saga videoludica, con anche un Re Llane (Dominic Cooper) dotato di corona, spada ed armatura vistosa ed esagerata.

Come nella scena degli orchi con Durotan (Toby Kebbell) e la moglie incinta (Anna Galvin) di un bambino orchesco, possibile tie-in per un prossimo film con Thrall, ci viene fatto capire fin da subito il dualismo di questo film, nel pieno rispetto del videogioco dove il male ed il bene si nascondono in entrambe le fazione, sia l’Alleanza che l’Orda, con temi come l’orgoglio verso la propria terra ed un genuino modo di fare da una parte, e i valori di tradizione e famiglia dall’altra, ma anche il desiderio di un potere più grande e l’assuefazione ad esso, in contrapposizione al delirante utilizzo di quel potere come strumento di oppressione.

Le due razze si troveranno inequivocabilmente a scontrarsi, trovando accordo fra il volere il bene per il proprio popolo, ma combattendosi dove quell’ideale si schianta con la realtà di paura e bisogno di assestare il proprio predominio. Solo l’intervento degli eroi, sia guerrieri che maghi, sia re che reietti mezz’orchi, potrà portare equilibrio, non pace, e sconfiggere il potente male che si cela dietro il Vil.

Warcraft – L’inizio è come il titolo italiano stesso ce lo presenta, un evidente primo capitolo ricco di domande senza risposta e archi narrativi non completamente conclusi. C’è chi potrebbe sindacare che questi siano buchi di trama, ma essendo stato pensato proprio come un primo episodio di una trilogia, credo che questo sia solo ed esclusivamente lungimiranza invece che sbadatezza nello stendere la sceneggiatura. Naturalmente non è un film perfetto e soprattutto sul finale si può notare una frettolosità nel voler concludere tutto, come se all’improvviso l’idea iniziale fosse stata modificata per far porto ad un film più corto, (comunque 2 ore e tre minuti), nel pieno conformismo dello stile da blockbuster estivo.

Warcraft – L’inizio pone le sue basi filmiche in una tecnica che avevo paura potesse stonare, anche se sono alla fine sono stato contento di essere stato smentito. La tecnica a funzione fra scenari semi fisici, CGI d’avanguardia e attori in carne ed ossa poteva risultare eccessiva se non diretta da un maestro come James Cameron, (vedi Avatar), ma invece la Blizzard stessa con la sapiente mano dietro la regia di Duncan Jones, che comunque qui mette in campo dei movimenti di macchina eccelsi seppur poco rappresentativi del suo stile, riesce a creare una perfetta aura fantasy. Grazie poi alla magia del motion capture ed al fotorealismo degli scenari tutto si armonizza perfettamente facendoti dimenticare di star guardando una favola in CGI.

Una cosa per cui potrei storcere la bocca è che, nonostante il film sia ricco di grandi panoramiche, il veloce susseguirsi di tie-in sparsi qua e la, sguardi minacciosi e occhi che brillano, parole recitate e cerchi magici che compaiono, salti su grifoni e spade insostenibilmente massicce, così come le armature, scene madri di punta e una generale aura di tamarraggine pura e semplice, non riesce bene nell’intento di coinvolgere.

Non fraintendetemi, il film non è brutto anzi, basta saper prima come prenderlo. Vi dico che però da fan del videogioco forse mi sarei aspettato un po’ più di fan service puro e semplice. Si i tie-in affascinano, come la miniatura del mondo fatta perfino a celle ottagonali con delle piccole miniature a far da combattente, o l’incantesimo che trasforma in pecore, o la spada di Fimmel che ricorda nella forma la Frostmourne; e le speculazioni si affollano scena dopo scena con immagini nella testa che ti riconducono alle ore passate su quella visuale isomorfica, e su cosa potrebbe venire nel secondo film, ma il tutto è e resta solo ed unicamente un semplice film di massa da estate. Niente di più, niente di meno.

Però infine è proprio questo il punto. Magari alcuni degli attori hanno avuto poco screentime, anche se non poveri di caratterizzazione e ben inquadrati, e il personaggio di nome Mediv (Ben Foster), nonostante abbia compreso il rimando e sia effettivamente molto simile esteticamente, non ricorda la sontuosità del Guardiano che dovrebbe essere, ma più che altro un bullo assuefatto al suo stesso complesso di dio. Anche il cammeo di Glen Clone nei panni di…. ammetto di non aver capito bene cosa, rimane un po’ povero. Comunque il film riesce nel intrattenerti con un avventura che è stata sfortunatamente assorbita dall’ombra di ben più noti fantasy, come il Signore degli Anelli ed Il Trono di Spade, con cui non ha proprio nulla a che rivedere, ma questo non lo rende un brutto film.

Voto (7/10)

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.

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