RECENSIONE – Westworld (1° Stagione)

Sin dall’anno scorso, quando venne annunciata, Westworld attirò la mia attenzione. Insomma, sulla carta si presentava come una serie tv HBO tratta da un romanzo di Michael Chricton creata da Jonathan Nolan, fratello minore del grande Christopher, insieme a Lisa Joy, moglie dello stesso Nolan e sceneggiatrice meno celebre ma di grande talento, e prodotta da J.J. Abrams. Il cast? Beh, ammetto che non conoscevo Evan Rachel Wood e altri, ma si aveva Ed Harris e Sir Anthony Hopkins, cos’altro potevo desiderare da questa serie? Ieri sera è andato in onda il finale di stagione e che dire, una serie straordinaria che fa invidia a molte di quelle uscite in questi ultimi anni.

ATTENZIONE LA SEGUENTE RECENSIONE CONTIENE SPOILER SULLA SERIE!! 

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La serie sin dal primo episodio mi ha colpito per tutto l’aspetto tecnico che perfetto non posso definire purtroppo, ma di sicuro concorderete nel dire che è a dir poco sensazionale, con una cura a dir poco notevole. In fondo parliamo sempre di un Nolan e abbiamo visto già con i film del caro Christopher quanto l’aspetto tecnico sia uno dei migliori di questi anni. La regia colpisce con delle inquadrature a dir poco straordinarie e con dei movimenti di macchina che ti lasciano trasportare all’interno della scena. Sembrerà una cosa banale e scontata da dire, ma le puntate meglio girate sono il pilota e il finale, con lo stesso Jonathan Nolan alla regia. Come dire che la scena della rapina al saloon è girata male? C’è un uso dello slow motion fantastico e tutto grazie soprattutto alla colonna sonora.

Aaaah la colonna sonora, la musica di Westworld è pura gioia per le orecchie. E’ ad opera di Ramin Djawadi, celebre per la colonna sonora di Game of Thrones ma mi permetto di dire che Westworld ha una colonna sonora infinitamente migliore di Game of Thrones. Per quanto iconica e bellissima sia l’opening della serie tratta dai romanzi di George R. R. Martin essa non presenta nessun altro tema davvero riconoscibile. Invece Westworld oltre ad avere una intro migliore sia per la musica che per le immagini ci presenta delle tracce che non si possono scordare. Si va da temi composti apposta per la serie come Violent Delights Have Violent Ends oppure il tema di Sweetwater, ma il caro Djawadi ci delizia anche con delle celebri canzoni riadattate in chiave western. Come per esempio Paint it, Black dei Rolling Stones, da pelle d’oca. E potrei citarne anche delle altre ma non finirei più.

Una delle pecche di questo aspetto tecnico quasi impeccabile è la fotografia. In molte delle scene c’è una fotografia davvero eccezionale, soprattutto nelle scene notturne e in quelle ambientate negli uffici di Westworld, però c’è da dire che molte scene in esterno presentano una fotografia che risulta troppo “fittizia” che non è per niente all’altezza di una fotografia tipica di un film targata Nolan (sia Christopher che Jonathan). Ho adorato però il fatto che per le scene con location western abbiano usato una fotografia mentre per le scene ambientate negli uffici della compagnia un altro, una fotografia molto fredda che rappresenta perfettamente l’atmosfera che si respira in quelle inquietanti stanze. Ovviamente le lodi vanno anche alle scenografie e agli effetti visivi a dir poco straordinari. La CGI è ridotta al minimo e quella poca che c’è è resa benissimo, come la scena del bambino che “porge l’altra guancia”.

Westworld hbo delos

Per quanto l’aspetto tecnico sia fenomenale è il doppio più stupefacente la sceneggiatura di ogni singolo episodio. Ammetto che per le prime sei puntate la trama risulta abbastanza lenta ma rimani incollato allo schermo per tutta la durata dell’ora. Molti sbagliano nel dire che un prodotto lento è allo stesso tempo noioso, Westworld intrattiene grazie soprattutto ai personaggi caratterizzati in maniera impeccabile e interpretati anche meglio. La serie raggiunge però il suo massimo dalla settima puntata in poi, fino ad arrivare al finale di stagione che ritengo essere uno dei migliori final mai visti fino ad ora. Si potrebbe anche pensare che Westworld sia un qualcosa di già visto. Un parco pieno di esseri viventi artificiali che prendono coscienza di quello che sono e si ribellano? Jurassic Park, tra l’altro dello stesso Chricton. Robot avanzati che poi diventano senzienti? Visto e rivisto, ma come la serie, o meglio, Nolan e Joy trattano questo tema non l’ha mai fatto nessuno. C’è un approfondimento della psicologia dei personaggi impressionante, con dei risvolti di trama che nessuno si aspetterebbe.

In primis col finale della settima puntata sono rimasto a dir poco di sasso, con la rivelazione che Bernard era un residente ho avuto i brividi per un po’ di tempo dopo aver visto l’episodio. Una scena che ti poneva un sacco di domande come “Ci sono altri che lavorano a Westworld che sono dei residenti comandati da Ford?”, ti chiedevi cos’altro poteva accadere nelle prossime puntate e quello che poi ti ritrovavi di fronte era sempre qualcosa di inaspettato. Che dire poi della nona puntata? Un continuo crescendo di eventi che porteranno poi al suicidio seppur involontario del povero Bernard che torna ad esser cosciente di essere un robot e poi si arriva al finale di stagione. Tutte le domande che avevamo in mente ricevono una risposta, ma cosa accadrà dopo? Abbiamo potuto dare un primo sguardo a dei residenti con delle armature samurai e molto probabilmente vedremo nella seconda stagione della serie il parco dedicato a quell’epoca storica. Infatti, per chi non lo sapesse, nel romanzo Chricton presenta il parco a tema western (quello ormai noto a tutti), uno a tema medievale e uno ambientato nella Roma antica. Molto probabilmente Nolan ha voluto creare un parco ambientato in Giappone anziché negli latri due, ma non si deve escludere nulla con Westworld.

L’unica storyline che mi sento di criticare è quella di Maeve che ritengo sì intrigante, ma con delle enormi forzature e degli eventi abbastanza surreali. Come nel finale: possibile che Hector e Armistice riescano a compiere una simile strage nonostante non abbiano mai usato un mitra e soprattutto contro dei soldati incaricati per salvaguardare la sicurezza degli uffici? In più possibile che questi soldati, che in teoria dovrebbero essere ben addestrati, abbiano i riflessi di un gatto morto e la mira di uno stormtrooper? Bah.

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Il vero punto forte di tutta la serie? I personaggi, dal primo all’ultimo a dir poco memorabili, per non parlare delle perfomance degli attori, tutti hanno dato una grande prova di recitazione. Vorrei partire col parlarvi di Dolores, interpretata da Evan Rachel Wood, la quale mi ha stupito non poco. Come ho detto all’inizio non conoscevo quest’attrice, non l’avevo mai sentita nominare, ma con Westworld ho capito che si trattava di un’attrice davvero sensazionale, in grado di interpretare il proprio personaggio in tutte le sfumature. E che personaggio che è Dolores, uno dei primi residenti che sin da subito capiamo esser destinato a qualcosa di molto più grande. Il scoprire alla fine che ella aveva uno stretto rapporto con Arnold, il fatto che fosse l’unico vero residente ad avere una coscienza propria e ad essere un essere umano in tutto per tutto (o quasi). Finché non si arriverà al finale dove si scoprirà essere niente di meno che Wyatt, il misterioso e sadico personaggio che aveva seminato morte in tutta Sweetwater durante un triste evento, ma il fatto che fosse stato tutto architettato da Arnold per cercare di far “vincere” i residenti e uccidersi tramite Dolores è stato un colpo di scena a dir poco straordinario.

Anche Jeffrey Wright nei panni di Bernard/Arnold mi ha stupito non poco. Wirght lo avevo già visto negli ultimi film di Hunger Games e in Casino Royale, ma in Westworld ha dato una grande prova d’attore. Non solo è riuscito ad esprimere il dolore e la continua malinconia del personaggio, ma è riuscito benissimo nel rendere il suo personaggio totalmente inespressivo e di ghiaccio quando era necessario. Come ho detto Bernard alla fine si viene a scoprire essere un residente e dato che si tratta di un robot questo quando deve eseguire un ordine, anche si tratta di un qualcosa di molto poco piacevole, lo fa con la totale indifferenza. E il momento in cui lo vediamo uccidere la povera Elsie con quella faccia dove non c’era mezza espressione mi ha messo un’inquietudine addosso che ancora adesso non posso cacciare via totalmente.

I veri “maestri attori” della serie? Ovviamente sono Ed Harris e Anthony Hopkins. Il personaggio di Ed Harris è semplicemente straordinario, ci si presenta come un uomo brutale, senza scrupoli, che va a Westworld molto spesso per tirare fuori la bestia che è in lui. Per tutta la serie non sappiamo chi è, giusto nella nona ci viene detto che fa parte dell’azienda, la Delos, e che possiede una certa quota azionaria. Ma fino al finale di stagione non ci viene detto come si chiama, da dove viene, un personaggio totalmente avvolto nel mistero che chiamavamo per comodità “L’uomo in nero”. E alla fine veniamo a scoprire che si tratta del personaggio di William, interpretato da giovane da Jimmi Simpson, che cerca di scoprire tutto quello che c’è nel parco, dopo aver capito che tutto quello che accade era solo una finzione e che il suo amore per Dolores non era niente. WHAAAAAT?! Vi giuro che quando nell’ultima puntata viene fuori questa verità sono rimasto per buoni quindici minuti con la bocca aperta. Jonathan Nolan, sei un genio. Nel finale dopo tutto il vecchio William ottiene quello che ha sempre voluto, ovvero la conquista del parco da parte dei residenti e l’espressione di totale felicità e soddisfazione che tira fuori Ed Harris è qualcosa che non mi posso cancellare dalla mente.

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Il personaggio per cui ho provato un’ammirazione che non provavo dai tempi di Breaking Bad (non sto scherzando) è quello di Robert Ford interpretato da un mostro sacro del cinema, Anthony Hopkins. Non credo, anzi, spero, che non necessiti presentazioni un attore come Hopkins. Egli è riuscito ad interpretare perfettamente, non intendo perfettamente come modo di dire, intendo proprio alla perfezione il proprio personaggio. Si tratta di colui che creò Westworld insieme ad Arnold e che vuole avere il controllo su tutto e fidatevi che se vuole avere il controllo su qualcosa ce l’avrà dall’inizio alla fine. Ford è come un gigantesco burattinaio che controlla qualsiasi cosa, basti vedere il finale della nona puntata: Bernard è convintissimo di avere Ford in ostaggio e così la pensiamo anche noi ma quando ordina a Clementine di premere il grilletto ciò non accade. Perché? Perché Ford ha sempre avuto il controllo da sempre e ha lasciato libero Bernard per vedere se si sarebbe unito a lui volontariamente, ma sappiamo tutti come poi è andata a finire. E il finale? Il fatto che anche la storyline di Maeve fosse una sua creatura, il fatto che abbia permesso ai residenti di prendere il controllo e a Dolores di ucciderlo per poi compiere un’altra strage, pazzesco. Semplicemente pazzesco. Ford si potrebbe definire un vero e proprio dio del suo piccolo mondo.

C’è da dire che se non ci fosse stato Hopkins come interprete forse il personaggio non avrebbe colto così tanto nel segno. Ci ritroviamo d’innanzi ad una tipica perfomance dell’attore, ma per il personaggio è perfetta. Ford risulta inquietante, intimidatorio e molto pericoloso nonostante non abbia fatto male ad una mosca, almeno non per mano sua. Io ho avuto la fortuna di vedere la serie in lingua originale con i sottotitoli ed è proprio dal punto di vista vocale che Hopkins impressiona: il suo forte accento inglese, la sua tonalità di voce rendono ogni parola che esce dalla sua bocca inquietante e minacciosa. Per esempio alla fine della settima puntata in cui paragona l’intelletto dell’uomo alla coda di un pavone, tralasciando i dialoghi eccelsi, Hopkins è riuscito a farci cagare sotto parlando di un pavone! So che le premiazioni e robe simili sono cose da trattare in altra sede, ma esigo il Golden Globes ad Hopkins quest’anno! Se Westworld fosse un film Hopkins si meriterebbe senza ombra di dubbio l’Oscar come miglior attore.

Westworld hbo delos

In sinossi Westworld si è rivelata essere una delle migliori serie tv degli ultimi anni. Un aspetto tecnico impressionante che fa da contorno ad una sceneggiatura che rasenta la perfezione, caratterizzata da colpi di scena che ti lasciano senza fiato per decine e decine di minuti. Il vero punto forte però risiede nei personaggi, ognuno ti rimane impresso nella memoria soprattutto grazie alle perfomance degli attori. Partendo da quelli meno popolari ma di grande bravura come Rachel Evan Wood, Jimmi Simpson o Jeffrey Wright, fino ad arrivare a maestri della recitazione come Ed Harris e a veri mostri sacri come Anthony Hopkins, che hanno ancora parecchio da insegnare.

Vi consiglio vivamente di recuperare questa serie, una vera e propria perla. Se avete la possibilità di vedervela in lingua originale vi consiglio di vederla con i sottotitoli, perché Hopkins rende cento volte di più non doppiato. Non voglio fare il solito cagacazzi che odia il doppiaggio, io sono il primo a vedere le cose prima doppiate, ma questa volta gli eventi hanno voluto diversamente e mi sono goduto la seria al 100%.

Che dire? Voglio la seconda stagione il prima possibile!

 

 

 

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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