Riflettiamo su Solo: A Star Wars Story e sull’idea di bloccare gli spin-off

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Ieri vi abbiamo riportato un aggiornamento circa il progetto spin-off della saga di Star Wars, iniziato con Rogue One, e miseramente fallito, almeno pare, con Solo: A Star Wars Story, che in realtà non è stato un fallimento al botteghino, seppur non abbia totalmente soddisfatto le aspettative di casa Disney.

Purtroppo il film sul giovane Han Solo ha dimostrato alla compagnia che Star Wars non è sempre un assicurazione circa gli ingenti incassi, questo forze è da attribuire alla sua produzione che si è impantanata per diverso tempo su ciò che questo film sarebbe dovuto essere, al punto che sono stati cambiati i registi ed eseguite delle riprese aggiuntive, con conseguente aumento del budget.

Solo è effettivamente costato più de Il Risveglio della Forza, ma anche questa particolarità è difficile che possa portare ad un risultato così sotto le aspettative, sopratutto parlando di un brand come Star Wars, da sempre una vera miniera d’oro. Per fare un paragone, l’apertura è stata peggiore di quella di Justice League, e la continuazione pure. Non sappiamo di preciso il perché, si potrebbero additare colpe alle recensioni negative uscite in concomitanza con il Festival di Cannes, o magari al poco interesse verso una origin story sul contrabbandiere, o ancora all’aver deciso di fare uscire il film a maggio, ma in realtà non sappiamo di preciso cosa sia successo, quindi e bene andare ad esplorare le motivazioni.

La Lucasfilm potrebbe aver sbagliato circa la decisione delle storie da raccontare? Non per quanto riguarda la trilogia sequel, visto il successo ottenuto, ma per quanto riguarda gli spin-off siamo sul forse. Rogue One, per esempio, è stato innegabilmente un successo, nonostante non abbia presentato personaggi di spessore per un minutaggio elevato, a parte Darth Vader. Ha dovuto sottostare ad una serie di riprese aggiuntive, che hanno modificato il terzo atto e alzato il budget, ma ha ricevuto buone recensioni, buone reazioni da parte dei fan, ed è innegabilmente stato un successo commerciale. Probabilmente perché favorito dal successo de Il Risveglio della Forza, c’è la possibilità, ma è anche vero che il film regge da solo il quantitativo di qualità che presenta, avendo un’identità vera aldilà del far parte di un franchise.

In più Rogue One era una storia che valeva la pena di esser raccontata, ha colmato si un buco di trama che la saga ha portato avanti, e mai risolto, dal 1977, ma ha anche inscenato una guerra che pare quasi ispirata al nostro mondo, dai toni dark con contenuto drammatico, fatto di sacrifici e sofferenza, di ambiguità morali e grande Forza, ma sopratutto ha mostrato la prima vera grande vittoria dei Ribelli contro l’Impero.

Al contrario Solo: A Star Wars Story ci ha si mostrato alcune particolarità del background del personaggio, come il perché si chiami “Solo”, cosa che ha permesso al progetto di avere il via libera, o il da dove provengono i dadi fortunati, o ancora l’annosa questione della Rotta di Kessel, ma l’obbiettivo del film si è dimostrato un po’ troppo astratto e senza una vera propria crescita o evoluzione. Il personaggio conquista la sua personalità fin da subito, non c’è stato un background inaspettato che desse ad Han il cinismo che maschera il suo cuore d’oro. Il fatto che alla fine il film risulti un buon prodotto è certamente una cosa buona, ma purtroppo è ben lontano dal non essere dimenticabile.

Il film sul giovane Han Solo ha semplicemente risposto ad un chiaro desiderio del marchio, a cui nessuno però ha istintivamente dato uno slancio di vera qualità che lo facesse apparire di più che come una semplice, e tranquillamente evitabile, storia di Star Wars. Pensando per esempio ad i vari film che erano in progetto, come lo spin-off su Boba Fett, la cui fama è nata interamente da un breve apparizione e tanto merchandising, o quello su Jabba The Hutt che in molti “rumoreggiavano” come fra i piani della Lucasfilm. Rientrano tutte nella categoria delle storie che non hanno molto altro da raccontare, e che verrebbero spremute inutilmente, togliendo, secondo molti, anche l’aria di magia che questi personaggi tengono. Compresa quella su Obi-Wan, mossa desiderio di molti forse più per la possibilità di rivedere Ewan McGregor nel ruolo che per sentire una storia sul personaggio.

Dopo Rogue One pare esserci una strana confusione nel come narrare questa serie di film antologici, ed anche se il fan più accanito vedendoli tornerà alla mente a quegli “episodi”, in altri medium, che ora compongono Legends, dando ai personaggi della trilogia originale un retroscena epico e un’importanza fondamentale, tutte quelle storie apparivano in realtà più come una sorta di sottoprodotto a puro scopo espansivo, un po’ come a tratti ha fatto anche la serie The Clone Wars, nonostante sia canonica.

Forse questi due spin-off cinematografici rappresentano bene uno il progetto riuscito, e l’altro quello fondamentalmente inutile, o semplicemente non riuscito a pieno, esattamente come non tutte le storie dell’Universo Espanso erano fondamentali per la costruzione dell’universo, ed esattamente come non tutte le puntate di Clone Wars aiutavano a creare retroscena nella Guerra dei Cloni, o non tutte le puntate di Star Wars Rebels aiutano a caratterizzare meglio il conflitto fra Ribelli ed impero.

L’unica vera differenza fra questi esempi ed il film, è che quest’ultimo può pesare in modo ingente sul bilancio di una compagnia, quindi nel momento della costruzione è meglio concentrarsi per renderlo al meglio, visto che non dovresti poterti permettere di sbagliare. Forse, semplicemente, nel momento in cui la Lucasfilm stava sviluppando Solo: A Star Wars Story, si sarebbe dovuta concentrare su uno sviluppo più interessante della sua storia, e meno sul mostrare il marchio del brand, perché se c’è una cosa che è sempre stata sicura, fino ad ora, è che Star Wars è decisamente un money-maker in ogni medium.