Stan Lee si apre sugli abusi subiti e gli errori del passato

Non diventi un titano o una vera e propria leggenda in qualsiasi tipo di industria senza che almeno una piccola parvenza di controversie finisca per insinuarti alla sprovvista.

Per la leggenda della Marvel Comics, Stan Lee, è successo di recente. Mesi dopo la morte di Joan, la sua amata moglie di quasi 70 anni, gli “avvoltoi” sono scesi sul buon Stan Lee, di 95 anni, che intanto combatteva la polmonite e per la sua proprietà. Ci sono state segnalazioni di un assegno stilato di 300.000 dollari a Hands of Rispect, una abbozzata “società di merchandising” mascherata da opera pia; il misterioso acquisto di un condominio da 850.000 dollari a West Hollywood; una bizzarra causa da 1 miliardo di dollari contro POW! Entertainment con l’accusa di aver rubato il nome e la somiglianza di Lee; la rimozione del manager di lungo corso di Lee, Mac “Max” Anderson a seguito di accuse di abusi sugli anziani; ed una in cui Lee è stato accusato di molestie sessuali nei confronti di molte delle sue infermiere. La cosa più strana, forse, è stata la notizia che il sangue di Lee è stato apparentemente rubato da un ex socio in affari che aveva l’abitudine di firmare copie di fumetti di Black Panther, poi successivamente vendute ad un considerevole margine.

Molti nel settore si sono espressi a favore di Lee, Kevin Smith ha anche scelto di occuparsi di Stan Lee stesso, e c’è stato un grande successo da parte di fan e scrittori di fumetti del settore, ma recentemente Stan Lee e sua figlia hanno parlato al The Daily Beast circa le recenti esperienze che hanno scosso la sua vita:

“Ho imparato più tardi nella mia vita che hai bisogno di consulenti se stai facendo soldi. Ho fatto tutto da solo. I primi anni della mia carriera in cui scrissi Super Rabbit [un personaggio dei primi cartoni animati che creò], e quando scrissi tutti quei personaggi come Hulk. Ho pagato le bollette, ho tenuto la contabilità, ho gestito tutto. Ma poi, quando un po’ più di soldi hanno iniziato ad arrivare, ho capito che avrei avuto bisogno di aiuto. Avevo bisogno di persone di cui potermi fidare. E ho fatto alcuni grossi errori. Il mio primo gruppo di persone erano tipi di cui non avrei dovuto fidarmi.”

Quindi il tempo e le recenti esperienze di vita hanno dato a Stan Lee una nuova prospettiva da adottare, riconoscendo apertamente alcuni errori che ha commesso, ma per lo meno si è dimostrato molto sincero circa come ha gestito le cose in passato, e su come ora come si circonda di persone di cui può fidarsi. A volte passi falsi e errori sono necessari per imparare.

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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