The Last of Us: l’episodio 2 ha aggiunto un nuovo affascinante dettaglio sugli infetti che non c’era nei videogiochi

ATTENZIONE SPOILER SULL’EPISODIO 2 DI THE LAST OF US DI HBO

L’episodio due inizia con un altro flashback, questa volta subito prima dello scoppio della pandemia, in Indonesia. Vediamo uno scienziato che riconosce che il fungo Cordyceps si è evoluto per infettare gli esseri umani e suggerisce ai militari di bombardare Jakarta e di raderla al suolo perché non è possibile contenere l’infezione una volta iniziata.

È una piccola scena interessante che aiuta a distinguere questo spettacolo dalle altre storie di apocalisse zombie, mostrando gli sforzi per prevenire la diffusione dell’infezione e gli effetti immediati prima dell’inizio dell’apocalisse.

Il resto dell’episodio segue Joel e Tess che scortano Ellie attraverso una Boston devastata, alla ricerca delle Luci. Lungo la strada, vedono orde di infetti raggruppati, per lo più immobili, quasi come se fossero in letargo, poiché non ci sono umani di cui nutrirsi. Ciò che arriva in questo momento è una spiegazione, Tess spiega a Ellie che gli infetti condividono una sorta di connessione, come una mente alveare. Ci sono viticci simili a radici che attraversano l’intera città, che collegano gli infetti con i funghi che li hanno creati. Inoltre, la mente alveare trasmette informazioni attraverso detti viticci, quindi se ne calpesti uno, gli infetti dall’altra parte della città possono “sentirti” e inseguirti.

Come la stessa infezione da cordyceps, questa si basa su qualcosa di biologicamente realistico, in termini ovviamente di finzione cinematografica; le radici dei funghi sono chiamate micelio e si collegano sotto terra per formare una vasta rete collegata anche a piante e alberi. In effetti, la rete miceliale ha più connessioni di quanti siano i percorsi nel cervello umano e può estendersi per migliaia di chilometri.

La guardia forestale tedesca Peter Wohlleben usa la frase “Wood Wide Web” per descrivere la rete miceliale, che gli alberi possono usare per inviare avvertimenti sull’avvicinarsi del pericolo tramite segnali elettrici, o persino curare i loro vicini malati trasmettendo sostanze nutritive.

The Last of Us è un gioco horror, come ben sappiamo. Se la storia non era già abbastanza oscura e cupa, il gameplay basato sulla furtività la trasforma in un’esperienza ansiogena. Ci sono infetti dietro ogni angolo che aspettano solo di saltarti addosso, e ogni piccolo errore che fai può portare a una sparatoria per la quale sei impreparato.

Come ormai sapete, le spore che caratterizzato alcune parti del gameplay del videogioco, non sono presenti nella serie per un problema di relismo che Craig Mazin, lo showrunner della serie, ha pensato avrebbe ucciso l’immersività. Semplicemente le spore non si fermano ad un luogo preciso, volano nell’aria, e se fosse davvero quello il vettore d’infezione l’umanità sarebbe già per la totalità stata infettata allo scoppio della pandemia. Le spore sono un espediente di gameplay che semplicemente non avrebbe funzionato nella serie.

Questa particolarità spiegata nel secondo episodio, è il sostituto perfetto per le spore. Certo, avere spore che segnalano la presenza di clicker e implicano una minaccia più pericolosa ma meno visibile è spaventoso e molto efficace, ma non c’è niente di peggio del pensiero degli zombi che comunicano tra loro. Zombie che possono vederti a chilometri di distanza e seguirti.

The Last of Us è uno show drammatico, che esplora la sopravvivenza e la creazione di relazioni di fronte a grandi avversità. E’ una storia strappalacrime, ma è anche uno spettacolo con mostri simil-zombie, e questa rivelazione dei viticci interconnessi non fa altro che alimentare ancora di più l’elemento horror, perché combattere un gruppo di zombie è abbastanza spaventoso, ma combattere intere orde che parlano tra loro è roba da incubi.

Fonte

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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