The Northman: l’archeologo e consulente del film Neil Price parla della Valchiria e dei suoi denti

C’è una scena in The Northman che mostra una figura mitica che urla alla telecamera, una scena davvero evocativa e solo una delle tante sequenze che rendono questo film un’autentica meraviglia.

Quella figura mitologia è una Valchiria, come indicano gli eventi del film ma anche l’iconografia immediatamente riconoscibile, ma più di pochi si sono posti una domanda circa l’aspetto di quella donna a cavallo, e in particolare circa i suoi denti, pensando il personaggio porti l’apparecchio.

Sebbene sia un racconto leggendario basato su una saga islandese che ha ispirato L’Amleto del Bardo Immortale, il film di Robert Eggers è radicato nell’accuratezza storica in maniera così maniacale da poter rivedere dell’accuratezza storica perfino nell’erba dei prati.

Quindi, i vichinghi si sono dilettati nell’odontoiatria moderna, siano essi divinità della guerra o guerrieri umani terrestri? Ovviamente no, e quello che molti hanno scambiato per un apparecchio è in realtà un tipo distintivo di abbellimento estetico tipico dei vichinghi, non dissimile da tatuaggi tribali o innesti di tribù di altre parti del mondo.

“Sappiamo che alcuni vichinghi avevano modificato i propri denti”, dice Neil Price, archeologo e specialista di spicco dell’era vichinga, che ha scritto diversi libri sull’argomento e fatto da consulente per The Northman. “Quello che facevano era limare delle scanalature orizzontali sui denti anteriori. A volte uno, a volte più. Ce ne sono uno o due che riportano delle forme a V, ma per lo più sono solo linee orizzontali.”

Esatto, alcuni vichinghi tendevano a limarsi i denti scavando quei solchi, qualcosa che secondo Price è una pratica scoperta solo circa 15 anni fa. Ma la questione non si ferma qui. Price dice che probabilmente quei solchi venivano riempiti con una specie di resina, molto probabilmente proveniente dagli alberi, di colore rosso scuro o nero, ed erano indossati solo da alcuni membri della società.

“Si trovavano solo sugli uomini, quindi la decisione – presa specificatamente da Eggers stesso, non sono stato coinvolto nella cosa – è stata quella di metterli sui denti della Valchiria, associando quindi la cosa ad un sesso diverso, forse, o a un mondo diverso”, dice Price. “È un essere fatto per la guerra, una serva del dio della guerra, ecco cosa sono le Valchirie.”

Le valchirie sono una figura ragionevolmente riconoscibile della mitologia norrena, che appare nei poemi scaldici. Sono guerriere che servono Odino, il dio della guerra e, nella maggior parte delle interpretazioni, decidono chi tra coloro che sono caduti sul campo di battaglia è degno di un posto nel Valhalla. A volte le valchirie vengono anche chiamate con nomi terrificanti.

“Abbiamo molti dei loro nomi e sono molto grafici. Sono cose come Ripper, Killer, The Chain, Shield Grinder, Helmet Slicer, cose del genere”, dice Price. “Voglio dire, sono la guerra.”

Price osserva che, ovviamente, non sappiamo come apparivano le Valchirie, essendo figure mitologiche, ma tendevano a uno stile nelle rappresentazioni artistiche.

“Con l’immagine generale delle Valchirie, se esegui una ricerca su Google, perdi davvero la voglia di vivere”, dice. “Poiché sono sessualizzate e mostrate per lo sguardo maschile, è terribile, sono tutte in bikini/cotta di maglia.”

Price e gli altri storici consulenti del film hanno dato un consiglio a Eggers, quello di non rappresentarle così, di dare loro un aspetto ultra-terreno e rappresentarle per quello che sono, demoni della guerra. Secondo Price, c’è l’idea diffusa che siano belle donne e così via, e in un certo senso si trasformano in quello nella poesia e nell’arte post-cristianizzazione. Inoltre, il loro aspetto è stato plasmato anche dalla cultura pop.

Fonte

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.

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