Thor: Love and Thunder, il supervisore degli effetti visivi illustra il funzionamento della tecnologia Platelight

Una scena che molti ricorderanno di Thor: Ragnarok è il flashback al rallenty di Valkyrie, probabilmente una delle scene più sopportabili del film. Quella sequenza ha beneficiato di un impianto di illuminazione multi-luce specializzato sviluppato da Satellite Lab. Il team è tornato con un nuovo impianto di illuminazione per qualcosa di altrettanto visivamente spettacolare nel seguito di Taika Waititi, Thor: Love and Thunder, per la sequenza “Moon of Shame”.

È qui che Thor (Chris Hemsworth), Jane Foster/Mighty Thor (Natalie Portman) e Valkyrie (Tessa Thompson) visitano il Regno delle Ombre per affrontare Gorr (Christian Bale) e si ritrovano a combattere Gorr e le creature dell’ombra su una piccola luna.

La caratteristica luce in movimento sui personaggi, e la loro oscillazione tra bianco e nero, e colore, è stata resa possibile grazie all’impianto di illuminazione, soprannominato Platelight. È stato impostato per catturare più configurazioni di illuminazione similmente a uno stroboscopio, mentre sono state utilizzate fotocamere ad alta velocità. Poiché ogni “passaggio” dell’illuminazione è stato registrato come effettivamente sezioni per montaggio separato, questi passaggi (cioè l’illuminazione) potevano quindi essere controllati in post-produzione. Il lavoro finale sugli effetti visivi per la sequenza è stato curato dai Method Studios, ora Framestore, a Montreal.

Qui, il supervisore degli effetti visivi di Love and Thunder, Jake Morrison, che ha anche lavorato a Ragnarok, ha spiegato di più sullo sviluppo della sequenza del Regno delle Ombre e cosa i vari passaggi di illuminazione hanno permesso ai realizzatori di ottenere. Jake Morrison (supervisore degli effetti visivi, Thor: Love and Thunder), ha rivelato:

“Avevamo bisogno che la tana di Gorr fosse da qualche parte, là fuori. Doveva avere una base di partenza. Ed è stato allora che la Luna della Vergogna e venuta alla luce. È una delle cose di cui sono più orgoglioso. È lassù con la sequenza di flashback di Valkyrie in Thor: Ragnarok, in termini di spettacolarità visiva. Ci sono tre o quattro cose diverse che succedono in quella sequenza, contemporaneamente, ma le guidiamo narrativamente attraverso il pubblico. La prima cosa è la chiglia della barca che si schianta sulla luna, e ti rendi conto che è una piccola luna. Poi c’è un’inquadratura laterale della barca che cade e le capre che urlano. Questo mostra il concetto che ‘non esiste un sopra o un sotto nell’universo’. Poi abbiamo quello che abbiamo chiamato l’inquadratura della ruota del criceto, dove camminano in cima al pianeta e questo gira sotto di loro. È stato uno scatto che ho realizzato con Taika molto tempo fa in previs. La somma di queste inquadrature serve a mostrare immediatamente al pubblico che questo è un posto strano, ma che comunque ha delle regole.”

Il lavo quindi, come descrive Morrison, è stato quello di prosciugare “il pianeta da questo particolare tipo di luce”. La sequenza è stata girata con una progressione sull’impianto di illuminazione, usata anche nel flashback di Valkyrie in Thor: Ragnarok.

“È un impianto di illuminazione che chiamano Platelight che ti consente di riprendere i tuoi attori illuminandoli normalmente, ma in realtà li stai illuminando da sei diverse angolazioni. Stai illuminando con una luce principale e un riempimento di accompagnamento per ogni singola angolazione, ma invece di essere fonti continue, trasformi queste luci in stroboscopiche.

Quindi, in soldoni, quando hanno ripreso gli attori l’hanno fatto con una telecamera ad altissima velocità. Ma, invece di essere una singola luce stroboscopica per fotogramma, come hanno usato nel flashback di Valkyrie, in questo film hanno usato enormi banchi da 50 o 60 luci stroboscopiche di tipo industriale, che sono luci che possono essere controllate al millisecondo.

“Non sto scherzando quando lo dico: abbiamo prosciugato il pianeta di questo particolare tipo di luce. Ad un certo punto il nostro gaffer, Reg Garside, mi ha detto: ‘Penso di averne trovati altri due in Islanda…’. Quindi abbiamo preso anche queste luci, e abbiamo costruito questi sei enormi banchi di luci intorno allo stage di Sydney ai Fox Studios.”

Le luci lampeggiavano in sequenza così velocemente che per gli attori, o per chiunque fosse sul palco, sembravano normali. Ma quello che stava succedendo nel filmato grezzo era che potevi vedere il cambiamento nell’illuminazione; se foste andati fotogramma per fotogramma avreste visto letteralmente lo stesso momento ma da sei diverse posizioni di illuminazione diverse, e distribuite per fotogramma. Gli addetti ai lavoti l’hanno chiamato “undealt pack”, o “pacchetto non distribuito”. Fondamentalmente, per spiegarlo in modo ancora più semplice, Morrison ha detto che hanno replicato una cosa che si può fare in post-produzione con la luce, ma in live-action per la prima volta.

“Volevamo comunicare la stranezza della luna, perché la gravità si comportasse in modo strano qui. Come potresti farlo normalmente è con le luci in movimento durante una scena. Ma in una sequenza d’azione, ogni volta che provi a fare una gag con luci in movimento, fallisci. E fallisce perché mentre provi a girarlo, sembra tutto a posto, ma poi quando arriva al montaggio, specialmente per una scena di combattimento, non si monta in sequenza poiché le cose vengono continuamente riordinate. Nel corso del tempo siamo arrivati ​​a utilizzare una luce sempre meno interattiva in movimento per evitare ciò, ma sento che questo è il motivo per cui andiamo al cinema a vedere molti film tutti uguali. Questa tecnologia ci ha permesso di essere visivamente molto, molto audaci.”

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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