Toy Story 4: ecco il nostro resoconto della conferenza con il produttore Jonas Rivera

Cari lettori, quest’oggi siamo qui per portarvi il resoconto di un evento/conferenza a cui abbiamo avuto il grandissimo onore di partecipare riguardante il film Disney/Pixar più atteso dell’anno: Toy Story 4. Conferenza tenutasi a Milano durante la quale, con l’introduzione del mitico Francesco Castelnuovo, era presente niente popo de meno che Jonas Rivera, uno dei produttori Pixar attualmente più importanti, nonché Senior Vice President dello studio, che ha contribuito alla nascita di grandi capolavori dello studio come Up e Inside Out, vincendo l’Oscar per quest’ultimo. In questo lunghissimo articolo non voglio riportarvi ciò che è successo alla conferenza passo per passo e in ordine cronologico, anche perché a voi non frega nulla, ma vi riporterò solo TUTTO ciò che è stato detto e mostrato riguardo il film meglio che posso, ovviamente senza spoilerarvi una pellicola mesi prima dell’uscita uscita.

Quindi sappiate che durante il tutto Rivera ci ha presentato i nuovi personaggi, e le loro rispettive voci, i primi 20 minuti del film (facendoci il più grande regalo che potesse mai fare), più altri dieci minuti presi qua e là dal film, e, infine, si è concesso a noi giornalisti per una sessione Q&A durante la quale abbiamo avuto modo di porgli domande sul film e non solo. Detto ciò, questo è quello che abbiamo visto e questo è quello che vi riportiamo. Mettetevi comodi, e godetevi la lettura.

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Il signor Rivera si presenta sin da subito come una persona a dir poco amichevole. In pratica parliamo di un bambino troppo cresciuto, ma d’altronde si tratta di una delle personalità più importanti della Pixar, e non potrebbe essere altrimenti. Inizia la conferenza ovviamente parlandoci della pellicola, diretta da Josh Cooley (qui alla sua prima esperienza come regista di un lungometraggio, dopo aver lavorato come animatore a quasi tutti i film Pixar e dopo aver diretto il cortometraggio Il primo appuntamento di Riley), e inizia rispondendo sin da subito alla domanda che tutti noi gli avremo posto prima o poi: ‘Perché fare un quarto film quando si ha un finale così assoluto e perfetto in Toy Story 3?’. Rivera così ha così risposto:

Con Toy Story 3 abbiamo realizzato un finale grandioso, la perfetta conclusione di un’era. Ci siamo resi conto che si trattava di un finale perfetto, ma non DEL finale definitivo. Abbiamo quindi capito che ci sono ancora tante storie da raccontare con Woody e Buzz protagonisti, anche se ora non sono più i giocattoli di Andy, ma quelli di Bonnie.

Risposta prevedibile, ma non troppo, e infatti nei primi venti minuti della pellicola vediamo sin da subito come questi meravigliosi personaggi hanno ancora molto da dire, soprattutto uno, in particolare, molto importante, che nel terzo capitolo diretto da Lee Unkrich non abbiamo visto per chissà quale misterioso motivo. Ovviamente parliamo della pastorella di porcellana, nonché interesse amoroso di Woody, Bo Peep, doppiata ancora una volta, in lingua originale, da Annie Potts, che si ritrova a dover interpretare un personaggio completamente diverso da quello che ricordava, e che ricordavamo. Senza entrare nel dettaglio, Bo Peep si è ritrovata ad essere un giocattolo senza padrone, costretta a badare a sé stessa e alle sue tre pecorelle, il che l’ha portata ad un’emancipazione che l’ha resa un personaggio veramente tosto, molto più carismatico e meno stereotipato rispetto a come l’abbiamo conosciuta con i primi due film.

Sul personaggio di Bo Peep è stato fatto tanto, tantissimo, lavoro per rendere al meglio l’evoluzione che ha subito questo personaggio nel corso degli anni senza cascare in stereotipi o nella creazione di un personaggio superficiale, ovvero cambiato solo nell’apparenza. In particolare, Rivera ha rivelato che per la Bo Peep 2.0 è stata organizzata un intero team di sole donne, che lavoravano esclusivamente tra di loro senza nemmeno coinvolgere lo stesso Rivera (ma in modo scherzoso, come ha specificato il produttore cinematografico). Siamo, però, nel 2019 e di questi giorni non puoi fare un personaggio femminile non stereotipato, fortemente emancipato, senza scatenare qualche piccola polemica. Stavolta la polemica non riguarda femminismo, sessismo, discriminazione o cose simili, ma gli animalisti.

Diversi sono i difensori estremisti dei diritti degli animali che hanno criticato la nuova Bo Peep in quanto sembra usare il suo bastone da pastorella come arma, il che ha portato alcuni a pensare che la pastorella di porcellana la possa usare addirittura sulle sue pecorelle e non solo. Rivera ha parlato di questa faccenda, che gli è giustamente arrivata alle orecchie, e che la trova piuttosto ridicola. O meglio, è contento che la gente si preoccupi per queste cose e soprattutto per come possano apparire questi personaggi che tutti noi amiamo, ma precisa che Bo Peep in quanto pastorella difende le sue pecore e qualsiasi altro animale più di chiunque altro. Infatti, il bastone del pastore non è mai visto come simbolo di maltrattamento, bensì di protezione e di guida, e lo stesso discorso vale per Bo Peep. Certo, ci saranno occasioni in cui lo userà per altri mezzi, ma di certo mai per ferire le sue pecorelle o qualsiasi altro essere vivente.

D’altronde, parliamo di una Bo Peep abbandonata a sé stessa, e in qualche modo ha dovuto imparare a difendersi da sola, arrivando a cambiare radicalmente. Ciò lo vediamo da come si veste, come parla, come si muove, tutto il suo carattere è stato stravolto da un mondo esterno che con i giocattoli non è sempre così gentile, arrivando ad essere una sorta di versione cartoon di Rey dalla trilogia sequel di Star Wars, e, inoltre, credo proprio che la nostra Bo Peep, e il suo stretto rapporto con Woody, daranno alla pellicola un tono molto più maturo e dark rispetto a tutti gli altri (e ricordiamo quanto è stata tetra la scena dell’inceneritore di Toy Story 3).

Sembra che le sequenze che ci hanno mostrato fossero tra le più ‘dark’ e mature del film, ma non a caso, durante il Q&A, Rivera ha rivelato che il film sarà decisamente comunque più maturo rispetto agli altri, dato che prende spunto da due capolavori della storia del cinema quali Casablanca, di Michael Curtiz, e Il Viale del Tramonto, di Billy Wilder. Infatti in quel che ci è stato mostrato del film abbiamo percepito dei toni che ricordano tantissimo il genere noir, soprattutto nella sequenza iniziale, mentre in altre c’è anche un pizzico di horror. Basti pensare che in una determinata scena si può sentire di sottofondo la musica della sala da ballo usata da Kubrick in The Shining. Atmosfere horror dovute alla presenza dell’inquietante personaggio di Gabby Gabby, interpretata dalla bellissima Christina Hendricks, una bambola creata verso la fine degli anni ’50, probabilmente nella stessa fabbrica di Woody, e che vuole tornare ad essere la bella bambolina adorata da tutte le bambine.

Personaggio divenuto tale per esser rimasto intrappolato per troppo tempo in un enorme e antico negozio di antiquariato, che sarà una delle location principali della pellicola, ed è stato, a detta di Rivera, uno dei set più incredibili che abbiamo mai realizzato, in quanto per i protagonisti, date le loro dimensioni, è come un enorme metropoli. Proprio per questo la Pixar ci ha messo tutta sé stessa nella costruzione di questo enorme set in CGI, e stando a quanto rivelato da Rivera questo dovrebbe essere il set più grande, complicato e dettagliato che abbiano mai dovuto realizzare. E ricordiamoci che hanno realizzato anche un oceano. Dato che parliamo di una pellicola Pixar, è chiaro che in questo set gli easter egg si sprecano come mai prima d’ora. Come dice Rivera, parliamo della ‘madre degli easter egg’. Mi sa proprio che ci toccherà aguzzare la vista, e già solamente nei primi 20 minuti un paio di strizzate d’occhio altre pellicola dello studio le abbiamo notate.

Un luogo che nasconde molto più di quello che si possa pensare, quasi un vero e proprio mondo nascosto che accoglie tutti quei giocattoli che, per un motivo o per l’altro, si sono ritrovati da soli, senza più un bambino con cui giocare. Aldilà di Bo Peep, abbiamo anche il personaggio di Duke Gaboom, interpretato da Keanu Reeves, uno di quei motociclisti snodabili in grado di assumere diverse posizioni, una caratteristica che lo rende la new entry più divertente del film in quanto inizia ad assumere pose diverse completamente casuali anche quando parla con un altro personaggio. Rivera ha anche rivelato che hanno scelto immediatamente Reeves in quanto, durante il provino, l’attore si è messo a fare queste pose su un tavolo al centro della stanza. E in effetti, per quel poco che ho visto, Keanu Reeves è stato fenomenale. Inoltre il suo è un personaggio caratterizzato da un passato piuttosto triste che ci racconta con fare da ‘drama queen’, cosa che lo rende molto esilarante, ma che permette allo spettatore di riflettere molto su quanto possa essere ingannevole la pubblicità di un prodotto e di quanto le multinazionali possano essere bastarde nel cercar di vendere qualsiasi cosa. Aspetto che spero approfondiscano nel film.

Non abbiamo ancora finito in quanto new entry originali e divertenti! Ad affiancare Bo Peep nel mondo esterno, abbiamo la minuscola Giggle McDimples, interpretata da Ally Makki, il giocattolo più piccolo che abbiano mai dovuto realizzare per un film di Toy Story, ma che, nonostante le dimensioni, sembra essere piuttosto cazzuta. Abbiamo poi il già piuttosto noto Forky, giocattolo creato dalla stessa Bonnie con degli oggetti presi dalla spazzatura, caratterizzato da una forma a metà tra un cucchiaio e una forchetta, cosa che porta il personaggio, interpretato da Tony Hale, ad essere tormentato perennemente da una crisi d’identità esistenziale che lo rende irresistibile e protagonista di gag drammaticamente comiche. Un personaggio simbolo che vuole ricordare allo spettatore, sia bambino che adulto, di quanto possa essere bello divertirsi con personaggio creati con pochissimo, in grado di formare e lasciare molto di più rispetto ai moderni videogiochi ecc. Non che il film voglia essere qualcosa contro l’intrattenimento video ludico, ma vuole ricordare quanto possa essere bello divertirsi con dei pupazzoni vecchio stile, esattamente come dichiara Rivera durante il Q&A.

Infine abbiamo il duo composto da Bunny e Ducky, due peluche da Luna Park cuciti l’uno all’altro attraverso le mani, interpretati rispettivamente da Jordan Peele e Keegan Michael-Key. Due attori comici piuttosto legati e per questo perfetti per interpretare due personaggi che non solo sono legati emotivamente l’uno all’altro come migliori amici, se non fratelli, ma anche da un punto di vista letterale. Infatti, Rivera ha rivelato che i due si sono presentati sin da subito come i migliori per i ruoli, in quanto ogni volta che provavano i loro dialoghi lo facevano improvvisando uno stile diverso, il che ha lasciato a dir poco a bocca aperta Rivera, dimostrando la loro chimica fortissima. Di questi due personaggi abbiamo visto poco, ma posso assicurarvi che conquisteranno il vostro cuore in tempo record, grazie ad una comicità basata interamente sul loro rapporto a dir poco intimo, che li rende quasi dei reietti della società in lotta contro tutto il mondo, e lo combattono nel migliore dei modi: prendendolo in giro.

Tutto tutto, però, non ci è stato detto riguardo i personaggi dato che rimane ancora un mistero il ruolo che interpreterà l’attrice statunitense Patricia Arquette, che, anzi, non è mai stata nominata da Jonas Rivera nel corso di tutto l’evento. Quindi ancora molto ci sarà da scoprire in questa pellicola.

Dopo aver parlato delle new entry, si spendono due parole per i veterani vocali della saga, ovvero Tom Hanks e Tim Allen che tornano nei corrispettivi panni di Woody e Buzz Lightyear, ma sembra proprio che i ruoli dei due personaggi non saranno così “omogenei” come sempre. Almeno da quello che ci è stato mostrato, Woody sarà sicuramente più protagonista del solito in quanto il suo rapporto amoroso con Bo Peep è il fulcro di tutta la storia, ma mi sembra che Buzz e tutto il resto della gang sia stato messo un po’ troppo in disparte, ma forse tale sensazione è dovuta solamente al fatto che ci hanno mostrato clip perlopiù incentrate su Woody e Bo Peep.

Rivera infatti ha voluto spendere due parole in merito al ruolo che avrà la storica gang, rivelando che ad un certo punto entreranno prepotentemente in azione quando Woody avrà più bisogno di loro, e indovinate un po’ chi si dimostrerà il leader del gruppo? Jessie, doppiata ancora una volta da Joan Cusack, che, insieme alla nuova Bo Peep, dimostra la volontà della pellicola di avere al centro delle donne molto forti al comando (persino il villain della situazione è di sesso femminile). Sicuramente una scelta narrativa figlia dei tempi attuali, ma non politicamente corretta in modo forzato (forse giusto l’aver voluto avere Jessie come leader della gang, ma credo che il tutto verrà contestualizzato al meglio).

Infine, Castelnuovo, parlando dei personaggi che già conoscevamo, e di ‘gentlemen’ (così Rivera ha definito Hanks e Allen), non poteva non ricordare con un piccolo ed umile omaggio il compianto Fabrizio Frizzi, venuto a mancare l’anno scorso. Sarà davvero difficile quest’anno vedere un film di Toy Story senza il leggendario Frizzi a doppiarlo.

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Per quanto riguarda l’aspetto tecnico di quanto abbiamo visto in anteprima, va detto che si trattava di footage non ultimato, con le ombre ancora da finire, il sonoro e la musica piuttosto piatti, e in alcuni momenti brevissimi non si vedeva nulla sullo schermo se non dei poligoni da PlayStation 1. Detto ciò, la qualità visiva del tutto era comunque semplicemente perfetta. La Pixar ogni film che passa mi lascia veramente a bocca aperta, perché se non fosse per il design cartoonesco degli esseri umani, e per le movenze piuttosto eccentriche dei giocattoli protagonisti e non solo, giuro che mi verrebbe da dire che si tratta di un film live-action.

La qualità delle texture è semplicemente fenomenale, l’occlusione ambientale è perfetta e così anche la profondità di campo, che ti fa percepire una camera da presa dove non c’è. La fotografia è semplicemente ottima e rende al meglio i colori dei personaggi, delle scenografie e aiuta il tutto a sembrare più realistico in più momenti, soprattutto nella sequenza iniziale in cui una torcia illumina un giocattolo nel fango. Ripeto: sto parlando di footage non ultimato, eppure è praticamente perfetto per il tipo di sensazioni che vuole suscitare. Quindi mi chiedo che cosa possa essere una volta che vedremo il film in sala.

Tutto ciò ovviamente dimostra quanto la Pixar ci metta tutto il cuore in ogni singolo progetto che vuole realizzare. Certo, non sempre sforna delle perle assolute del cinema d’animazione, ma in ogni caso è palese che la Pixar ha a cuore ogni singolo personaggio, ogni singola storia che vuole raccontare e, di conseguenza, ogni singolo spettatore, fan, casual watcher, cinefilo, che si reca in sala per vedere i propri film. Perché come ci ha detto lo stesso Rivera:

“Le persone vengono ancor prima delle idee. È così che scegliamo di lavorare qui alla Pixar.”

Detto ciò, non ho nient’altro da rivelarvi senza spoilerarvi il film due mesi prima che esca. Le ultime cose che viglio dirvi è che, per quel che ho potuto vedere, sembra essere meraviglioso a dir poco. Emozionante sin dall’inizio, giocando non poco con la nostalgia dello spettatore ora grande, ma bambino quando conobbe i personaggi (un pizzico di fan service?), puntando su toni molto più adulti e regalandoci delle novità piuttosto interessanti. Tutto questo solo guardando trenta minuti interi del film! Quindi io non oso immaginare quante lacrime verseremo sul finale cari lettori. Non oso veramente immaginare, e proprio per questo non vedo l’ora di versarle tutte insieme a voi.