Vagabond: Il capolavoro incompleto di Takehiko Inoue

Per chi non è un esperto di storia giapponese probabilmente il nome Miyamoto Musashi non dirà nulla così come quello di Takehiko Inoue eppure i due, nonostante le evidenti differenze, sono due maestri legati a doppio filo in una delle più grandi opere del fumetto giapponese e, forse, del fumetto mondiale.

Miyamoto Musashi (Shinmen takezo Miyamoto no Kami Fujiwara no Genshin) è stato uno scrittore, pittore, scultore e militare giapponese nonchè uno dei più grandi samurai della storia anzi, secondo molti, il più grande di tutti, “l’uomo imbattibile sotto i cieli” che ha distrutto da solo la potente scuola di scherma Yoshioka e ha perfezionato l’arte della spada fino a renderla una vera e propria filosofia di vita (trasposta nel suo “libro dei cinque anelli”), rendendosi protagonista di scontri leggendari entrati nel mito del giappone (basti pensare che l’isola Ganryu-jima nella prefettura di Yamagata ha preso questo nome dal duello leggendario tra Musashi e Sasaki Ganryu che vide sconfitto proprio quest’ultimo) e da essere diventati dei modelli e delle storie note a tutti i giapponesi.

Ovviamente un personaggio affascinante e complesso come quello di Musashi non ha potuto non ispirare nel corso degli anni, anzi dei secoli, numerose opere tra cui libri e film (tra i tanti attori che lo hanno interpretato troviamo ad esempio Toshiro Mifune e ancora tra i romanzi a lui ispirati e i manga si potrebbe davvero fare una lunga lista).

Qui allora, nel 1998, la strada del leggendario Musashi incontra quella di un altro maestro, Takehiko Inoue, mangaka.

Takehiko Inoue è in questo periodo un giovane mangaka di successo, ha da poco completato quello che sembra essere il suo capolavoro, Slam Dunk, uno spokon (termine che indica il fumetto sportivo giapponese) che è riuscito a far innamorare il Sol levante dello sport del Basket (poco prima ignorato) con il suo stile di disegno realistico e una storia capace di commuovere un intero paese.

in questo periodo, probabilmente ispirato dal romanzo Musashi di Eiji Yoshikawa, ispirato per l’appunto alla vita e alle leggende sul più grande di tutti i samurai,  sceglie di raccontare una storia del tutto diversa dalla precedente, così passa da un gruppo di giovani che amano il basket e si divertono a giocarlo, dando il massimo per ogni singola partita, ad un ragazzo che a soli tredici anni ha sconfitto un grande maestro di arti marziali e a diciassette si è trovato in mezzo alla più grande battaglia della storia giapponese, la battaglia di Sekigahara, di sua scelta, per diventare il più forte di tutti gli spadaccini.

Se infatti la storia di Slam Dunk, aveva l’obbiettivo di analizzare i lati più luminosi dell’animo umano Vagabond ne esplore gli anfratti più oscuri e tenebrosi, addentrandosi nella psicologia di chi cerca solo la gloria o la morte e da queste solo viene appagato, in un vero e proprio percorso verso la saggezza e l’illuminazione.

Inoue ha scelto però di raccontare la sua storia con il suo Musashi, distanziandosi dalle leggende e da quanto tramandato sul personaggio storico ma anche dall’interpretazione di Yoshikawa che presentava un Musashi al limite dell’onnipotenza, quindi non qualcuno che già da bambino è il dio della spada ma un ragazzo circondato da un mondo crudele che combatte i suoi spettri e cerca il vero significato della via della spada, commettendo errori durante il percorso ma crescendo dopo ogni incontro.

L’autore ha scelto di riprendere lo stile pittorico della scuola Ukiyo-e (scuola pittorica che si sviluppò dal 17° al 19° secolo) disegnando non più con matita e china ma con il pennello le tele della sua opera e affrontando numerosi temi man mano che il fumetto cresceva, dando vita a quello che di fatto è uno dei migliori fumetti sui samurai degli ultimi 150 anni, anzi uno dei migliori esemplari di fumetto che la storia di quest’arte abbia mai incontrato.

La crescita di questi personaggi e il confronto con il loro modn ospirituale è resa magnificamente nelle tavole di inoue, ancor di più che con le parole eppure, ad un certo punto, il fumetto ha cominciato ad uscire più lentamente, a singhiozzi, per poi fermarsi proprio vicino alla sua epica conclusione, lo scontro tra Ganryu e Musashi, due personaggi speculari e complementari all’interno dell’opera.

La colpa è da attribuire ad Inoue stesso, che ha scelto di farsi guidare dall’ispirazione, o forse alla grandezza di quest’opera che necessariamente richiede un finale adeguato al livello altissimo fino ad adesso mantenuto, forse non vi è una colpa e bisogna solamente avere pazienza ma anche se incompleto la storia di Takezo, il ronin vagabondo che diventerà il più grande di tutti i samurai, merita di diritto di entrare nel podio dei capolavori del fumetto giapponese e di essere letto da tutti, nessuno escluso, per vedere uno di quei casi in cui il fumetto si trasforma in pura arte.