Viola Davis: il toccante discorso alla premiazione del Festival del Cinema di Roma

Premio alla carriera, Roma 2019, Viola Davis

Ripensando a questo momento ho ancora la pelle d’oca. 5 ore di attesa, l’accredito al petto, un viaggio notturno alle spalle e uno zaino ad accompagnarmi in questa ultima avventura.

Il Festival è tutto questo ma niente avrebbe mai potuto prepararmi a Viola Davis. La seguo da qualche tempo, ho scritto di lei, ho discusso  di lei a un esame all’università. È un maledetto monolite nella mia mente, un punto cardine del nostro cinema contemporaneo e incontrarla, sentirla parlare è stato davvero un privilegio.
Arriva, con il suo vestito bianco, la gente in sala non riesce a trattenere le urla e gli applausi, parte la clip di presentazione per omaggiare questa straordinaria attrice, la sua carriera, ed è già chiaro a tutti il peso della  suapersonalità. Ma non basta.

Lei parla, parla come nessuno in questa edizione 2019 aveva fatto. Parla col corpo, parla di argomenti delicati con disinvoltura e intelligenza, ride con il pubblico e in tutto questo nessuno riesce a staccarle gli occhi di
dosso, nessuno può fare a meno di aspettare la sua prossima mossa.

Questa è la Viola Davis che sto per raccontarvi, godetevi le sue parole come ho fatto io.

“La cosa più importante che devi possedere in qualità di artista è il coraggio, il coraggio di dire la verità. La maggior parte della gente non riesce ad averne nelle proprie vite. Quello che intendo è che quello che noi  facciamoè indossare maschere sorridenti, mostriamo una versione ridotta di noi stessi per paura di essere giudicati. Noi artisti dobbiamo subentrare per restituire a voi la visione meno filtrata di voi stessi. Quindi è un bene avere qualcuno che abbia questo coraggio di rappresentare la reale umanità, anche quella più dolorosa e più marcia.”

Venne arrestata dopo una protesta perché combatteva per i suoi legittimi diritti civili. Arrestano sia lei che sua madre. Cosa ricorda di quell’esperienza e quanto l’ha formata?

“Mia madre dice sempre ‘Non siamo state arrestate, ci hanno solo portate via e messe in una minuscola cella’. Ma mi è bastato fin da piccola per capire il valore della lotta per la difesa dei diritti umani e quello che
ho realizzato è che qualsiasi cosa tu faccia è una lotta, io non lo avevo mai saputo. Ascolta sono diventata un’artista e quello che faccio costantemente è proprio lottare. Non ero il tipo da lavoro d’ufficio. Sarei stata sempre in ritardo e mi avrebbero licenziata su due piedi. Così ho deciso di diventare un’artista pigra, per capire subito dopo che anche qui avrei dovuto lottare per me, per la mia voce, e proprio guardando al personaggio di Annalise Keating ti rendi conto che vive anche lei di battaglie continue. Io pensavo che si trattasse di ottenere un buon ruolo in TV e poi mi sono ritrovata a dire ‘Oh merda’.”

Con il movimento del #MeToo le cose nel cinema stanno cambiando, qual è la sua opinione a riguardo?

“Pensiamo che basti aggiungere qualche membro di colore all’Academy per risolvere la questione, ma bisogna partire dalla base e raccontare storie inclusive e non fermarsi a Hollywood. Guardati intorno: a parte l’NFL e l’NBA il mondo è tutto bianco. Pensa ai film di quest’anno: quanti uomini di colore ne facevano parte? In TV, a parte me, Kerry Washington (Scandal) e Taraji P: Henson (Empire), quante donne di colore hanno una loro serie TV? Viviamo in una società dominata da bianchi, solitamente uomini, ma le cose devono cambiare. Alla fine della giornata vorremmo lavorare e soprattutto fare grandi film con una storia fatta di diversità, vorremmo essere pagati allo stesso modo dei bianchi. Le cose cambieranno ma c’è ancora molta strada da fare. Lo ripeto spesso a mia figlia anche se ha solo nove anni. Siamo il 12,5% della popolazione, possiamo quindi non accontentarci del 12,5% della torta. Quando ho cominciato a recitare ho pensato ‘Io voglio tutto’, voglio le stesse cose di Michelle O’Neill, grande attrice, che era oltretutto mia compagna di classe alla Julliard. Tutto quello che lei voleva lo volevo anch’io per me. Io voglio il mondo e non devo pensare di non sorpassare la linea di demarcazione. E penso che tutto parta dalle opportunità in termini di quantità e qualità. Cambia il film-making non solo i membri dell’Academy. Ha senso no?”

Qual è il suo approccio con i personaggi che interpreta? Preferisce la totale identificazione o un approccio diverso?

“Questa è una domanda interessante. Noi dobbiamo sempre approcciarci al personaggio come dei detective. La maggior parte della mia carriera non riflette a pieni voti il mio potenziale. La maggior parte della mia carriera si basa su ruoli pensati su persone ‘del mio tipo’. Lascia che cominci da qui. Ma, quando ottengo un ruolo è interessante perché mi comporto come se dovessi relazionarmi a lui, qualcosa salta fuori e mi parla.
È un po’ quello che è capitato a J.K. Rowling, la scrittrice di Harry Potter, ho letto tutti i suoi libri oltretutto. Ecco, capita esattamente la stessa cosa di quando lei afferma ‘Harry Potter è venuto da me e mi ha parlato durante quel viaggio in treno’. Bene, dopo questo devi comunque investigare ed è proprio questa parte a essere la gioia del mio mestiere. Bisogna prendere tutti i pezzi, tutti i fatti, in pratica devi studiare la vita. Devi guardare alle persone che ti circondano, devi assimilare le loro esperienze, il loro modo di muoversi nella vita, di mangiare. Devi persino studiare te stesso, il modo in cui ti senti in ogni momento. Alla fine prendi tutto e lo metti nel tuo personaggio e, fortunatamente o sfortunatamente, non hai sempre l’opportunità di farlo ma ho sempre pensato che questo era solo il 40% di me. Pensa a quanti segreti hai, pensa a quanti
momenti non riusciresti a condividere nemmeno con te stesso, pensa a quanti momenti sembrano farti sprofondare e a quanti sono invece sono pieni di gioia. Cose che ti trascinerai nella tomba. Io cerco di metterci  unpo’ anche di questo, per renderli più vicini e per renderli davvero vivi.”

Sappiamo che lei considera August Wilson un mentore. Quanto hanno influito i suoi insegnamenti nella
sua carriera?

“Come artista di colore il problema maggiore è che molto spesso i nostri personaggi sono ‘annacquati’, o
troppo carichi o troppo gentili o troppo arrabbiati, e tutto questo per piacere al pubblico. Quindi è un piacere poter recitare in ruoli come quelli scritti da August Wilson, perché lui ci rappresenta come persone in tutte le nostre sfaccettature, anche nelle negatività. Riesce a darci davvero una voce.”

È stata la grinta a farle vincere l’Oscar per “Barriere” nel 2017?

“Solitamente viene chiesto agli attori di andarci piano e di essere ‘sottili’. E tu lo fai, perché non tutto nella vita è grande, no? Quello però fu uno di quei momenti grandi in cui non potevo proprio, perché esistono momenti nella vita in cui la posta in gioco è troppo alta e tu sei chiamato a combattere con tutte le tue forze.
Quando mio padre morì, l’infermiera disse a mia madre ‘Miss Davis, è andato, sono molto dispiaciuta’ e io
ricordo il suo urlo e il mio e ti assicuro che non furono sottili. E sono questi i momenti in cui tu devi essere  prontoin qualità di attore quando le aspettative sono così alte. A volte di è concesso di essere sopra le righe. Immagina di essere nel deserto per cinque mesi e di arrivare finalmente a trovare un bicchiere d’acqua. Come  reagiresti se qualcuno te lo sfilasse di mano? È questo che intendo.”

Lei ha partecipato a Suicide Squad. Le piacciono questi ruoli action?

“La fantasia permette di creare mondi dove fuggire, dove ridefinirsi. Sono cresciuta guardando Wonder Woman in TV e speravo sempre di vederne presto una di colore ma, lo ripeto, io voglio tutto, inclusi i ruoli action.”

È d’accordo con M. Scorsese e F.F. Coppola che hanno dichiarato con forza che i Cinecomic non appartengono alla categoria cinematografica ma sono simili a parchi a tema. Qual è la sua opinione al riguardo?

“Io non so bene cosa dire a riguardo.”

Ma le piacciono quei film?

“Si! Mi piace vedere un buon film della Marvel o della DC. Ho visto tutti i film di Scorsese e mi piacciono molto. Lascia che ti dica una cosa, Albert Einstein diceva ‘L’immaginazione vale più della conoscenza’. Perché se io
non avessi avuto la mia immaginazione sarei ancora la povera Viola di Rhode Island che non si filava nessuno. È proprio la mia immaginazione a definirmi. Io posso scappare in un mondo che io posso creare con le mie mani, un mondo dove posso persino ridefinire me stessa. È lì che vive l’arte. È il parco giochi che Dio, lui lo ha creato per noi e nessuno può decidere chi deve esserci e chi no. E questo è il motivo per cui abbiamo i migliori pittori, i migliori attori, i migliori scrittori e questo è il motivo per cui viviamo. Quindi si, io credo che ci sia spazio per tutti. Io rispetto la sua opinione come rispetterei quella di chiunque altro perché tutti possono averla. Ma a me piace guardare un buon film della Marvel!”

Il suo discorso finale.

“Io e mio marito ci impegniamo affinché tutti possano avere una possibilità, per la comunità LGBTQ, per le persone di colore… io voglio dare voce a tutti coloro che hanno subito delle ingiustizie e dare loro la possibilità di vivere la loro vita pienamente, di dare voce al loro potenziale e al loro valore pieno. E non lo faccio solo per mia figlia ma anche per me stessa. Quando ero piccola e sognavo a occhi aperti, non c’erano limiti alla mia immaginazione. Nella mia testa non c’erano ostacoli: volevo essere una grande donna di teatro, una grande attrice; non pensavo che il colore della mia pelle potesse essere un ostacolo per quel sogno; non pensavo che potesse esserlo la mia età o la mia taglia. Ora che ho 54 anni voglio tornare indietro da quella bambina dai grandi sogni e voglio renderla felice dicendo proprio qui, in questo momento, che non vedo limiti per chi dovrei o potrei essere. Questo è stato il mio più grande traguardo. Eliminare queste barriere nella mia mente. Sono felice che quello che faccio abbia significato qualcosa per voi, perché altrimenti il mio lavoro non avrebbe senso. Non posso essere un’attrice nella mia camera da letto. Dovete essere voi i destinatari, nel vostro cuore. Allora si che avrò realizzato tutto! Io amo Roma, amo l’Italia, amo il vostro modo di vivere la vita a voce alta, amo il vostro modo di vivere la vita con passione quindi grazie mille per questo premio, grazie per il vostro amore!”

Qui sotto potete vedere le foto che abbiamo scattato al Festival del Cinema di Roma:

Alex The Wasp

Alex The Wasp

Studentessa Unibo che non si prende troppo sul serio. Può amare la lettura senza essere snob, può scrivere di tutto sperando di non annoiare la gente, può guardare qualsiasi contenuto lasciando i commenti alla fine, anche a distanza di molto tempo (metabolizzare è complicato, digerire è da esperti). Il suono dei pop corn che scoppiettano dovrebbe essere considerato una vera e propria forma d'arte. Credo sia tutto <3
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