Vox Lux: analisi di un ritratto ansiogeno e violento dell’odierna società occidentale

Ha avuto una distribuzione più misera di The Irishman, ma ciò nonostante non posso non consigliare questo Vox Lux, di Brady Corbet, a chi è alla ricerca di un film mooolto di nicchia e non poco particolare.
 
Se n’è paralto per diverso tempo di questo film quando venne presentato l’anno scorso a Venezia in quanto erano pochissime le informazioni ufficiali in merito al progetto, ma ciò nonostante l’interesse generale era talmente basso che la pellicola è arrivata da noi circa un mese fa in nemmeno 50 sale. Detto ciò, Vox Lux è un film che colpisce molto forte non tanto al cuore dello spettatore, ma direttamente allo stomaco.
 
Si inizia con un primo atto che lascia allibiti con la sua violenza nello rappresentare una sparatoria avvenuta in una scuola americana, che di certo non può non ricordare per diverse ragioni quella avvenuta a Columbine nello stesso periodo in cui prende luogo questo film; mostrata con una poetica violenza degna di quel cinema mezzo indipendente che circola soprattutto nei cinema d’essai.
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Raffey Cassidy nei panni della giovane Celeste.
È chiaro a questo punto che il caro Corbet vuole parlare della società statunitense moderna degli ultimi 20 anni, e lo vuole fare attraverso la musica e la figura della pop-star. La nostra Celeste (interpretato da una Natalie Portman sempre in forma) è una sorta di Katy Perry, Lady Gaga, Miley Cyrus, vittima di uno star-system spietato, che la consuma portandola a diventare un personaggio dall’anima corrosa dall’alcool, dall’ansia perenne, dalla pressione della fama e dalla sua costante paura di dover sembrare a tutti i costi l’essere umano senza macchia.
 
Un personaggio che troverà supporto nel subdolo e sporco personaggio del manager, interpretato da un Jude Law piuttosto inedito, a discapito della sorella con la quale inizialmente aveva un rapporto sano, minato però da una famiglia fin troppo puritana e che l’ha portata a divenire il “mostro” che vediamo luminoso e sgarciante nel concerto che chiude il film.
 
Consiglio assolutamente la visione di questo film completamente irriverente nei confronti di determinate regole della grammatica cinematografica, che racconta una storia di umanità, di società, e di arte, attraverso una regia intimista e ansiogena, che, insieme ad una fotografia prima su pellicola, e sul finale in digitale (per rappresentare la sterilità e la finzione dell’animo di Celeste), e con la voce narrante di Willen Dafoe, porta Corbet a divenire un inedito punto di incontro tra Lars Von Trier e Terrence Mallick.
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Eleanor e la sorella Celeste (Stacey Martin e Natalie Portman)
Anche per oggi ho finito di sparar cagate, spero che vi abbia stimolato un minimo di interesse verso questo esperimento tutt’altro che di facile comprensione, ma che potrebbe accendere un paio di lampadine sulle vostre teste a fine visione 😉.