Watchmen: Damon Lindelof rilascia approfondimenti circa la serie HBO

Robert Redford è presidente da 28 anni. I telefoni cellulari e Internet sono vietati. I combustibili fossili sono un ricordo del passato. Gli eroi in costume sono stati popolari, ma ora banditi. La polizia indossa maschere per proteggere la propria identità e non può usare le proprie pistole senza che un qualcuno le sblocchi prima. Sono state emesse cospicue riparazioni per varie eventi d’ingiustizia razziale ma l’America rimane sempre un paese diviso.

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Questa è la storia alternativa dell’America di Watchmen, l’imminente serie drammatica della HBO dello sceneggiatore e produttore Damon Lindelof (Lost, The Leftovers) che è un mix burrascoso di ispirazioni alla graphic novel di Alan Moore del 1986 infusa di nuovi personaggi e temi socio-politici.

“È così selvaggiamente ambizioso e originale, è come niente che abbia mai visto prima e affronta anche questioni importanti”, afferma la regista Nicole Kassell circa gli script di Lindelof.

La storia è ambientata tre decenni dopo gli eventi della novel di Moore. La maggior parte dei personaggi iconici della graphic novel sono apparentemente morti o nascosti, sebbene un personaggio sospettiamo sia Adrian Veidt, alias Ozymandias, che si sta dando da fare in un palazzo (e interpretato con compiaciuta leggiadria da Jeremy Irons), e l’incredibilmente potente Doctor Manhattan si dice che abiti su Marte.  L’attenzione si concentra invece su un nuovo personaggio, Angela Abar, un detective della polizia dell’Oklahoma con l’identità segreta del supereroe Sister Night. Abar sta indagando sulla riemersione di un gruppo terroristico suprematista bianco ispirato all’assolutista morale deceduto da lungo tempo Rorschach.

Lindelof ha rilasciato a EW la sua prima intervista approfondita su Watchmen, in cui ha parlato del film, in particolare inizialmente circa l’ambientazione.

“Ora faccio questa domanda al mio terapeuta su base settimanale”, ha detto a seguito della domanda sul perché scegliere di dirigere Watchmen. “Perché, perché Watchmen? Innanzitutto è qualcosa che amo e che mi ha impressionato molto quando l’ho letto, avevo 13 anni. Allo stesso modo, ho voluto lavorare su un film di Star Trek film [Star Trek Into Darkness] e di un film di Alien [Prometheus] è qualcosa che fa parte della mia infanzia, che mi provoca una grandissima nostalgia. La fantasia che mi concedevo da giovane era forse un giorno potrò raccontare storie di Watchmen. Le prime due volte [a Lindelof è stata offerta l’opportunità di scrivere un adattamento di Watchmen] sono state incredibilmente allettanti. Ho detto di no per vari motivi. Innanzitutto, i tempi non sembravano giusti – [il regista Zack Snyder] aveva appena girato il suo film [Watchmen]. E in secondo luogo, rivisitare il materiale originale significava adattare qualcosa che sapevo fosse perfetto. Sapevo che il miglior lavoro che potevo fare nell’adattare l’originale Watchmen era con una buona cover band.

Quindi c’è un modo per prendere questa cosa che amo ed essere ispirato da essa, non per cancellarla, ma per costruire sulle sue fondamenta? Dipende se ho l’idea giusta. Le idee iniziarono a venire su riguardo a cosa fare con Watchmen, e poi non mi sembrò così strana, ma qualcosa che mi sentivo obbligato a fare. Sembro arrogante e pieno di me, ma quando non ho fatto scelte basate su quel sentimento le cose non sono andate bene, perché poi le ho fatte per le ragioni sbagliate. Ma quando ti ispiri davvero devi seguire il sentieri, anche se porta alla rovina.”

Successivamente gli è stato chiesto un chiarimento circa la natura del progetto serial ispirato a Watchmen, in particolare gli è stato chiesto se la serie sarà un sequel, un remake o un mix delle due cose.

“Sì. Guarda” ha chiarito. La serie sicuramente si adatta al termine casella sequel, e sicuramente non si adatta al termine reboot. Trattiamo i 12 numeri originali come canonici. E’ tutto davvero successo. Non abbiamo fatto alcuna revisione, ma ci siamo spostati tra le crepe e le fessure per trovare nuove storie. Volevamo assicurarci che il nostro primo episodio sembrasse l’inizio di una nuova storia piuttosto che la continuazione di una vecchia storia. Questo è quello che penso, è un sequel, la continuazione di una vecchia storia.”

Un argomento in particolare ha spesso suscitato interesse nelle conversazioni circa la serie, ovvero che il presidente sia Robert Redford (l’attore?!), si proprio lui.

“Ho avuto molte riserve su molte delle scelte creative che ho fatto con le show. Non credo che nessuna delle scelte sia stata fatta senza riserve, e in definitiva, una decisione. Non sono del tutto sicuro che sarò in grado di difendere ogni decisione che ho preso, ma sarò in grado di spiegare perché l’ho presa. Abbiamo la conversazione [a proposito di Redford] ma il mondo di Watchmen e chiaramente è una storia alternativa, e sarà chiaro a tutti che non stiamo parlando del vero Robert Redford.

Ancora più importante, per il modo in cui gestiamo questa storia, non puoi incolpare Robert Redford per tutto ciò che è successo nel mondo. Lo spettacolo afferma che Redford ha un’ideologia liberale, proprio come l’attuale Robert Redford, e che è stato incredibilmente ben intenzionato in termini di legislazione per l’America che voleva creare. Ma ciò non significa che abbia funzionato come voleva. E non è per lui, è per noi.”

Infine vi riportiamo alcune dichiarazioni circa il mondo che si aspetta nella serie, qualcosa di radicalmente diverso dal mondo lasciato alla fine del 12° volume di Watchmen, ma sopratutto significativamente diverso dal nostro. Nella dichiarazione viene anche specificato perché, se le maschere sono fuori legge, abbiamo visto nel trailer alcuni indossarle.

“Viviamo in un mondo in cui i combustibili fossili sono stati eliminati come fonte di energia. Tutte le auto sono a emissioni zero e funzionano con elettricità o celle a combustibile, in gran parte grazie alle innovazioni del Dr. Mahattan fatte decenni prima. C’è anche questa legislazione approvata, la Victims OF Violence Legislation, ovvero una forma di riparazione colloquialmente nota come ‘Redford-ations’. È un’esenzione fiscale a vita per le vittime e i diretti discendenti di aree designate che hanno subito ingiustizia razziale nel corso della storia americana, il più importante dei quali, per quanto riguarda il nostro spettacolo, è il massacro di Tulsa del 1921. Quella legislazione ha avuto un effetto a catena per un altro frammento della legalizzazione, il DoPA, il Defence of Police Act, che consente alla polizia di nascondere il proprio volto dietro le maschere dopo essere stati presi di mira da organizzazioni terroristiche, mentre proteggevano le vittime dell’atto iniziale.”