Weinstein Company dichiara ufficialmente bancarotta

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Dopo mesi alla fine la ghigliottina è arrivata. La Weinstein Company ha annunciato lunedì di aver presentato istanza di fallimento, trovatasi incapace di sopravvivere alle accuse di abusi sessuali contro il co-fondatore Harvey Weinstein, comparse sul web e sulle televisioni di tutto il mondo a partire dallo scorso autunno.

Stando a quanto riportato da Variety l’azienda provvederà alla messa all’asta di tutti i loro beni, compresi film e prodotti televisivi, ed assieme ha anche annunciato di aver liberato i propri dipendenti dai loro accordi di non divulgazione, come parte di una trattativa in corso con il procuratore generale di New York, Eric Schneiderman.

“Nessuno dovrebbe aver paura di parlare o sentirsi costretto a stare zitto”, ha detto la compagnia. “La Compagnia ringrazia gli individui coraggiosi che si sono già fatti avanti. Le loro voci hanno prodotto un movimento volto al cambiamento in tutto il paese e in tutto il mondo.”

La società ha annunciato un accordo di “stalking-horse” con l’affiliazione di una società di private equity con sede in Texas, la Lantern Capital Partners, che acquisterà alcuni dei ben con l’imposizione di determinate condizioni e con l’approvazione da parte del tribunale del Delaware. Lantern ha offerto 310 milioni di dollari in contanti, oltre all’assunzione di 114,5 milioni di passività associate a determinati progetti televisivi e cinematografici, per un totale di 424,5 milioni di dollari. Questa cifra si rivela sostanzialmente inferiore all’offerta da 500 milioni di dollari del miliardario Ron Burkle, lasciata collassare due settimane fa.

La dichiarazione di fallimento viene affermato inoltre che la Weinstein Co. ha meno di 500.000 dollari in contanti. La società ha ottenuto un prestito di 25 milioni di dollari da parte della Union Bank, il principale finanziatore della sua linea di credito.

Il deposito mostra 345 milioni in debito garantito, oltre a ulteriori 148 milioni in obbligazioni non garantite. Il presidente Bob Weinstein è quotato tra i creditori non garantiti con una nota di 11,2 milioni. Le quote di compagni di produzione appartenenti a David O. Russell e Bradley Cooper ammontano ciascuna a 941.000 dollari. Fra gli altri creditori non garantiti figurano Wanda Pictures (14,4 milioni); Disney (1,1 milioni); Sony (3,7 milioni); e CAA (1,5 milioni); così come numerosi studi legali.

L’offerta Lantern lascia aperta la questione di quanti soldi saranno garantiti alle vittime delle presunte molestie di Weinstein. Si prevede che l’assicurazione fornirà ammonterà a 30 milioni, sebbene l’assicuratore sia ancora in grado di contestare l’obbligo di pagamento. Nell’ambito dell’offerta Burkle, le entrate di numerosi film inediti sarebbero andati in un fondo per integrare l’assicurazione, portando il totale a 90 milioni di dollari. Le accuse contro Harvey Weinstein, rivelate per la prima volta dal New York Times il 5 ottobre, hanno portato la compagnia in una spirale mortale. Il produttore fu licenziato tre giorni dopo e successivamente si dimise dalla sua posizione nel consiglio di amministrazione dell’azienda. Gli accordi TV sono stati annullati e la società è stata costretta a ritirare i film dal calendario. Con l’esaurimento delle entrate, la società ha lottato per pagare le bollette e il personale è passato da 150 a meno di 100 dipendenti. Le carte di credito della società sono state congelate nelle ultime settimane ed i creditori, tra cui un distributore canadese e un cioccolatiere svizzero, hanno intentato azioni legali contro le fatture non pagate.