Zombieland: Double Tap, Ruben Fleischer sul film e sui possibili sequel

La commedia horror Zombieland: Double Tap arriverà nelle sale il 18 ottobre, un decennio dopo l’uscita dell’originale Zombieland.

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Perché ci è voluto così tanto tempo per riunire il Columbus di Jesse Eisenberg, la Wichita di Emma Stone, il Tallahassee di Woody Harrelson e la Little Rock di Abigail Breslin in questa apocalisse post-non morti?

“La risposta semplice è, penso che tutti volessimo allungare un po’ le gambe e provare cose diverse”, afferma Ruben Fleischer, che ha diretto entrambi i film. “Penso che fossimo tutti entusiasti di fare altre cose. Ma l’altra cosa è che non siamo riusciti a capire quale sarebbe potuta essere la storia giusta da raccontare. Ci volle un minuto per ottenere una storia che tutti noi ritenevamo degna con cui tornare a Zombieland.

Tutti amiamo l’originale. Quindi, ci siamo tenuti a livelli alti per assicurarci che, se avessimo avuto intenzione di fare un sequel, fosse all’altezza, se non migliore, dell’originale. E alla fine tutto si riduce alla sceneggiatura. Quindi, eravamo tutti esigenti nell’assicurarci che la storia valesse la pena di esser raccontata. A volte ci vuole tempo per fare le cose per bene.”

Zombieland: Double Tap potrebbe già rivelarsi un successo, ed a quanto pare, Fleischer spera già di poter fare un terzo film. Ma la domanda rimane visto quanto tempo c’è voluto per ottenere un secondo film: c’è qualche possibilità di vederlo prima del 2029?

“Dobbiamo vedere come questo verrà recepito e se sopratutto se è qualcosa che il pubblico vorrebbe”, afferma il regista. “Ma penso saremmo fortunati a tornare visto quanto ci siamo divertiti a fare questo. Anche se, come disse Emma, sarebbe divertente farne uno ogni dieci anni. Sapendo che Woody è il ragazzo più sano che ci sia, sopravviverà a tutti noi, e così possiamo continuare a farlo ogni dieci anni, fino alla fine dei tempi.”

Lo stile ricorda quasi una strana versione horror-commedia di un progetto Richard Linklater. “Sì”, ha detto Fleischer concludendo, “Non riesco a immaginare un modo migliore di guardare al mio futuro sapendo che ogni dieci anni andrò in giro con quei ragazzi e farò di nuovo un film con loro“.

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